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Verso il 50° dalla creazione di Lamezia Terme, se questo è un corso ! se questa è una piazza !

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Qualche giorno fa è stata pubblicata sui giornali della città una lista contenente alcune proposte, formulate dall’apposito <<Comitato per i festeggiamenti del 50ennale di Lamezia.>>

La mia mia attenzione si è soffermata, in particolare, su una di esse; quella che riguarda “l’intitolazione della piazza antistante la costruenda concattedrale Piazza Unità di Lamezia Terme.”

Confrontandola con tutte le altre proposte mi è sembrata la più sensata perché la piazza sarebbe una costruzione che potrebbe essere realizzata nel migliore dei modi per rappresentare un “Luogo simbolico funzionale di natura storico-identitaria” attraverso cui ricordare l’evento, che si compì 50 anni fa, alle generazioni attuali e tramandarlo alle più prossime, ma soprattutto a quelle future.

Sennonchè il problema è un altro…..perchè qui, da noi, il problema è sempre un altro…….

A Lamezia esiste uno splendido Corso……..Corso Numistrano che, come ho scritto in altre occasioni, è il “Monumento” più prezioso che i nostri avi hanno saputo edificare e lasciarci in eredità.

Penso ch’esso sia uno dei più belli tra quelli esistenti nelle tre, quattro città della Calabria.

C’è poi “Piazza della Repubblica”, che sarebbe dovuta diventare il moderno “Monumento” che le nuove generazioni, quelle del secondo dopoguerra per intenderci, avrebbero dovuto edificare, come “lascito” alle generazioni future, come segno visibile che la città si stava ormai ingrandendo ed andava al di là dei suoi storici confini. Intorno ad essa sono stati costruiti anche alcuni edifici importanti: la Chiesa della Madonna del Rosario, il Palazzo di giustizia.

Ebbene, tutti i lametini possono rendersi conto di che fine abbiano fatto sia Corso Numistrano che Piazza delle Repubblica. Il primo è diventato uno spazio, lungo e sempre più stretto, destinato al parcheggio, sia sulla destra che sulla sinistra, delle macchine di chi vi abita e di chi vi si reca per bighellonare.

Meno lo è di chi vi si reca per fare acquisti, perché i negozi vi si riducono, di numero e qualità, ogni anno che passa, trasferendosi per lo più sul Viale Stazione. Lo spazio intermedio del Numistrano è diventato, invece, una pista per lo scorrimento veicolare. Una pista di transito, insomma.

E per coloro che vogliono passeggiare, cosa resta? A tutti costoro sono destinati i marciapiedi alle due estremità del Corso; su di essi i cittadini vi si addensano e vi si ammassano: costretti, ristretti, stipati………Dire, infatti, che su quei marciapiedi vi si possa comodamente passeggiare è abbandonarsi ad un’affermazione priva di senso.

Sera di domenica 25 settembre scorso, mentre fotografavo Corso Numistrano, completamente intasato dalle macchine tanto che la circolazione ne era rimasta bloccata, un amico mi ha fatto notare com’esso stia precipitando in condizioni peggiori di quelle del Corso Garibaldi, anch’esso pieno di edifici, palazzi e vicoli, la cui denominazione, ch’è rimasta tale per oltre un secolo e mezzo, rimanda a quando il Garibaldi era il Corso principale di Nicastro, prima che venisse costruito il Numistrano; adesso costituisce parte del suo centro storico (di Nicastro) ma, abbandonato a se stesso, è ormai avviato alla definitiva rottamazione.

 

E mi ricordava anche, l’amico di cui sopra, che le vecchie amministrazioni comunali, quelle degli anni Settanta ed Ottanta del Novecento, per intenderci, nei giorni di festa e le domeniche, sia durante il di che di sera, ne sbarravano l’accesso alle macchine con delle transenne o con la presenza di un qualche vigile, ne impedivano sia il parcheggio che il transito cosicchè esso, il Corso, veniva destinato, per l’intera giornata, al passeggio e al completo intrattenimento dei cittadini, delle loro famiglie, dei loro bambini. Le amministrazioni comunali che si sono succedute dall’inizio degli anni ’90 ad oggi, nemmeno questo “minimo” hanno saputo imitare.

Quanto a Piazza della Repubblica, la si continua a chiamare così………. ma questa denominazione riferita a quell’anonima sbracatura senz’anima, costituisce un ridicolo oltraggio alla decenza, al buon senso, all’estetica, all’intelligenza, al decoro, alla cultura della città.

Di giorno, diventa unicamente uno spazio di parcheggio per le macchine delle persone, che prevalentemente frequentano il Palazzo di giustizia, entro cui (spazio….) è difficile anche muovercisi a piedi; mentre di sera e di notte si trasforma in un luogo illuminato alla meno peggio, sporco, completamente desertificato.

Qual è il mio timore (fondato?) in relazione alla piazza da denominare “Piazza dell’ Unità di Lamezia Terme”? Ch’essa, ammesso che la si riuscirà a modellare nel migliore dei modi, invece di diventare un “Bene culturale” che faccia crescere il sentimento dell’unità e dell’appartenenza della comunità lametina alla storia ed alla identità culturale della città (IDENTITA’ CULTURALE UNITARIA……….se lo ficchino bene in testa i nostalgici del “com’era bello quando eravamo tre ex comunità autonome, con la nostra piccola, bella, supposta identità particolare, racchiusa tutta nel recinto del nostro minuscolo comune!” ) com’è, penso, nelle intenzioni di coloro che hanno presentato la proposta, non finisca per fare la miserevole fine di Corso Numistrano e di Piazza della Repubblica.

E cioè, diventare un anonimo, sudicio slargo, senza alcun controllo, senza cura e manutenzione, utilizzato come ennesimo spazio per il parcheggio, diurno e notturno, delle macchine di chi abita nelle vicinanze nonchè degli occasionali frequentatori.
Se questo dovesse essere il triste destino della “Piazza dell’Unità di Lamezia Terme” sarebbe meglio lasciar perdere, non costruirla né intitolarla così.

Un’annotazione personale, conclusiva. Quest’anno, tra il 25 di maggio e il 5 luglio, in quaranta giorni cioè, mi sono recato a Siracusa, la città della Ninfa Aretusa, per ben tre volte. La prima per accompagnare mia moglie, relatrice al convegno indetto per celebrare i 2750 dalla fondazione della città aretusea; la seconda volta per assistere alle tragedie greche di Eschilo ed Euripide, la terza per assistere alla commedia, Rane, di Aristofane.

Andando in giro per la città, che peraltro conosco bene, e percorrendola in lungo e largo, di giorno e di notte, attraverso Corso Matteotti, Piazza Archimede o l’isola di Ortigia, il centro storico di Siracura interamente chiuso a traffico e consegnato al godimento dei siracusani e degli ospiti italiani e stranieri che affollano la città, mi è venuto da pensare:

Non sarebbe una cosa positiva, che potrebbe produrre benèfici effetti, se gli amministratori della nostra città facessero una gitarella fin qui, osservassero ciò che i siracusani hanno saputo realizzare e copiassero quello che può essere copiato ed adattato a Lamezia Terme?
E, mentre pensavo tutto ciò, nel sonno mi chiedevo: <<…….sono desto o sto sognando?>>