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Bologna e amianto, quando sulle stragi lo Stato beffa due volte

Due sentenze in cui la giustizia è assente
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Sembra proprio che in Italia non ci sia limite alle assurdità. Quando pensi che l’assurdo abbia raggiunto la vetta, ti devi ricredere, perché di fronte ti trovi una montagna ancora più alta. Questa volta, quasi in simultanea, assistiamo non più meravigliati, ma certamente indignati e disgustati, a due sentenze senza precedenti  e che evidenziano  il grado di “ridicolità tragica” raggiunto dal nostro Paese.

“Più che una sentenza sembra una manovra finanziaria” si legge nell’articolo “Quanto vale una vita? Dipende da chi uccide.” a firma di Stefano Zurlo su “Il Giornale” del 20 novembre 2014, in merito alla condanna di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro a risarcire con “2 miliardi, 134 milioni e 273 mila euro” le 85 vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, per la quale sono stati condannati come esecutori materiali. Si, avete letto bene, la cifra è proprio quella e qui non si discute il valore di una vita, che non ha prezzo, bensì sulla follia di certe sentenze.

Una condanna, senza mandanti e nessun  testimone oculare, attraverso un processo costruito sul nulla e una sentenza già scritta. Un vero e proprio “montaggio” dove gli affari di Stato hanno prevalso sulla giustizia, e la verità è stata sommersa dai depistaggi, dalle menzogne, dai teoremi secondo i quali i colpevoli dovevano essere sempre ed esclusivamente da una  sola parte.

Quasi in contemporanea andava in scena un’altra vergogna per  un’altra sentenza da brividi. Migliaia di vittime causate, nel corso dei decenni, dall’amianto, non hanno avuto giustizia.

La Corte d’Appello di Torino, il 3 giugno 2013, aveva condannato il “miliardario svizzero” Stephan Schmidheiny a 18 anni di reclusione  per il reato di disastro ambientale doloso riguardante i 4 stabilimenti italiani della multinazionale elvetico-belga Eternit AG che da decenni sono causa di morte da tumore  provocato dall’amianto.

Il 19 novembre 2014 la Cassazione ha annullato la precedente sentenza, dichiarando prescritto il reato. Migliaia di vite umane considerate a costo zero.

“Per i morti di eternit dopo 22 anni: prescrizione. Per Bologna, dopo 34 anni, con pena espiata di 30 anni, nessuna prescrizione ma vendetta a freddo. Soldi del contribuente buttati per un processo dalle cifre kafkiane, condanna assurda in termini di legge e buon senso con i veri colpevoli altrove”.

Ancora una volta uno Stato, forte con i deboli e debole con i forti, che beffa due volte condannando gli innocenti e assolvendo le multinazionali.