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Briganti di Sambiase, banditismo o lotta di resistenza ?

Ritrovati i documenti comprovanti che il capo brigante Gennaro D’Audino fu rinchiuso nel lager Savoia di Fenestrelle – Un prezioso contributo dell’Associazione “…dei quaranta martiri” di Lamezia Terme
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Che la Valle del Bagni, a Lamezia Terme nell’ex Comune di Sambiase,  e la corona montuosa del Reventino e del Mancuso, fossero stati scenari di Brigantaggio nel 19° secolo, era fatto noto da tempo.

Poco noto, invece, il movente “politico” che ispirò l’azione di brigantaggio appena dopo l’Unità d’Italia.

Grazie agli studi documentali comparativi oggi si può dire di più.

z peppe bella

Anche a Sambiase, come nel famoso romanzo del “Gattopardo” di Tommaso di Lampedusa, i cosiddetti “galantuomini” e la borghesia locale, non persero tempo a buttarsi tra le braccia del vincitore savoiardo; furono loro a scrivere la storia, ma oggi escono fuori testimonianze che ridanno dignità e onore a quei vinti.

A Sambiase, per il Plebiscito sull’annessione al Piemonte,  la Guardia nazionale,  nonostante avesse avuto il compito di preparare l’esito favorevole dovette ricorre alle intimidazioni e alle minacce e persino agli arresti preventivi. La popolazione si rifiutò di intervenire alle votazioni e rimase per tre giorni in armi sulle alture circostanti. Al processo, cui furono sottoposti, gli interrogati dissero che i ” galantuomini ” avevano minacciato di bruciare le loro case se non fossero scesi a votare per Vittorio Emanuele II”.

Tra i più convinti resistenti al sopruso, troviamo la cosiddetta “Macrina”, la banda capeggiata appunto da Gennaro D’Audino, e che aveva come componenti altri sambiasini: i suoi luogotenenti, suoi fratelli,: Giovanni e Francesco, Francesco Lascala (suo cognato), Antonio Ciliberto, Francesco Fragale, Bruno De Sando, Francesco Levato, Luigi Dorofilo, Vincenzo Calidonna, Gaspare Paola, Giovanni De Luca, Giovanni Stranges, Felice La Chimia, Francesco e Luigi Cerra tutti da Sambiase; i fratelli  Giulio e Stefano Calabria, Felice Costellano tutti da Conflenti. Gli altri erano Giuseppe Paladino e Antonio Scardamaglia da Nicastro

Tutti vennero accusati di  cospirazione per distruggere e cangiare il Governo. Furono rinviati a giudizio ma non ebbero nessuna condanna rilevante, tranne il loro Capo: Gennaro D’Audino.

Gennaro D’Audino di anni 34 figlio di Giuseppe, fuoriuscito dall’esercito borbonico, forma la sua “compagnia” e la sua nomina a “capobrigante” sicuramente gli pervenne per ragioni di età, capacità militari, coraggio e autorevolezza; il D’Audino, anche culturalmente, non era uno sprovveduto: da sarto di professione apparteneva a quella classe di artigiani sambiasini che, per anni, aveva rapporti commerciali con Napoli.

santa macrina (1)

Santa Macrina

Si aggiunga a questo, altro fatto di non poco conto: la sua banda “minore” fu detta Macrina probabilmente per la devozione alla Santa bizantina Macrina la giovane (Cesarea in Cappadocia, 324 – Amasya, 380) – Di questa Santa bizantina sappiamo che è sepolta nella Chiesa dei SS. Quaranta Martiri a Sebaste (oggi Sivas) nell’omonima provincia armena; un forte, e colto, richiamo storico religioso al territorio di Mitoio nella Valle del Bagni, quindi,  dove è stato possibile localizzare, di recente, i ruderi dell’Abbazia bizantina  dei SS 40 Martiri.

Il D’audino fu  condannato ai lavori forzati a vita, con sentenza del  24 Agosto 1864 del Tribunale Militare di Guerra della Calabria Ulteriore II in Catanzaro;  per il Processo, i Savoia, a loro garanzia di successo, nominarono tra i giurati il loro fedelissimo Adriano Cordero di Montezemolo .

Ritroviamo il suo nome, con un refuso contenuto anche all’interno della sentenza (D’Andino anziché D’Audino), nell’elenco dei deportati nel terribile lager di Fenestrelle, nel libro di “Storia del Brigantaggio dopo l’Unità d’Italia” di Franco Molfese  – Feltrinelli Editore 1983; i riscontri su date e identità sono stati poi verificati ulteriormente con la comunicazione di morte inviata dal Tribunale di Catanzaro al Sindaco di Conflenti , rinvenuta nell’Archivio storico di Catanzaro.

A Fenestrelle, i Savoia, si macchiarono di un crimine all’umanità che rimase impunito: migliaia di ex soldati borbonici quivi vennero rinchiusi e per l’approfondimento sulle atrocità rimandiamo al link di internet: http://cronologia.leonardo.it/storia/a1863b.htm.

Oggi, riscoprire nel Bagni l’ingresso di alcune grotte ed i racconti della gente del luogo, dà un significato in più, rispetto a quello già importante di tipo speleologico – geologico – naturalistico; quei luoghi furono lo scenario di resistenza di un manipolo di uomini che tentarono di difendersi dai tanti soprusi.

 

Notizie Storiche di Giuseppe Ruberto

Commento di Francesco Antonio Fagà

Associazione “ … dei Quaranta Martiri” – Cantarelle di Sambiase – Lamezia Terme

  • Francesco Antonio Fagà

    Ci susiamo per il refuso, nella citazione trattasi, ovviamente, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e non Tommaso di Lampedusa