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Il Vescovo Monsignor Giuseppe Schillaci ed il suo primo messaggio di Natale al popolo di Dio che è in Lamezia.

“La parola che si fa carne, per un Natale privo di retorica”
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Il Vescovo Monsignor Giuseppe Schillaci ed il suo primo messaggio di Natale al popolo di Dio che è in Lamezia.

“La parola che si fa carne, per un Natale privo di  retorica” : è questo il titolo di fondo del messaggio natalizio, il primo, che il Vescovo di Lamezia Terme – S.E. Monsignor  Giuseppe Schillaci – ha rivolto al popolo di Dio che è in Lamezia Terme e che si esplicita in questi cinque e nutriti passaggi: Il Rendimento di grazie. La gioia. Il Dono-La missionarietà –  La nostra umanità. Ed in tutti e cinque i citati passaggi, Monsignor Schillaci si mette egli stesso “in primis” come colui che ascolta e medita approfittando di un Santo Natale da vivere “…all’insegna del rendimento di grazie. Il Signore non ci lasci soli. Egli manifesta il suo amore per noi con la sua incarnazione che rappresenta sempre per noi un motivo di profonda riflessione, di sincera gratitudine, ma anche di una sana inquietudine, perché diventiamo sempre più suoi discepoli”.

Dopo aver evidenziato quanto sia grande la sua ammirazione per i bambini, che sono segno di speranza per tutto il territorio, il Vescovo s’è soffermato sul secondo punto del suo messaggio natalizio: “La gioia”,. Ed è la gioia del Vangelo che riempie “il cuore e la vita di coloro che si incontrano con Gesù. Non possiamo – ha proseguito – “non essere nella gioia, vivere nella gioia, dimorare nella gioia, che scaturisce da tale incontro, anche quando nella nostra vita sopraggiungono avversità, incomprensioni, dolori e sofferenze di ogni genere .. La gioia per il cristiano, ha aggiunto, “è la persona di Gesù Cristo. Con Lui e per Lui nasce e rinasce la gioia!” – Siffatto “status” di gioia aperta ed illimitata “ … è un segno che si consegna a noi nell’umiltà, mai nella potenza, nella presunzione o nell’arroganza. Si consegna a tutti, sempre, con i tratti della vicinanza e della tenerezza, non della distanza e della durezza”.

Analizzando i tratti di tale passaggio e messaggio di amore, la riflessione del Vescovo s’è soffermata nell’indicare la gratuità di un dono.

A tal motivo, “…il Signore nel suoi Natale ci invita a non lasciarci tentare da chiusure ed esclusioni per paura di perdere comodità e privilegi, ma ci spinge a rischiare, affrontando anche disagi e avversità”.

E l’invito del Vescovo è proprio questo: lasciarci contagiare da un amore – dono su cui si basa” una gioia grande che si espande, che si consegna senza escludere nessuno: è la gioia di un popolo, è la gioia grande che è per tutto il popolo. Gesù Cristo è la gioia di tutti. Una gioia che va comunicata a tutti, perché di tutti. Spinge sempre ognuno di noi ad andare oltre. Il discepolo non può tenere per sé una gioia che è in se incontenibile e che pertanto va offerta a tutti”-

“ … Nessuno di noi”, ha ancora aggiunto, “ pensa ad annunciare ciò che egli per primo non vive.- si evangelizza se si è evangelizzati. — in forza del battesimo tutta la comunità cristiana è chiamata ad annunciare il Vangelo, non è una riservata solo ad alcuni. Sentiamoci tutti, noi della Chiesa di Lamezia Terme, impegnati e coinvolti in questo annuncio.”.

Avviandosi al termine, e dopo aver ricordato come gli evangelizzatori hanno così “ odore di pecore” e queste ascoltano la loro voce”, S.E. Monsignor Schillaci ha sottolineato come sia “ necessario abbandonare una certa retorica sdolcinata del Natale, soprattutto quando si pronunziano parole che non riescono a prendere corpo nei nostri vissuti esistenziali, ma rimangono relegate in un puro discorso teorico e astratto che cerca solo soddisfazione e gratificazione egocentrica”.

Passaggi, allora quelli evidenziati dal Vescovo Monsignor Schillaci, che mirano a non precipitare nella indifferenza, nella rassegnazione, perché “…la vita di ognuno di noi, fatta di disagi, sofferenze, malattie, fragilità, è anche la vita dentro la quale emergono risorse e potenzialità. Guardiamo dentro di noi,  ma guardiamo anche fuori di noi: per esempio la bellezza del nostro territorio. Le vere risorse e potenzialità, lo sappiamo tutti, sono anzitutto gli uomini e le donne, è la nostra gente: le vere risorse siano noi stessi!

Adoperiamoci perché nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie ci sia sempre più accoglienza, porte aperte non solo delle nostre chiese, delle nostre case, ma soprattutto della nostra mente e del nostro cuore.”.

Infine una riflessione sul mistero e sull’esempio della Famiglia di Nazaret, lasciandoci interrogare da un mistero di amore che prende carne e sangue, che si fa gesto concreto di accoglienza profonda, di tenerezza commossa, di vicinanza responsabile, che genera processi virtuosi nella nostra terra, nelle nostre comunità, nella nostra vita”.