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Una preghiera per Charlie Gard

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Il 10 luglio, organizzato da Alleanza Cattolica, si è tenuto nella Chiesa di San Giuseppe a Fronti, un santo rosario in concomitanza alle iniziative di preghiera per il piccolo Charlie Gard e la sua famiglia.

Al centro dell’iniziativa sono state le parole di Papa Francesco “Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo“.

La consapevolezza che siamo di fronte ad un caso emblematico ci spinge a smuovere le coscienze anestetizzate da un relativismo imperante e dalla predominante “cultura della morte” così definita da San Giovanni Paolo II.

E’ bene fare una considerazione del caso in questione. Ripercorriamo brevemente la vicenda che oggi interroga le nostre coscienze.

Charlie Gard ha 10 mesi, è nato nel Regno Unito da papà Chris e di mamma Connie Yates. E’ affetto da una malattia rara, la sindrome da deplezione del DNA mitocondriale. Significa che è affetto da una malattia che determina un progressivo e inarrestabile deterioramento degli organi vitali primi fra tutti quelli delle vie respiratorie.

Il piccolo Charlie è ricoverato al GreetHormond Street Hospital di Londra, dove è tenuto in vita grazie a respirazione e alimentazione artificiali. I medici del nosocomio inglese sono ormai da tempo dell’idea di staccare la spina, ma i genitori non sono d’accordo: desiderano portare il loro bambino negli Stati Uniti per sottoporlo a una cura sperimentale.

Inizia così una battaglia. Da una parte i genitori, che non avendo disponibilità economiche si affidano alla solidarietà che in breve tempo  riescono a raccogliere oltre un milione di sterline per fare curare il loro piccolo; dall’altra parte i giudici britannici che vogliono staccare la spina al piccolo Charlie. La battaglia legale vede i genitori di Charlie soccombere a tre gradi di giudizio nazionali per concludersi definitivamente il 28 giugno alla Corte Europea dei Diritti (Delitti) dell’Uomo (CEDU), che si è dichiarata non competente a entrare nel merito, confermando dunque nella sostanza, la decisione dei giudici britannici.

L’ultimo atto coinvolge l’ospedale Bambin Gesù di Roma, là dove la direzione, nella persona della dott.ssa Mariella Enoc, si è detta disosta – dopo le parole di Papa Francesco – ad accogliere Charlie per curarlo come meglio possibile, anzi mettendo a punto una nuova forma di trattamento sperimentale.

Ma per “questioni legali”, ostative allo spostamento del bambino, è stato espresso un secco No dal personale sanitario londinese e dal ministro degli esteri, Boris Johnson, in un colloquio con il suo omologo italiano Angelino Alfano.

Insomma Charlie, secondo i medici, i giudici e il ministro Johnson, deve essere ucciso. Non inganniamoci utilizzando la locuzione politicamente corretta, “deve essere lasciato morire”: nessun neonato si alimenta da sé, non avremmo dubbi – morali e giuridici – nel sostenere che non alimentare un neonato equivale ad ucciderlo. Non c’è differenza ontologica fra togliere il sondino a Charlie e allattare un qualsiasi bambino.

Tutta la vicenda lascia aperti molti temi i quali meriterebbero una riflessione approfondita. Qui vorremmo sottolinearne due.

Il prendersi cura della vita sofferente e del malato: la malattia ritenuta inguaribile allo stato attuale della medicina non è una malattia incurabile. Il malato inguaribile è chi versa in uno stato di maggiore debolezza e di vulnerabilità e per questo è più bisognevole di cure; qui si misura il senso più alto  ed umano della medicina: prendersi cura della vita sofferente e del malato. Non è quello che si fa con tutti i propri cari affetti da forme di malattie degenerative a oggi inguaribili come per esempio il Parkinson e l’Alzheimer?.

Il secondo tema, è la predominante “cultura dello scarto” del pensiero debole moderno che si riconnette al paradigma della qualità della vita. Un modello di pensiero che, negando la singolare dignità di ogni essere umano, ritiene solo alcune vite “degne di essere vissute” e le altre meglio porre fine nel modo più rapido ed efficiente possibile.

Dunque, ancora una volta, la devastante malattia del piccolo Charlie, che attualmente la scienza medica non sa come guarire si pone come fase della cosiddetta “finestra di Overton”, dal nome del sociologo statunitense Joseph P. Overton (1960-2003) che ha illustrato il meccanismo per mezzo del quale dall’impensabile diviene socialmente accettato ciò che in un dato momento storico l’etica e la coscienza sociale ritengono vietato.

Una vita di bassa qualità, un difetto genetico, lo Stato che interviene, con le sue istituzioni, a salvare le risorse e togliere di mezzo una vita indegna di essere vissuta, mascherandola di pietà, ma questa non è  eugenetica? Uno dei frutti del secolo delle idee assassine?