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Vivere a Londra, una esperienza che ti cambia la vita

Intervista a Francesca Renda, giovane lametina emigrata in Inghilterra
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In un pomeriggio di luglio, somigliante per le temperature più a novembre, abbiamo incontrato Francesca Renda, giovane lametina di 22 anni (quasi 23) che subito dopo il diploma scientifico ha deciso di partire per l’Inghilterra, destinazione Londra, città in cui vive ormai da quattro anni. Più che una intervista, una piacevole chiacchierata con una ragazza solare, determinata, che sa il fatto suo. Quasi un’ora di conversazione per conoscere, confrontarsi con una persona che, nonostante la sua giovane età, ha maturato una importante esperienza, l’ha fatta maturare, crescere, aprire mentalmente. Un incontro per conoscere uno specifico punto di vista su di una generazione, la qualità della vita senza dimenticare il problema del lavoro.

 

Cosa ti ha spinto a partire per l’estero?
Volevo andare all’Università, ero indecisa se studiare lingue o psicologia. Alla fine, però, visto questa indecisione e che non volevo fare come in generale fanno i lametini ( che devono andare all’università dopo le superiori per  poi magari cambiare) ho deciso di prendermi un anno sabatico, che poi in realtà  sono diventati quattro. Mi son detta vado a Londra, imparo la lingua, mi faccio una esperienza lavorativa e nel frattempo ho il tempo di pensare a cosa voglio effettivamente fare all’Università. Tutto questo mi ha aperto la mente, mi ha portato a fare tutto ciò che ho fatto, studiare. ricevere opinioni di diversa gente, di differenti nazionalità e di mentalità più aperte rispetto a quelle del sud Italia. Cosi sono riuscita a decidere che fare da fonico non è un hobby, che la gente ti deve chiedere quale è il tuo vero lavoro, ma è una professione vera e propria che ti può portare a viaggiare, ad ascoltare musica, che è quello che voglio fare, a  fare quello che voi, a guadagnare un bel po’ di soldi. Io, però, sono solo all’inizio di tale carriera.

Perché proprio Londra?
Nel momento che ho scelto, secondo me Londra era la più facile. Alle superiori andavo bene in inglese, anche se poi sono arrivata là e mi sono resa conta che l’inglese che ci hanno insegnato a suola non corrisponde minimamente a quello che poi alla fine vai a parlare in Inghilterra. La preparazione italiana non ti mette nelle condizioni di avere una conversazione in inglese con qualcuno, assolutamente no. Mi ha aiutato molto la musica, sempre ad ascoltare testi in inglese, cantare in inglese con il gruppo musicale che avevo qui a Lamezia mi ha portato a saperlo un po’ meglio a farmi capire un po’ di più.

Oltre alla lingua, quali sono state le difficoltà che hai riscontrato appena scesa dall’aereo?
La prima cosa che succede è che ci sono  le compagnie italiane di autobus che ti portano a Londra, che ti dicono “noi siamo fantastici” poi ti rendi conto che non è vero.

Non conoscevi nessuno a Londra?
Ho avuto un piccolo appoggio di un paio di settimane, ma ci son stati dei problemi per cui preferisco dire che non ho avuto nessun aiuto e che immediatamente sono scappata per vivere in un residence. Lì sono stata fortunata, era una student hall, c’erano sia studenti di diverse università che vacanzieri o scuole in gita che prenotavano. Io sono arrivata in un periodo in cui vi era una compagnia di persone che è stata più a lungo, per qualche mese e con queste siamo diventate amiche. Mi sono trovata molto bene con loro. Ragazzi di Singapore, Amsterdam, tre italiani che facevano il progetto Leonardo, Spagnoli. Ed è lì che mi sono aperta la mente. Il mio scopo, infatti, era quello di passare un anno nel capire cosa volevo fare della mia vita. Alla fine, quindi, confrontarmi  con altre persone, che facevano altre cose, che mi davano suggerimenti sulle mie idee, mi ha fatto capire che quello che volevo fare era fattibile come lavoro e non era solo un hobby dell’ogni tanto la sera. Altra difficoltà iniziale è stata quella di stampare 200 curriculum ed  iniziare a cercare lavoro. Il biglietto era di sola andata e non volevo tornare senza aver fatto nulla.

