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Aieta: sui fondi europei va detta le verità

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Aieta: sui fondi europei va detta le verità

Riceviamo e pubblichiamo

Nel giorno in cui apprendiamo che la Commissione europea ha sbloccato i pagamenti per il Programma operativo della Calabria che gestisce i fondi europei del Fesr e del Fse (Por Fesr-Fse), é necessaria una scrupolosa valutazione.
Ho letto nei giorni scorsi analisi e commenti di colleghi di maggioranza che rimproverano all’Amministrazione Regionale la mancata capacità o, peggio, la mancata volontà di concordare con Bruxelles un’azione incentrata su poche grandi direttrici di investimento.  Mi permetto di consigliare maggiori approfondimenti sulla materia in quanto, probabilmente, non si hanno chiare le tappe fondamentali che hanno caratterizzato la costruzione dei Programmi Operativi Regionali unitamente agli strumenti e alle modalità che ne regolano il loro funzionamento.
É necessario ricordare che i Regolamenti Comunitari (nella specie il 1303/2013) impongono che la Programmazione 2014-2020 concentri le risorse su specifici obiettivi tematici. Per il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale della Calabria, così come avvenuto nelle altre regioni del Mezzogiorno, il 50% delle risorse sono state concentrate sulle quattro aree che contribuiscono maggiormente alla realizzazione della strategia Europa 2020: Ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione; Agenda digitale; Competitività dei sistemi produttivi; Energia sostenibile e qualità della vita.
È grazie a questo imponente investimento sui 4 pilastri sanciti dalla Strategia Europa 2020, che oggi la Calabria può dire di registrare importanti progressi su asset territoriali fondamentali, come ad esempio, nell’incremento delle unità abitative che accedono alla banda larga (oltre 73.000), negli oltre 300 ricercatori e addetti coinvolti in progetti di ricerca e innovazione, nelle circa 460 piccole e medie imprese sostenute in una Regione che soffre per un sistema produttivo debole e frammentato, per gli oltre 230 Comuni sostenuti su azioni incentrate sul tema del risparmio energetico, del traporto sostenibile e nella riduzione dell’emissioni di CO2.
Occorre ancora ricordare che nella Programmazione 2014-2020, il POR Calabria, ha riservato una grossa fetta di risorse, circa il 30% dell’intera dotazione FESR (270 milioni di euro), all’implementazione delle strategie Urbane Sostenibili e alle Strategie sulle Aree Interne. Tale ulteriore concentrazione finanziaria è stata programmata ed attuata grazie ad un laborioso tavolo di confronto tenutosi tra l’Autorità di Gestione, i Dirigenti Generali dei Dipartimenti regionali, i funzionari e gli esperti dell’amministrazione regionale, i Sindaci ed i delegati delle amministrazioni comunali. Le strategie approvate, non sono altro che le volontà espresse proprio dalle Amministrazioni Comunali e delle aree interne, che hanno rappresentato in modo chiaro e distinto i propri fabbisogni, in un percorso di concertazione genuino e costruttivo, esempio di sviluppo locale dal basso.
Si evidenzia ancora, che proprio per assicurare l’efficacia degli investimenti e scongiurare gli interventi a pioggia in questa tornata programmatoria 2014-2020, i regolamenti comunitari hanno previsto i prerequisiti indispensabili per la selezione degli interventi di carattere normativo e programmatorio (c.d. “condizionalità ex ante”), di competenza nazionale e regionale, che per la Calabria, hanno portato al necessario aggiornamento ed alla redazione di importanti piani in materia di Trasporti, Rifiuti, Ricerca. Ogni intervento, a differenza del passato, deve far capo ed essere incluso in un programma pluriennale, la cui assenza determina l’impossibilità di erogare risorse. È come dire che se non concorri ad una strategia complessiva e concentrata su pochi obiettivi e priorità non puoi usufruire dei fondi, esattamente il contrario della ipotesi fantasiosa prospettata. Non a caso le infrastrutture viarie e ferroviarie, così come il sistema di trasporto urbano e metropolitano, tutti promossi nell’ambito del POR, oggi rivestono una piena coerenza con il Piano Triennale dei Traporti, e mirano al rafforzamento dei nodi di interscambio inseriti nelle reti Trans European Network.
Ancora, 324 sono i milioni di euro destinati all’Asse 6 Tutela al patrimonio ambientale e naturale, che insieme ai 93 milioni di euro dell’Asse 5 sulla prevenzione del rischio idrogeologico rappresentano nel complesso circa il 40% della dotazione dell’intero POR FESR.
Sembra paradossale che, nonostante la Calabria sia riuscita a superare del 16% il target di spesa previsto al 31 dicembre 2018, con una grande performance che l’ha portata a non incorrere nel disimpegno automatico, e raggiungere con 7 mesi di anticipo il target nazionale previsto per luglio 2019 (pari a circa 413 milioni di euro), tutto ad un tratto il problema sia quello delle direttrici di investimento! Le quali sono mutuate e decise nell’ambito di un ampio percorso di partecipazione, nel quale Commissione Europea, Stati e Regioni, condividono i propri fabbisogni nel più ampio quadro delle dinamiche politiche, economiche e sociali su scala europea. Mai come in questa programmazione la concentrazione delle risorse comunitarie su temi specifici è stata così accentuata, e mai come in questa programmazione ogni intervento del POR Calabria per essere finanziato, deve essere funzionalmente connesso ed organico ad un programma regionale che ne fissa obiettivi, finalità e risultati.
È vero, la Calabria con 18,42 punti registra un indice di competitività regionale in calo rispetto al 2010 ed oggi è al posto 244 in Europa, come è anche vero che ha tenuto sostanzialmente rispetto al dato del 2013. Se la Calabria oggi fosse competitiva non staremmo qui a parlare di fondi strutturali. I dati non fanno altro che confermare che l’Italia è un paese ‘spaccato’ con il Sud che arranca per essere competitivo su scala continentale, e il Nord che continua a indietreggiare rispetto alle altre regioni europee. È questa la fotografia vera dell’Italia scattata dall’Indice di competitività regionale 2019, che vede regioni come la Lombardia che, dal 2010, continua a perdere posizioni e oggi è al posto 145 su 268 regioni europee monitorate.
Non va oltremodo dimenticato che l’indice di competitività regionale 2019 è uno strumento di cui le autorità degli Stati membri -incaricate della definizione dei futuri programmi della politica di coesione per il periodo di bilancio dell’UE 2021-2027- potranno avvalersi per individuare i punti di forza delle regioni e indirizzare meglio gli investimenti. È, pertanto, uno strumento propedeutico alla discussione che la Commissione ha avviato con tutti i paesi dell’UE sulle priorità dei futuri programmi della politica di coesione.
In conclusione, credo sia necessario ponderare ogni uscita pubblica che possa trarre in confusione i cittadini alimentando un clima già di per sé sconfortante a causa di dinamiche politiche non sempre frutto di logiche a sostegno del bene comune ma, spesso, di calcoli