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Vicenda Sacal, controreplica dei 5 stelle al vicesindaco

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Prendiamo innanzitutto atto – scrivono i cinquestelle di Lamezia – che il Vicesindaco Caglioti, nel rispondere al nostro comunicato di stamane, non si esprime sui tre errori fondamentali commessi dal Sindaco, dalla giunta, dal rappresentante in Sacal. Primo: non aver votato a favore delle dimissioni di un Cda oggetto di indagine penale (insieme a numerosi dirigenti della società); secondo: non aver fatto nulla per evitare che si arrivasse ad un aumento di capitale gestito da questo Cda; terzo:non aver cercato alcuna intesa con gli altri enti locali per modificare, quando ancora era possibile, le disposizioni più inique dello statuto della Sacal. Per il resto, l’apparente replica di Caglioti non fa che confermare, invece, che tutte le ipotesi da noi prospettate erano praticabili se solo si fosse intervenuti per tempo nell’assemblea dei Soci e sullo Statuto sociale e non facendo finta che il problema non esistesse (nonostante che di aumento di capitale se ne parli dal 2011).

Si sarebbe reso così possibile sia la riserva nell’aumento di capitale ai soli enti pubblici territoriali, sia la possibilità di sottoscrizione dell’aumento con modalità diverse dal danaro. A seguire: una società di scopo, che gestisca le partecipazioni comunali, con un azionariato formato da cittadini di Lamezia Terme, non è affatto impraticabile, senza che possa avere nessuna rilevanza quello che dice e che non dice lo statuto di Sacal che ne rimarrebbe estranea. Semmai il problema per il Vicesindaco è che a determinare il controllo effettivo delle azioni del Comune, sarebbero finalmente i cittadini e non la giunta o il consiglio. Così come Caglioti sembra dimenticare che l’obbligo di dismissioni dalle partecipate “non strategiche” previste dalle ultime finanziarie (ultima quella per l’anno 2014) è ormai scaduto il 31 marzo 2015, senza che il Comune di Lamezia Terme presentasse alcun piano di dismissioni alla Corte dei Conti (come la legge prevedeva). Il Vicesindaco dovrebbe ben sapere che questo divieto è ormai decaduto e il Governo ha dichiarato che non intende più inserirlo nell’attuale legge di stabilità in fase d’approvazione, in quanto il tema delle partecipazioni degli enti nelle società miste verrà successivamente disciplinato con la legge di riforma della pubblica amministrazione che sta predisponendo il ministro Madia.

Infine, veramente incomprensibile è, infine, l’affermazione che lo statuto di Sacal vieterebbe le scalate dei privati: se gli enti non sottoscrivessero le quote loro attribuite e lo facessero solo Aeroporti di Roma (spa) e gli altri privati possessori di quote minime, è vero o non è vero che il maggior azionista di Sacal diventerebbe Aeroporti di Roma, cioè un privato che nulla ha a che fare col territorio calabrese e la partecipazione del comune perderebbe di rilevanza? O dobbiamo dedicare un nuovo comunicato per ricordare a Caglioti chi è Aeroporti di Roma spa, chi la gestisce e chi, proprio dei politici catanzaresi, ha maggior influenza in essa? E se, in aggiunta sottoscrivessero, tra gli Enti, solo la Regione e la Provincia di Catanzaro (quest’ultima ha dichiarato come “strategica” la programmazione aeroportuale), e vero o non è vero che la partecipazione del Comune di Lamezia Terme si ridurrebbe ai minimi termini?