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domenica, Aprile 11, 2021

Fight club Lamezia: I professionisti delle arti marziali ed il campione nazionale di Kick Boxing

In precedenza abbiamo già aperto una finestra sul panorama della kick boxing, e delle arti marziali in genere, nella nostra città parlando della Pro Fighting Lamezia. Oggi vogliamo invece presentare un’altra grande realtà della kick boxing lametina: il Fightclub Lamezia.

Il gruppo sportivo è diretto da Daniele Miceli, campione nazionale in diverse discipline, coadiuvato da vari istruttori come: Ettore Scaramuzzino, Pietro Giovannelli, Sandra De Sarro (boxe impact, kick boxing e thai femminile), Mattia Romano, Vincenzo Vescio e Vincenzo Cittadino (Functional Training).

La kick boxing è un ottimo sport, tonificante e rinvigorente, ed è molto consigliato alle donne come metodo di autodifesa.
Obiettivo del Fightclub è, certamente, quello di preparare al meglio atleti di tutte le età nelle varie discipline delle arti marziali, agonisti di alto calibro che daranno visibilità e onore a Lamezia, ma prima di tutto è quello di tramandare i valori e gli insegnamenti sui quali le arti marziali sono fondate, di insegnare prima che le tecniche, i valori del rispetto e del sacrificio.

Molte sono le discipline insegnate: Kick Boxing; Muai-Thai; MMA (Mixed Martial Arts), una disciplina che prende il meglio da ogni arte marziale, combinando il combattimento (Boxe, Thai) con la lotta a terra (Judo, Lotta grecoromana); Submission Fight, la lotta a terra, senza colpi, in cui si tenta di sottomettere l’avversario mediante sbilanciamenti e l’utilizzo di leve e chiavi articolari; Boxe Impact, esercizio indirizzato al dimagrimento e alla tonificazione muscolare, un’attività che unisce il lavoro aerobico con le tecniche della Kick Boxing; e il Functional Training.

Attualmente il FIghtClub svolge i propri allenamenti e le proprie preparazione atletiche presso la palestra Esprit di Lamezia. Le federazioni alle quali il club aderisce sono: l’ADCC Shotoo, IAKSA, federazioni con riconoscimenti mondiali, e lo CSEN, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI.

Uno sport che prima di tutto tenta di insegnare ai ragazzi il rispetto e la disciplina. Consegnando loro dei valori tentiamo di distaccarli e dissuaderli dalla cultura di strada.

Ciò che, infatti, come prima cosa, con la pratica di queste arti marziali si tenta di infondere è una maggiore sicurezza in se stessi, di insegnare il senso del dovere e del sacrificio.

Formare, prima che atleti, persone; impartire una disciplina salda e consapevole dei valori da rispettare e portare avanti.
Questi sono i valori delle arti marziali, che niente hanno a che vedere con una pratica violenta e fine a se stessa.

La violenza, a differenza di quanto magari molti pensano, è assente da un incontro di kick boxing: è presente, esclusivamente, un sano spirito agonistico che fa sì, che alla fine dell’incontro, i due atleti si congedino con una sana stretta di mano, dimenticando i colpi subiti nel match. Il gruppo sportivo diretto da Miceli (unico atleta professionista in Calabria di tutte le discipline elencate) è attivo, con una serie di dimostrazioni, per promuovere questa immagine sana del proprio sport, tentando di aprire gli occhi a tutti e di capovolgere la diffusa idea che vuole sport del genere come violenti.

Con varie esibizioni e mediante un’informazione scolastica, che sottolinea l’aspetto didattico e formativo delle arti marziali, tentano così di smentire la disinformazione che ha spesso infangato i valori sui quali le arti marziali si fondano e in cui loro credono ciecamente.

Prendendo in prestito una citazione di un famoso libro di Chuck Palahniuk e adattandola al nostro caso, possiamo concludere così: la prima regola del Fightclub è il massimo rispetto per il prossimo e per le regole.

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Riportiamo qui di seguito un’intervista fatta dal sottoscritto a Daniele Miceli, direttore del Fightclub Lamezia.

Da quanto tempo lei fa kick boxing? Come ha iniziato?
Da sette anni. Ho iniziato per gioco. Ho iniziato prima facendo boxe su insistenza di un mio amico, per poi, dopo qualche mese, passare alla Kick boxing. Avevo diciannove anni quando ho iniziato, se pensiamo quindi ai tanti bambini che s’iscrivono ora, io ho iniziato decisamente tardi. Tanto duro sacrificio mi ha consentito, però, di superare brillantemente questo passaggio e di ottenere varie vittorie.
Così quello che è nato come un gioco si è sviluppato, diventando una passione e anche una professione. Da due anni, infatti, sono nella categoria professionista, nella classe A.

Attualmente lei che titolo può vantare?
Attualmente il titolo più importante in mio possesso è quello nazionale. Varie volte ho però vinto campionati regionali e interregionali. Anche il campionato nazionale non è la prima volta che lo vinco. Ho combattuto anche per gli europei ma sono, purtroppo, stato sconfitto, ma aspetto l’inizio della prossima stagione per il rematch che metterà nuovamente in palio il titolo. Mi sono nuovamente riscritto a Oktagon venendo subito accettato grazie al mio curriculum agonistico. Inoltre sono campione di Kick boxing (K1), di Thai-boxe e MMA: quindi i titoli sono tre.

Attualmente lei è sia insegnante sia atleta. Come riesce ad adempiere questi due ruoli al meglio?
Non è impossibile. È molto difficile trovare il tempo per fare bene entrambe le cose ma non impossibile.
Per l’insegnamento fondamentale è l’ausilio dei miei tecnici che danno il massimo per promuovere il nostro sport e preparare al meglio i nostri atleti, con il loro aiuto riesco a fare entrambe le cose tranquillamente.

 


Com’è che è diventato maestro? Perché la scelta di insegnare, anziché dedicarti esclusivamente alla preparazione delle gare?
Ho deciso di insegnare sotto la stimolo del mio maestro e di Aldo Mercuri, titolare della palestra Esprit. I loro continui inviti, sommati alla voglia di trasmettere la mia passione, di cercare di far piacere la Kick boxing agli altri com’è piaciuta a me, hanno fatto sì che diventassi anche istruttore.

Questo dividersi fra due cose: allenamento e gare, non sottrae qualità a una delle due cose?
Non credo. Penso che i fatti parlino chiaro: i risultati miei e dei nostri atleti sono la prova che questo problema non sussiste!

Dietro questi successi possiamo dire ci sia più talento o allenamento?
Soprattutto allenamento e sacrificio. L’allenamento è tutto: chi suda di più in palestra suderà di meno in gara! Poi ovviamente una dose di talento non fa mai male. Senza l’allenamento però anche il talento più puro andrebbe perduto.

Come definirebbe il panorama della Kick boxing a Lamezia?
Sta prendendo piede ma bisogna stare attenti alla molta disinformazione che c’è. Spesso capita che alcune persone si spaccino per istruttori senza avere i titoli per poterlo fare, e sono questi coloro che distruggono il nostro sport, dandone all’esterno un’immagine totalmente sbagliata. Fanno apparire le arti marziali come qualcosa di violento nei confronti degli altri, questo è decisamente sbagliato in quanto alla base della nostra disciplina c’è il rispetto del prossimo. Noi tentiamo di capovolgere questa immagine errata.

Lamezia è una piazza importante e, come tale, può e deve avere uno sviluppo. Stiamo lavorando bene ma l’obiettivo è crescere sempre più.

 

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