Quali lavori hai svolto?
Il primo lavoro è stato di tre mesi in  un negozio di abbigliamento in pieno centro, Piccadilly Circus. Una compagnia molto grande, dove i contratti erano regolari tanto che ho dovuto fare il National Insurance Number, un numero per essere in regola con le tasse, ed aprire un conto in banca. Dopo una settimana che non mi avevano rinnovato il contratto ho iniziato a lavorare in un pub, lavoro che volevo fare sin dall’inizio anche per avere un po’ più di socialità. In un pub, infatti, non devi soltanto vendere la birra, ma puoi anche socializzare, parlare con il cliente. Ho lavorato per un anno e mezzo fino a diventare supervisore. Anche se all’inizio ho avuto un po’di difficoltà

Perché? Per via della lingua?
La proprietaria era di Manchester, ed il suo inglese non era di facile comprensione. Anche l’inglese come l’italiano ha i suoi dialetti. Al colloquio, ero a Londra da tre mesi e con la lingua me la stavo iniziando a cavare,  annuivo e ridevo per la maggior parte del tempo. Rispondevo “si imparo veloce” oppure “si ho lavorato per due anni in un locale nella mia città” e cosi  mi hanno preso. Poi, però, gli ho fatto vedere quanto valevo. Ho imparato l’inglese, ho imparato a lavorarci tanto che ero diventata supervisore, posizione sotto il manager, salendo di livello, cosa che qua non si vedrà mai. Sei nato povero rimani povero.

E dopo il pub?
Production Manager in una compagnia che organizzava concerti, mi occupavo di tutti i soundcheck e in più , in alcune delle serate lavoravo come stage manager, in aiuto del fonico. Per me era la cosa più grande del mondo perché in quel periodo avevo allo stesso tempo cominciato a studiare fonia.

Studiare fonia in lingua inglese
Si si, in inglese in un college dove la maggior parte delle persone che studiavano li facevano musica elettronica, dance e roba del genere. Tutti i miei progetti, invece, erano in Metal. Eravamo solo due ragazze con quattordici  ragazzi. È una professione che non tanto le donne svolgono, nemmeno in Inghilterra.

Ritornando al lavoro..
Si dicevo il Production Manager l’ho fatto per tre mesi, poi hanno iniziato a dimenticarsi di pagarmi, queste cose succedono anche a Londra, e ho lasciato quando mi dovevano 350 sterline, che non sono riuscita a riprendermele, ma mi è andata bene un mio collega era in credito di 1.500 sterline .Sono tornata a lavorare nel pub ed è stato abbastanza frustrante.

Volevi continuare a lavorare perché volevi mantenere una tua indipendenza?
Si. I miei genitori mi stavano aiutando con la scuola e non volevo che mi pagassero anche l’affitto. Ho sempre avuto questa esigenza dell’indipendenza, non mi piace chiedere e non voglio chiedere.

Ed ora cosa fai?
Ora sto lavorando come fonico in questo locale  ed in più, durante il giorno, sono trascrittrice. Praticamente scrivo i verbali di un tribunale, lavoro per il tribunale medico, ovvero quando medici o infermieri vengono denunciati non vanno direttamente alla corte criminale ma in questi tribunali. Io sto nelle udienze e trascrivo quello che dicono e lo registro con dei microfoni

Tutti questi lavori senza avere conoscenze, senza raccomandazioni
Io dico che sono stata fortunata, ma l’inglese me lo sono dovuto imparare per avercelo questo lavoro. Da noi la raccomandazione significa che uno viene assunto per il cognome che porta o perché conosce qualcuno. Da noi (lapsus freudiano), ad esempio, la mia amica mi ha segnalato per fare il colloquio, non è che gli ha detto assumila. Ho fatto il colloquio, ho dimostrato di avere i requisiti adatti per fare questo lavoro. Se non li avessi avuti, non gliene fregava niente della mia amica, non avrei fatto la trascrittrice. Raccomandazione non è dare un lavoro a qualcuno tramite qualcun altro, ma raccomandazione dovrebbe consistere nel darti la possibilitàdi far vedere le tue qualità, non importa che cognome porti, se sei bravo, sei bravo, se non lo sei, non ti prendono. Se tu vali, ti fai conoscere per quello che sei, puoi salire di livello.

Sei, quindi, arrivata ad un livello tale di conoscenza della lingua che ti permette di svolgere questo tipo di lavoro
Esatto. Si, infatti, sono contentissima. Ormai con l’inglese me la cavo molto bene e l’unico motivo per cui me la cavo molto bene, rispetto anche ad alcuni italiani che sono a Londra anche da più tempo di me, è perché io non ho amici italiani. L’italiano lo parlo con mamma e papà su skype una volta a settimana.

