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Vicini ai fratelli cristiani perseguitati

Lo ha chiesto il Vescovo monsignor Luigi Cantafora alla veglia di preghiera al santuario mariano di Dipodi
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Nel suggestivo scenario naturale che avvolge tutta l’atmosfera attorno al santuario mariano di Dipodi, una folla di fedeli ha accompagnato gli intensi momenti della Veglia di preghiera che è stata voluta dal Vescovo monsignor Luigi Cantafora, rispondendo così anche agli inviti del Santo Padre e dei vescovi italiani a pregare in questo giorno per i cristiani perseguitati in varie parti del mondo.

La celebrazione eucaristica si è aperta con la processione dei fedeli che hanno portato le palme e le torce, simboli del martirio e della fede in Cristo, in nome della quale i cristiani in ogni parte del mondo sono provati fino al sacrificio della vita. Il momento di preghiera, in comunione con tutta la Chiesa italiana, è proseguito con le intercessioni per le Chiese cattoliche orientali e i cristiani martiri ortodossi e protestanti e la testimonianza di Padre Karen della Chiesa Maronita della Siria.

Definendo la situazione attuale nei territori martoriati come una “sofferenza intollerabile”, il Vescovo ha lanciato questo monito:

Con il cuore carico e angosciato seguiamo i drammatici eventi di questi ultimi giorni nel nord Iraq, dove i cristiani e le altre minoranze religiose sono stati costretti a fuggire dalle loro case e assistere alla distruzione dei loro luoghi di culto e del patrimonio religioso: chiediamo l’intercessione di Maria perché non si sentano abbandonati dall’indifferenza e dall’egoismo, e perché la violenza ceda il passo al rispetto e alla pace”.

Visibilmente addolorato, monsignor Cantafora ha ricordato come vengono martirizzati i cristiani: vengono sepolti vivi, nelle fosse comuni, e per loro non c’è altra alternativa se non la fuga o la morte, colpevoli solo di essere cristiani e di desiderare  solo vivere in pace, armonia e libertà nella terra dei loro antenati”.

Meditando sul mistero dell’Assunzione al Cielo di Maria, Cantafora  ha messo in evidenza il contrasto tra

questa festa in cui contempliamo il trionfo della persona umana, il tripudio del corpo che passa dalla fragilità della morte al trionfo della resurrezione” e “il delirio di onnipotenza dell’uomo di oggi convinto di essere Dio di se stesso, che crea e distrugge, fa e disfà come vuole, vero demiurgo che tutto vuole plasmare sulla sua volontà, in nome di quella che orgogliosamente chiamiamo libertà”. In Maria – ha proseguito il Vescovo – “noi vediamo il destino di una donna tutta dalla parte di Dio, di un’umanità che lascia il delirio di onnipotenza, di una libertà senza regole e si è schierata tutta dalla parte di Dio, onnipotenza dell’Amore”.

Nessuno tocchi la persona. Nessuno disprezzi il proprio corpo, la vita, l’umanità ,  ha aggiunto il presule invitando a contemplare nell’Assunzione al cielo della Madre di Cristo la verità ultima della vita dell’uomo e  dell’umanità:

Dio esalta la nostra carne, dona pienezza di senso alla  fragilità del nostro corpo e tutti siamo incamminati verso un destino eterno, la nostra felicità è essere in Dio”.