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Arrestato e rilasciato a Kiev il fotoreporter italiano Giorgio Bianchi

Il 2 maggio, a quattro anni dall’eccidio di Odessa, le autorità ucraine gli hanno vietato di fare un reportage
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Giorgio Bianchi è un eccellente fotoreporter italiano premiato in più occasioni per la sua bravura nel documentare la guerra attraverso la fotografia.

Da piazza Maidan del 2014, alla guerra in Siria e a quella nell’Ucraina Orientale, di etnia russa, che ha dato vita, attraverso un referendum popolare, alle Repubbliche di Lugansk e Donetsk, Giorgio è sempre in prima linea a fotografare la realtà degli avvenimenti ed a raccontarci la verità su di essi senza sbavature.

Dopo essersi più volte recato in Donbass, a documentare le ragioni dei separatisti, Giorgio era partito alla volta di Kiev per poi spostarsi a Odessa, dove il 2 maggio 2014 le bande paramilitari, che erano e rimangono l’essenza del regime, avevano attaccato la Casa del Sindacato con molotov, bruciando vive 42 persone accusate di essere “filorusse”.

Qui Giorgio avrebbe dovuto fare una serie di interviste per documentare e comprendere cosa pensasse la popolazione Ucraina della Regione separatista del Donbass e partecipare alla cerimonia commemorativa. Tuttavia, proprio negando al coraggioso fotoreporter italiano il diritto di svolgere il proprio lavoro con l’obbiettività che da tutti gli è riconosciuta, il regime ucraino ha dimostrato la sua debolezza perché ha avuto paura della verità.

Le autorità di Kiev, infatti, lo hanno trattenuto all’aeroporto della capitale martedì mattina 1 maggio e, dopo averlo interrogato più volte gli hanno comunicato essere persona non gradita, in quanto nel 2015 avrebbe oltrepassato illegalmente il confine ucraino per entrare in Donbass. Cosa non vera che Giorgio ha potuto documentare, carte alla mano, che a quella data entrò regolarmente in Ucraina e si accreditò presso il Ministero dell’Interno dal quale ricevette la ATO card.

Per l’ennesima volta, l’Ucraina dimostra il suo vero volto oppressivo ed antidemocratico che nega la libertà di cultura e di espressione, mentre le carceri si riempiono di dissidenti. E’ singolare come l’Italia, attraverso l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, lo scorso giugno abbia ricevuto con tutti gli onori Andrey Parubiy, Presidente della Rada ucraina, che, oltre a dichiararsi nazista, fu uno degli artefici del golpe del 2014 organizzato e diretto da Stati Uniti e Unione Europea come ampiamente provato e documentato.