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Verso i 50 anni dalla creazione di Lamezia Terme:Il Convegno del Centro di Studi politici e sociali “Giuseppe Toniolo”

un dibattito sempre vivo per una identità ancora non definita
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Come ho  scritto in un precedente articolo,  il 1964 –  l’anno successivo a quello della presentazione alle Camere, da parte del sen. Arturo Perugini, del disegno di legge concernente la creazione di Lamezia Terme mediante la unificazione amministrativa di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia Lamezia – fu un anno del tutto particolare  in relazione all’obiettivo che il leader democristiano si era  proposto. Ciò perché, nei suoi primi mesi, accaddero tre rilevanti avvenimenti, destinati a lasciare, come sul dirsi, il segno…….

L’inchiesta giornalistica del “Il Tempo” di Roma condotta dal corrispondente da Nicastro, Romano De Grazia,  di cui ho scritto in un precedente articolo pubblicato su “LameziaLive”;  un Convegno  organizzato dal Centro di studi politici e sociali “Giuseppe Toniolo”;  le Elezioni amministrative per il rinnovo dei Consigli comunali di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia Lamezia, che si sarebbero  svolte il 10 e l’11 maggio del medesimo anno, naturalmente.

Affronto adesso il secondo avvenimento, il Convegno del Centro studi Toniolo. In un prossimo articolo tratterò delle Elezioni amministrative e dei risultati, sorprendenti ed inattesi,  che da essi emersero..

A Nicastro erano sorti da qualche tempo due centri studi: il Centro di studi politici e sociali “Giuseppe Toniolo” alla cui presidenza e vicepresidenza si alternarono i compianti amici, dr. Federico Costanzo ed Avv. Antonio Romano,  ed il  Centro di studi politici e sociali “Il Fuoco”, il cui presidente era il compianto amico, notaio, Gennaro Anania e vice-presidente il sottoscritto.

Tra Gennaro e me c’è stata una sincera amicizia ed una reciproca stima suggellate  durante  un lungo sodalizio che aveva riguardato la militanza di entrambi sia nell’Azione cattolica e nella comunità Pro Juventute Christiana – una comunità di giovani, quest’ultima, fondata ed animata a Nicastro e nel suo circondario da don Saverio Gatti –  sia nell’ambito della Democrazia cristiana della nostra città, Nicastro.

Insieme abbiamo collaborato per lungo tempo;  sono stato, come ho già accennato, il vice-presidente del Centro studi “ Il Fuoco” nonché il vice-segretario  della sezione comunale della Dc di Nicastro in un breve periodo durante il quale Gennaro ne rivestì la carica di Segretario politico.

Ci legava anche, direi soprattutto, una comune formazione religiosa, sociale,  politica. Oltre ad attingere allo studio della “Rerum novarum”,  la lettera enciclica pubblicata alla fine del XIX secolo da Leone XIII con cui il papa aveva  dato l’avvio alla Dottrina sociale della Chiesa, i  punti di riferimento di entrambi erano stati i grandi scrittori cattolici, soprattutto francesi,  di fine ‘800, primo ‘900: Jacques Maritain, Emmanuel Mounier, François Mauriac;  George Bernanos;  Charles Péguy,  Simon Weil, Thomas Merton e, sul finire degli anni ’60, il gesuita paleontologo, Teilhard de Chardin ecc.

I romanzi e gli scritti, in genere, di questi scrittori: “Umanesimo integrale”,  “Vita di Gesù”, “I Grandi cimiteri sotto la luna”, “Agonia del Cristianesimo”, “La Montagna dalle sette balze”,  “Nessun Uomo è un’isola”, e tanti altri ancora……. avevano cominciato ad essere tradotti e a circolare anche in Italia nell’immediato dopoguerra.

Per quanto riguarda gli italiani,  ci affascinavano  gli  scritti e l’azione politico/sociale dei “professorini” dell’Università cattolica di Milano: Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati,  Amintore Fanfani, Giorgio La Pira. Ricordo,  per inciso,  che soprattutto a questi “professorini” si deve la elaborazione della prima parte della nostra Costituzione, quella dei principii, per cui essa è stata definita la “più bella del mondo”.

Ricordo anche che,  ad uno  di questi “professorini”, successivamente tra i  leader più prestigiosi della Dc, Amintore Fanfani, si deve la elaborazione, in seno alla Costituente, del primo articolo della Costituzione, che recita: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Da alcuni mesi esso è diventato il motto del Mdp creato dagli ultimi fuorusciti dal Pd. A Fanfani si deve anche la mediazione fra i diversi raggruppamenti politici, sempre in ambito dell’Assemblea costituente, affinché il citato articolo fosse approvato.

Gennaro Anania era legato da un rapporto di amicizia  anche con Aldo Moro del quale era stato allievo nell’Università di Bari, che egli aveva frequentato e dove si era laureato in legge,  quando la famiglia, per motivi di lavoro del papà, risiedeva nelle cittadina pugliese di Grottaglie

Nei primi anni Sessanta, Gennaro ebbe un’idea geniale, che tradusse in pratica e ch’era finalizzata a  divulgare il pensiero dei più prestigiosi  scrittori, intellettuali e letterati cattolici, italiani e stranieri, che negli anni ’50 e ’60 e ’70 erano presenti sulla scena religiosa, politica , sociale europea. Strinse un rapporto di collaborazione con la Casa editrice “La Locusta”, di Vicenza,   affinchè i  libri da essa pubblicati potessero essere inviati nelle nostre città e diocesi per dare la possibilità ai giovani che si raccoglievano intorno alla comunità Pro Juventute Christiana, di cui sopra ho detto, di comprarli a prezzi scontati e, s’era necessario, con piccole rate.