Non frequenti italiani a Londra?
No. Ora c’è un ragazzo italiano in casa ,a ma è capitato. Sono contraria a vivere con italiani, non per discriminare, ma io non sono a Londra per abbracciare la cultura italiana. Non condivido quando loro devono costantemente portare l’italiano là. Condivido che insegni una parte della tua cultura a chi ti sta intorno, che non saranno necessariamente inglesi, perché a Londra tutto tranne che inglesi. Non condivido il fatto che non abbracci la cultura inglese, dovresti perché alla fine sei nel loro paese e gli stai prendendo i loro lavori. Loro dicono cosi, ma in realtà i lavori che fanno gli immigrati (il barista, quello che aiuta in cucina etc…) gli inglesi non li vogliono fare.

È una scelta tua non frequentare italiani?
Si, non è che li evito, cerco di non avere troppe amicizie italiane non vedo lo scopo

Non sai, quindi, se ci sono lametini
È pieno di lametino. Ne conosco alcuni, ma non ci frequentiamo assiduamente. C’è un locale che si chiama Lamezia a nord di Londra, non ci sono mai entrata, ma credo che se li vuoi trovare devi andare là.

Quali sono, dunque, le tue amicizie?
Ungheresi, estoni, americani, finlandesi, austriaci, tedeschi

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Inglesi no?
Ce ne sono pochi inglesi a Londra, magari sono più quelli che a Londra ci vengono per il college, e vivono in zone universitarie che costano di più

Raccontaci la tua giornata tipo
In questi ultimi tre mesi mi sveglio alle 7, cosa che non facevo da anni. Non sapevo che il mondo alle 8 esistesse, onestamente. Esco di casa verso le 7:50. Arrivo in tribunale, l’udienza inizia alle 9:30/:10:00 . In genere finisco tra le 15 e le 17, dipende da quando finisce l’udienza. Se devo fare anche da fonico, inoltre, la sera inizio a lavorare dalle 18. Dal tribunale arrivo direttamente al locale, monto il palco, faccio il soundceck, mi litigo con i promoter, perché c’è sempre da litigarsi con i promoter che non fanno il loro lavoro, e poi finisco per le 23 e sono a casa per le 23:30. Perché i concerti iniziano alle 19 e finiscono alle 23, e non iniziano alle 23 e finiscono alle 7 del mattino

Non c’è spazio per il tempo libero?
Il tempo libero c’è perché  il fonico lo faccio due o tre sere a settimana. Quando non devo lavorare anche la sera, ad esempio, ultimamente mi son andata a vedere i mondiali o a fare shopping. Da quando, però, devo alzarmi presto la mattina vado a dormire alle 23 massimo.

Anche prima, quando lavoravi nel pub era così?
Con il pub era diverso, un misto di orari. Il pub apre alle 10:30 di mattina e chiude alle 23 o mezzanotte di sera. Non aprono come qui fino alle 4 di mattina, perché a Londra è cosa lecita uscire  alle 18, si finisce di lavorare, si esce, ci si diverte ed alle 23 arrivi a casa, dormi garantendoti quelle otto ore di sonno. Il giorno dopo a lavoro non sei troppo pesantemente sconvolto dai postumi della sera prima. Qui, invece, esci alle 23 e torni a casa alle 6 di mattina e devi andare a lavorare alle 7.

Anche lì c’è il mito del sabato sera?
Venerdì sera è il mito, poi si esce dal Giovedì alla Domenica, a meno che non vai in centro dove c’è pieno di italiani e spagnoli che escono il sabato sera.

Quando eri a Lamezia suonavi in una band musicale. Ti sei portata la passione del basso anche a Londra?
Suono amatorialmente a casa con i miei coinquilini che, fortunatamente, sono anche musicisti. Non ho mai avuto tempo per cercarmi una band. Sono passata da cerca lavoro, cerca lavoro, cerca lavoro a lavora, lavora, lavora. Dovrei riprendere (occhio lucido), mi manca suonare sul palco.

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Con la cucina inglese, invece, come te la cavi?
Dipende se sono tutta la giornata fuori, cerco di prepararmi qualcosa prima da casa, per lo più legumi, altrimenti non c’è niente di salutare da mangiare, niente di paragonabile all’Italia. Il cibo purtroppo  lì non è dei migliori, lo sanno gli stessi inglesi. Qui valorizziamo i sapori della nostra terra, li invece li coprono con salse perché altrimenti non sarebbero buoni. Ogni singola persona che viene qui a Lamezia a trovarmi, infatti, rimane  stracontenta del cibo che mangia.

