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Il Venerdì Santo, cuore del Triduo Pasquale : dal buio alla Luce; dal peccato al perdono!

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Cala il silenzio tra le tenebre della notte : nel cuore del Triduo pasquale, da ieri iniziato, se ne ricava la spiegazione di fondo, nel mentre la Chiesa ci invita e ci guida a ripetere il memoriale su cui si fonda la storia della salvezza, rivivendo i momenti salienti della morte del Signore. Su di Lui pesano le nostre colpe, le nostre fragilità, le nostre disubbidienze. Lui che è venuto a fare lo “ spazzino”  di quell’umanità che vuole la salvezza.

Gesù muore per lavare i nostri peccati, bagnandoli con l’acqua ed il sangue del Suo Corpo martoriato, umiliato, consegnato alla morte ed alla morte di Croce. Ma dalla Sua umiliazione viene  il nostro riscatto. Dalle piaghe di Gesù sono risanati tutti gli uomini di buona volontà : sinceri, convinti, gioiosi.

La Croce, strumento del patibolo, è diventato il segno grandioso, indelebile, della nostra redenzione definitiva e proiettata nella Eternità della vita.

E’ dolce il legno della Croce ed è sopportabile il suo  peso.

Il Triduo pasquale non fa altro che rievocare tutti i passaggi con direzione verso una località chiamata “ Golgota”, detto anche “ luogo del cranio”.

Gesù affronta tale salita con indescrivibile determinazione, senza mai smarrirsi e sfiduciarsi; senza mai aver nulla chiesto al Padre, se non quella forte invocazione: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ma non è il segno della resa, quanto un ulteriore passaggio nel di dentro del sacrificio di Cristo: “ Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!. Però non come voglio io, ma come vuoi Tu”.

Fare la volontà del Padre in tutto e per il Tutto : è, questo, l’invito che ci rivolge Gesù se siamo veramente intenzionati a seguirLo. E diventa così anche spiegazione di quel tratto del Vangelo sul gesto della lavanda dei piedi, ricco di significati. Un segno che ci riporta al gesto umile di Gesù che proclama il primato di chi serve il prossimo, non di chi lo domina. Del resto, Gesù – con quel gesto-  non fa altro che prefigurare la sua Passione, che è anche un dare la vita per la redenzione degli uomini.

Il Maestro rimane quindi con noi, perché Lui non è uno che scappa dalla storia firmata da Dio Padre; ma che abbraccia le disavventure degli uomini ( il peccato) e che gode invece nel vederci protagonisti di una gioia di guarigione (la salvezza)-

Oggi, Venerdì santo, è dunque dominato dal silenzio; ma anche dalla meditazione e dalla preghiera. Dovrebbe essere un momento intenso per rifugiarci sotto l Sua Croce e nutrendoci del Pane di vita, che è l’Eucaristia; per guardarLo faccia a faccia, per essere così irrorati dalla Sua luce, da cui traspare nettamente l’opera immensa del Suo perdono.

Lo abbiamo anche adorato e Lo abbiamo pure invocato: “ voglio vedere Te, Signore!”.

Siamo certi, e per questo parallelamente gioiosi, della Sua presenza in ciascuno di noi attraverso il nutrimento che Lui ci dà attraverso il Suo Corpo ed il Suo Sangue.

Il buio della notte è anche, allora, il passaggio verso la notte di grazia : “ Esulti il coro degli Angeli, esulti l’assemblea celeste : un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.

Gioisca la terra inondata di così grande splendore: la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo”.