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Verso i 50 anni dalla creazione di Lamezia Terme,Le forze in campo e l’inchiesta giornalistica de “Il Tempo” di Roma

L’inchiesta fu condotta con l’incisività di un  giornalista professionale e con equanimità
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Nei mesi successivi alla presentazione dell’articolato di legge istitutiva di Lamezia Terme, che il senatore Arturo Perugini aveva depositato in Senato il 30 ottobre del 1963, l’opinione pubblica lametina, cominciò a venire a conoscenza della novità.

Dapprincipio sorpresa, rimase attonita ed incredula;  nel ceto dirigente e nei partiti dei tre comuni coinvolti, ebbe inizio, nel frattempo, un graduale processo di presa di coscienza e, conseguentemente, nei loro rispettivi ambiti, cominciò a svilupparsi un intenso, vivace, dibattito.

Anche perché erano in vista, a Nicastro,  le elezioni amministrative comunali che si sarebbero dovute tenere, fra alcuni mesi, nella primavera del nuovo anno.

Si era infatti chiusa traumaticamente la legislatura  iniziata con le elezioni del 6 novembre 1960,  la cui conclusione naturale sarebbe dovuta cadere nel 1964.

Per gl’insanabili contrasti di potere scoppiati all’interno della Democrazia cristiana, il cui gruppo consiliare deteneva la maggioranza assoluta in consiglio comunale, l’organo rappresentativo della volontà popolare  era stato sciolto e  per gli ultimi mesi di legislatura era stato nominato  un commissario prefettizio.

A questo punto è bene forse  riassumere, succintamente, le vicende  amministrative di Nicastro come si erano andate evolvendo dal 1958 fino a quel momento.
Nel corso del 1958, appunto – durante la legislatura 1956/1960 –  il Consiglio comunale  era stato sciolto per incapacità a governare  ed era stato nominato un commissario prefettizio nella persona del dr. Mario Micale, che ricoprì la carica dal 4 settembre 1958 al 23 marzo 1959.

Successivamente, a partire dal 24 marzo 1959, era stato nominato commissario prefettizio Arturo Perugini, che in quel momento era segretario politico della Dc di Nicastro. L’avvocato nicastrese  rimase  in carica fino a dopo le successive elezioni amministrative del 6 novembre 1960 e cioè fino al 20 febbraio 1961.

Il 21 febbraio, Perugini  fu designato sindaco dal Consiglio comunale uscito eletto dalle elezioni amministrative del 6 novembre e rimase in carica fino al 26 novembre 1962.

Gli successe l’avv. Antonio Magnavita, il cui mandato durò, come lui stesso amava ricordare a sé ed agli amici, con una punta d’ironia,  per 7 mesi e 10 giorni, cioè dal 19 aprile 1963 al 30 novembre dello stesso anno, allorché, come ho sopra ricordato, il Consiglio comunale venne nuovamente sciolto.

Per il solito motivo: incapacità di governare la città! Così, tanto per cambiare si può chiosare sorridendo! Nell’amministrazione della cittadina nicastrese si alternarono due commissari prefettizi: Vittorio Siclari, dal 1° dicembre 1963 al 27 gennaio 1964 e Vincenzo Pironti dal 28 gennaio al 4 agosto 1964, che dunque gestì le successive elezioni amministrative comunali del 10 maggio 1964.

Riprendendo ora il filo del discorso principale momentaneamente interrotto, mi sembra opportuno ricordare che  il dibattito  intorno al progetto della costituzione della nuova città cominciò a salire di tono e livello per due fondamentali motivi: da un lato, in quanto venivano prese in esame le varie problematiche, da quelle politiche, a quelle economiche, a quelle culturali, a quelle urbanistiche che si prevedeva si sarebbero dovute in seguito affrontare; dall’altro perché i partiti e le forze politiche, nonché quelle sociali e culturali dei tre comuni cominciarono a prendere posizione, schierandosi, pro o contro l’iniziativa parlamentare peruginiana.

Quali furono le forze in campo e come si posizionarono?

A favore della costituzione di Lamezia si schierarono:
1-il partito della Democrazia cristiana dei tre comuni. Tutto il partito? No. Solo una parte di esso, in quanto a livello locale agivano delle frange interne alla Dc che,  mal sopportando lo strapotere politico peruginiano, remavano contro augurandosi che l’impresa fallisse.

D’altro canto non era stato un caso se il Consiglio comunale di Nicastro, durante la legislatura 1960-1964, fosse stato sciolto dopo appena tre anni di vita, sebbene il gruppo consiliare democristiano avesse conquistato la quasi maggioranza assoluta (20 seggi su 40, diventati in seguito 21……), e la candidatura di Perugini al Senato, nelle recenti elezioni politiche generali del 28 aprile 1963,  fosse stata  fortemente contrastata………soprattutto a Nicastro.
Anche a Sambiase la Dc, si schierò a favore della creazione di Lamezia, ed anche lì, nelle elezioni amministrative del 1960, la Democrazia cristiana aveva avuto un grande successo elettorale sfiorando la maggioranza assoluta con 15 seggi su 30.