Cosa ti sta portando questa esperienza londinese?
Esperienza, molta crescita, si cresce molto in fretta quando si è fuori. È una apertura mentale diversa da quella che c’è qua. Le prime volte che scendevo mi rendevo conto che tutti mi sembravano cambiati, poi ogni volta che ritorno mi rendo conto sempre più che effettivamente sono io quella che cambia mentre qui rimane tutto uguale.

Ad una diplomata di quest’anno gli consiglieresti di fare questa scelta?
Se non hai le idee chiare su cosa fare, si. Io l’ho consigliata a mio fratello. Toglietevi la mentalità del “bisogna avere una laurea” che al momento la gente che ha una laurea sta lavorando nei centri commerciali a pessime condizioni economiche. Se uno ha intenzione di prendersi la laurea seriamente, sa cosa vuole, lo deve fare nel posto giusto, cioè in una Università rinomata, con ottimi insegnanti molto che ti spingono, ti insegnano, ti danno anche dei consigli su cosa fare. Poi devi essere tu ad avere la pazienza del farti tutte le esperienze possibili che quella Università ti offre, non è necessario avere tutti 30, ma prendersi anche l’esperienza. Che poi io posso darlo e non darlo questo consiglio, perché io non ho mai fatto l’Università. Se, però, devi studiare lingue soltanto per il titolo della laurea, senza imparare la lingua, allora è meglio che te ne vai nel paese della lingua che vuoi imparare. La lingua te la impari meglio buttandoti dentro e imparandola piuttosto che facendo mille corsi. Si, quindi, io consiglio di fare questa esperienza, non necessariamente  di anni come poi alla fine sono rimasta io, ma anche solo 4/6 mesi in cui ti impari la lingua e apri la mente, cambi. Cambi idea su molte cose, vedi vita diversa, ritmi diversi, non se ne parla che ti siedi a pranzo con amici e parenti. Il pranzo è un panino alle 2. Nnon c’è questa cultura che abbiamo noi che, comunque, manca.  Questa è una cosa positiva dell’Italia, ovvero il fatto che valorizzi di più la famiglia  anche solo con il fatto di mangiare assieme. A Londra non esiste. Hai la possibilità, però, di vedere cose diverse, imparare,  renderti conto della differenza che c’è tra la vita qui e la vita là.

Non hai intenzione di tornare?
Tornerei volentieri. Dammi, però, qualcosa da fare. Dammi qualcuno che mi valorizzi tanto quanto lo fanno lì, anche se a Londra non è che ti valorizzano più di tanto, sei un numero. Se ti fai la tua strada, però, comunque lo trovi qualcuno che ti valorizza  per quello che fai. Qua, invece, ti sfruttano per quello che fai, cioè se lo fai sei sottopagato o addirittura non pagato del tutto. Avendo la possibilità tornerei a Lamezia, perché la mia famiglia è qua. Se esistessero dei lavori e stipendi decenti, sarebbe più facile, più economico. Tornerei volentieri, posti come questi non ce ne sono da nessuna parte. Londra ha una bellezza diversa, architettonica, diversa da quella dell’Italia. Anche in Inghilterra c’è il mare, ma niente di lontanamente paragonabile a quello che c’è qua, da Pizzo a Tropea.Ho parlato con delle mie amiche che lavorano qui e mi sconvolgo di come facciano a lavorare a queste condizioni, o come facciano ad accettare determinate condizioni di lavoro che per me sono completamente illegali. In Inghilterra c’è un minimo salariale 6 .30 sterline all’ora, e ci vivi se ti fai una quarantina di ore a settimana qua esiste il minimo salariale? È triste ti fa arrabbiare un sacco, questo è un motivo per cui non torno. A che scopo poi dovrei mai farlo se là io ormai vivo bene tanto da permettermi un mese di vacanza.

Come vedi Lamezia dopo essere stata a Londra?
La vedo più tranquilla, perché è più piccola. A Londra i trasporti sono veloci, ma una volta che sei uscito rimani fuori, non hai il tempo di dire torno a casa a cambiarmi esci una volta nella giornata e poi ritorni la sera. Qua, invece, è più rilassata e adesso l’apprezzo di più la vita più rilassata, apprezzo il mare, avendo vissuto delle estati lì senza tornare, mi sono resa conto di quanto mi manca il mare. 19 anni li ho vissuti a Lamezia Terme, la vita è tranquilla ed il tempo passa più lentamente, mentre a Londra  non è così, scorre tutto più veloce.