Potemmo così conoscere il pensiero e la spiritualità degli autori stranieri sopra menzionati, nonché degli italiani: Primo Mazzolari, David Maria Turoldo, Siro Polito, Nazzareno Fabretti, Giulio Bevilacqua, e di tanti altri……

Un’altra idea di Gennaro fu quella di creare, alla fine del 1962,  un giornale bimestrale, denominato “Maturità” attraverso cui sia lui che io, insieme a qualche altro amico, scrivevamo  di argomenti religiosi, sociali, politici.

Purtroppo, gl’impegni di lavoro di entrambi non ci consentirono di portare avanti,  a lungo,  questa ulteriore attività, che si rivelò più  assorbente, di tempo e lavoro, di quanto non avessimo previsto. Per cui, di comune accordo, arrivammo alla decisione di troncarne la pubblicazione nel corso del 1963.

Riprendiamo ora il discorso, momentaneamente accantonato, dei due Centri studi. Entrambi di ispirazione ed impostazione cattolica, la cui azione  socio-culturale si svolgeva nella città di Nicastro e nel suo comprensorio,  si caratterizzarono subito per un forte impegno in direzione della unificazione dei tre comuni e della creazione di Lamezia Terme.

Le loro  iniziative costituirono, per così dire, l’alimento culturale di cui si nutrì l’azione politica del senatore Arturo Perugini e del gruppo dirigente democristiano dei tre centri per trasformare un avvenimento, che in un primo tempo veniva percepito come una vicenda dal contenuto essenzialmente localistico, in un “grande ed ambizioso disegno dal respiro regionale” che, in effetti, tale era perché mirava a creare una “grande città, funzionale allo sviluppo dell’intera Calabria”.

Per la mattina di domenica 16 febbraio 1964, lo stesso giorno in cui ebbe  termine l’inchiesta giornalistica de “Il Tempo”, il Centro di studi politici e sociali “Giuseppe Toniolo”, a cui si affiancò il Centro studi “Il Fuoco”,  organizzò nel teatro Grandinetti un convegno, presieduto dal giornalista de “Il Tempo” di Roma,  Pino Rauti, imperniato sull’unificazione dei tre centri della Piana lametina.

Il convegno vide un’ampia partecipazione di pubblico nonostante fosse mattina di domenica; un’affluenza mai vista prima di allora ad un convegno politico e, da noi, lontanamente  immaginata. Erano presenti tutti i sindaci e i politici democristiani del comprensorio, nonchè diversi parlamentari del medesimo partito, a cominciare dai due relatori della legge nelle commissioni della Camera dei deputati  e del Senato della Repubblica che erano rispettivamente, l’on. Salvatore Foderaro e il sen. Fausto Bisantis.

Folta era la delegazione degli uomini politici ed amministratori  della provincia di Catanzaro , con in testa il presidente della provincia Aldo Ferrara – che in seguito sarebbe diventato presidente della Regione e sindaco della sua città –  ed il sindaco della città dei tre colli, Francesco Pucci.

Introdussero i lavori  i presidenti dei due centri studi, Federico Costanzo, Antonio Romano e Gennaro Anania. Intervennero quasi tutti gli uomini politici presenti.

Nel corso del convegno, dalle 9,30 alle 13,30, il dibattito fu intenso…….approfondito; furono affrontati tutti i temi di carattere politico, sociale, civile, economico che la creazione della nuova città evocava in modo coinvolgente per tutti. Ricordo in particolare, l’intervento del notaio Anania: <<Non dobbiamo sostituire, disse  Gennaro, tre piccoli e poveri comuni con una città più grande , ma ugualmente povera. Dobbiamo sostituirli con una città più grande, più sviluppata, più ricca, più bella.>>
Le conclusioni cui si pervenne a conclusione medesimo convegno crearono, infatti, nei presenti un clima pervasivo di euforia, di speranza e di ottimismo circa la riuscita dell’impresa.

Di quella “storica” giornata a me sono rimasti impressi nella mente  due discorsi per il  loro alto profilo politico, sociale, morale; quello di Aldo Ferrara e quello conclusivo di Arturo Perugini di cui ricordo le parole conclusive, memorabili, che in seguito avrebbe ripreso in altri incontri e convegni:  “Lamezia Terme, esclamò il sen. Perugini, in tono solenne e  scandendo le parole, rappresenta un appuntamento con la storia di cui dovremo domani rispondere ai nostri figli.” 
A quelle parole seguì un prolungato scroscio di applausi, una standing-ovation, come oggi si direbbe con un termine anglo-moderno, della durata di alcuni minuti.

Tutti avemmo la sensazione che in quel momento la fortuna politica del senatore lametino stesse raggiungendo il suo apice e che, inoltre, al posto dei tre piccoli comuni della piana un’altra città fosse possibile: Lamezia Terme.

Furono invece, ostentatamente, assenti al Convegno tutti…..ma proprio tutti, tutti..…… gli amministratori ed i politici, locali e nazionali, dei partiti ostili alla iniziativa peruginiana.

 

foto di copertina By Marco Cuda