2-il Movimento giovanile della Dc nicastrese e quello femminile. Il primo presieduto da chi scrive, il secondo presieduto dalla gentile, sempre disponibile a lavorare, efficiente signora Nietta La Scala.

3-Furono, inoltre costituiti tre “Comitati per l’unificazione”, uno in ciascun comune, per supportare il progetto di legge; ad essi  aderirono  professionisti,  imprenditori,  commercianti tra i più in vista delle tre comunità cittadine.

4-Presero posizione a favore della creazione di Lamezia due Centri studi, entrambi di ispirazione cattolica, che erano stati creati a Nicastro nei mesi precedenti. Il Centro di studi politici e sociali “Giuseppe Toniolo” alla cui presidenza e vice presidenza si alternarono l’assicuratore Federico Costanzo e l’avvocato Antonio Romano; ed il Centro di studi politici e sociali “Il Fuoco”,  il cui presidente era il compianto notaio Gennaro Anania e vice-presidente il sottoscritto.

5-Il corrispondente da Nicastro del giornale “Il Tempo” di Roma, Romano De Grazia.

6-Una eminente personalità ecclesiastica, che costituì la chiave di volta per l’approvazione della legge n. 6 del 4 gennaio 1968, proprio durante le vacanze natalizie del 1967 e quelle del Capodanno del 1968.

Questa personalità, di grande valore umano, religioso, pastorale, culturale fu il Vescovo della Diocesi di Nicastro, mons. Renato Luisi, che nel giugno del 1963 era succeduto al compianto Vescovo diocesano mons. Vittorio Moietta.

“La verità, detta con libertà, al servizio della giustizia e della carità” 

era l’incisivo motto che campeggiava sulla prima pagina di “Orizzonti Nicastresi”, il giornale voluto dal mons. Vittorio Moietta appena prese possesso della diocesi di Nicastro.

Ebbene,  la verità, anche in questo caso,  va detta senza infingimenti né alterando la “storia” degli avvenimenti con ricostruzioni parziali ed erronee.

Voglio semplicemente dire che se il merito della intuizione del PROGETTO che riunisse i tre comuni in una grande città e la correlata presentazione della proposta di legge in Parlamento va attribuito interamente al senatore Perugini, quello della TRASFORMAZIONE della proposta peruginiana in legge va attribuito, interamente, al Vescovo mons. Renato Luisi, per le ragioni sulle quali mi dilungherò in qualche altro articolo.

Contro la proposta di legge si schierarono:
1-Come si è già detto, alcune frange della Dc locale, che però lavoravano sotto traccia e di nascosto;  mentre la Dc provinciale fu sempre tiepida e scettica, perché molti suoi maggiorenti erano più che convinti  che la proposta non sarebbe mai stata trasformata in legge.

2-Tutti i partiti presenti nel consiglio comunale nella legislatura sciolta, 1960/1963: Pci, Psi, Lista civica “Sveglia”, Msi;

3– tutti i sindaci, i consiglieri comunali e provinciali del circondario lametino, i parlamentari calabresi del Pci. Capofila intransigente della lotta alla costituzione di Lamezia Terme fu Costantino Fittante, che allora era sindaco del comune di Sant’Eufemia Lamezia e che in seguito sarebbe stato eletto alla Camera dei deputati ;

4– il “Comitato di agitazione contro la creazione di Lamezia Terme“, attivo soprattutto a Sant’Eufemia Lamezia;

5-alcuni professionisti: avvocati, medici, imprenditori ecc., che facevano parte dell’ “Associazione Giugno Nicastrese”, che avevano un certo ascendente sulla società lametina e perciò erano in grado  d’influenzarne le scelte ed i comportamenti.

Il nuovo anno, il 1964, si aprì con tre eventi di grande rilevanza politica e sociale,  ai fini della costituzione della nuova città.
1) una grande inchiesta giornalistica, con notevole incidenza mediatica per quei tempi,  realizzata dal quotidiano “Il Tempo” di Roma;
2) un  incisivo convegno del Centro di studi sociali e politici “Giuseppe Toniolo” a cui si affiancò il Centro studi “Il Fuoco”;
3) le elezioni amministrative comunali che si celebrarono il 10 e l’11 maggio.

Cominciamo dal primo evento. In seguito, in altri articoli, tratteremo anche degli altri due.

Il corrispondente da Nicastro del quotidiano “Il Tempo” di Roma, Romano De Grazia – che ha ricomposto i contenuti dell’inchiesta stessa in un libro in seguito dato alle stampe ve la pubblicò in ben 18 puntate: dall’8 gennaio al 16 febbraio, a giorni alterni.