Con che spirito uno dovrebbe partire?
Devi essere stupido abbastanza per partire. Questa è l’unica cosa che veramente consiglio. Una sana incoscienza. Non ci devi pensare troppo. Ho preso il diploma e fino ad Agosto avevo deciso di andare a Roma a fare lingue o psicologia. A fine agosto, poi, ho deciso di andare a Londra perché  non vedevo né me stessa soddisfatta della mia decisione, in quanto comunque ero indecisa, e nemmeno i miei genitori erano tanto convinti del fatto che io magari dovessi cambiare dopo metà anno. I miei genitori sono stati molto aperti mentalmente e li ringrazio tantissimo perché non tutti i genitori avrebbero permesso di fare questa scelta ai propri figli. Stupida abbastanza, dunque, perché sono partita dopo le superiori dicevo “ci provo, male che va torno” anche se ero partita con l’intenzione di non tornare almeno per un anno. Ora che sono a Londra, però, so cosa significa trasferirsi in una altra città e magari prima di andarmene ci penso e mi organizzo un po’ meglio. Non che quattro anni fa mi ero organizzata male, però è sempre un enorme cambiamento. Non è una cosa da tutti, ci vuole il carattere giusto. Ci sono persone che stanno bene qua e, onestamente, vorrei anche io stare bene qua. Ripeto non è da tutti, ma alcune persone dovrebbero fare questa esperienza e non continuare a soffrire qua.

Dove e come vedi il tuo futuro?
Non te lo so dire. So che non voglio rimanere a Londra per tutta la vita, anche se in questo momento mi trovo bene a livello lavorativo.

Anche Londra alla fine stanca?
Londra è bella per un anno e mezzo, due anni. A meno che non ti trovi un lavoro ben remunerato, è difficile anche lì, non ti trovi bene. Si può vivere anche fuori Londra, in altra città dove il lavoro si trova un po’ di più rispetto all’Italia. Tutta la vita a Londra, comunque, non la voglio passare ed è anche uno dei motivi per cui mi sono presa una vacanza abbastanza lunga. Voglio pensare a cosa fare. L’idea è quella di andare in Australia o Giappone, Sud Africa. Una volta nella vita so che andrò in Giappone e ci starò un mese. Non so quando, ma ci andrò. In Australia, invece, vorrei andare per un paio di anni, anche perché è facile prendere il visto prima dei 30 anni perché è una popolazione a scarsa densità

Ci vuole un altro momento di stupidità?
Si, per questo ci sto mettendo di più. Anche perché è più lontano, ci vuole una determinata somma in banca. Gli australiani devono essere sicuri che una volta terminato il visto hai la possibilità di comprare il biglietto di ritorno. È facile prendersi il visto per un anno, poi si può allungare a due anni facendo lavori nei campi per tre mesi. Lavori in campagna per tre mesi, lavori duro, però ti danno vitto e alloggio e ti consentono di restare un anno in più in Australia. Devo valutare le varie opzioni, dopo 4 anni a Londra è già ricominciata una nuova vita, cioè dopo un anno e mezzo hai si dei legami,  ma tali che mi trattengono più di tanto. Come puoi notare, poi, parlo tanto e non ho problemi a socializzare

Non programmi un futuro troppo distante
No, penso a breve termine. Ora torno e lavoro per un festival nell’isola di Wight, dopo vado in Spagna. Se riesco a risparmiare vorrei farmi un viaggio questo inverno vorrei fare un mese anche se non credo posso, essendo una lavoratrice autonoma.

Lavori in proprio?
Si, non sono dipendente, emetto fattura, so come si pagano le tasse.

Cosa che non avresti mai immaginato
No, comunque dovrebbero insegnarlo nelle scuole. Invece di insegnarmi latino, che non mi sta servendo a niente, inserisci due ore di studi sociali. Una persona che esce dalle superiori o dalle università non sa come aprire un conto in banca o come funziona il pagamento delle tasse.

Tu come hai fatto?
Per forza! Sto imparando. Ho finalmente capito cosa serve un commercialista. Il sistema di tasse a Londra è migliore perché le puoi pagare mensilmente e se ne paghi troppe te le restituiscono ad aprile quando chiude l’anno finanziario. Il 20% di tasse dopo le 10.000 mila sterline guadagnate