In quel torno di tempo Romano De Grazia non era ancora magistrato, ma insegnante elementare nonchè cronista, come ho scritto sopra, del quotidiano romano.
L’inchiesta fu condotta con l’incisività di un  giornalista professionale e con equanimità, anche se era noto che il corrispondente de “Il Tempo” propendesse per la unificazione dei tre comuni.

I cittadini intervistati appartenevano a tutte le categorie e ceti sociali (liberi professionisti e dipendenti pubblici, operai, artigiani, contadini, commercianti, operatori economici) di tutti e tre i centri. Naturalmente, non furono trascurati nemmeno gli esponenti politici più in vista, le cui valutazioni vennero registrate insieme a quelle dei sindaci di alcuni centri urbani dell’hinterland lametino. Le domande che furono poste a tutti riassumevano la sostanza del dibattito politico che in quei primi mesi si era andato sviluppando non solo nei tre comuni, ma anche nella più estesa area del comprensorio:

Che cosa ne pensa era la prima domanda rivolta agli intervistati – della progettata unificazione di Nicastro, Sambiase e S. Eufemia Lamezia? “

 E le successive erano del seguente tenore:

Quali sarebbero i fatti economici e sociali di rilievo che una tale unificazione verrebbe a determinare? “;

Quali sarebbero gli ostacoli più rilevanti all’attuazione di un tale progetto?”;

Quale il nome da dare alla nuova città?” 

Il numero dei cittadini intervistati fu rilevante e le risposte fornite incoraggianti nel senso che la  stragrande maggioranza  di loro si espresse in favore della costituzione della nuova città. Ed  anzi parecchi pronosticarono che l’eventuale fusione avrebbe avuto benèfici effetti politici, ma soprattutto sociali ed economici, non solo per Lamezia, ma per l’area vasta della sua piana.

I risvolti negativi, che pure taluni paventavano, vennero dai più minimizzati. Alcuni di costoro individuavano, tra i possibili ostacoli di un qualche rilievo, quelli a carattere psicologico quali, per esempio, il campanilismo e l’individualismo delle popolazioni, che, però, apparvero a tutti ostacoli non insormontabili, bensì di facile superabilità. Anche il nome proposto da Perugini, Lamezia Terme, venne generalmente condiviso.

Per dovere di completezza “storica” dobbiamo ricordare che gli esponenti del Partito comunista dei tre comuni, nonchè i sindaci dei paesi del Lametino amministrati dai comunisti, cui Romano De Grazia aveva chiesto di manifestare le proprie idee, rifiutarono di esprimersi. Evitando, così, di dare un contributo alla discussione e rimanendo pregiudizialmente ostili alla unificazione.

Quell’ atteggiamento di sostanziale rigetto produsse, a mio parere, effetti  perniciosi per la nuova città, che si sarebbero prolungati anche negli anni successivi quando, una volta avvenuta l’unificazione – che si fece lo stesso in loro assenza o, per meglio dire, nonostante loro – il ceto dirigente della nuova città  si trovò a doversi misurare con la non facile sfida della sua costruzione culturale ed urbana ed i comunisti , con un atteggiamento più moderato e realistico, avrebbero potuto giocare un ruolo significativo in quella direzione.

A conclusione dell’inchiesta, “Il Tempo” pubblicò anche i risultati di un “referendum” (oggi si direbbe in modo più appropriato di un “sondaggio”) che era stato organizzato dal giornale distribuendo tra la popolazione una scheda attraverso cui venne posta la domanda:

Volete che Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia formino insieme la grande città della Piana”?

Risposero 3.342 cittadini, dei quali 3.180, e quindi il 95%, si pronunciarono affermativamente e solo 162, il 5%, risposero di no.

Tenendo presente che nel 1964  la popolazione complessiva dei tre comuni si aggirava intorno a 54mila abitanti, la percentuale dei cittadini che risposero al sondaggio di De Grazia costituisce oltre il 6% dell’intera popolazione. Percentuale che per quei tempi – oltre 50 anni fa, cioè – non è per nulla trascurabile. Anzi, per tutti coloro che credevano nel progetto Lamezia Terme fu altamente significativa e rappresentò  motivo di forte incoraggiamento a procedere……. ad andare avanti.

Il risultato del sondaggio, oltre a costituire la chiara approvazione della iniziativa peruginiana da parte di una, sia pur limitata, parte della cittadinanza, rappresentò una sollecitazione per il leader democristiano  a percorrere senza indugi la strada intrapresa. Ma, costituì anche la verifica che in  strati sempre più larghi di cittadini stava rapidamente maturando l’idea che valesse la pena perseguire l’obiettivo della creazione di una nuova grande città nel cuore della piana lametina e che questa idea stesse, via via,  per diventare il punto di vista della maggioranza dell’opinione pubblica.