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Tutto cambia perché’ nulla cambi

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Tutto cambia perché’ nulla cambi

Riceviamo e pubblichiamo

Nel mentre risuona ancora l’eco, pressoché unanime, della soddisfazione per la legge regionale che istituisce l’Azienda Unica Ospedaliera- Universitaria di Catanzaro, giunge la notizia dello scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose dell’Asp di Reggio Calabria.

Non sappiamo se questa notizia frenerà gli entusiasmi o, al contrario, accelererà i tempi del Tavolo Adduce.

C’è davvero tanto di cui occuparsi. Sono 81 i primariati in ballo, 39 a direzione ospedaliera, 41 a direzione universitaria e 1 a conduzione Asp, oltre tutto l’indotto. Capiamo bene che lo scioglimento dell’Asp di Reggio Calabria può aspettare e, nemmeno più di tanto ci dovrebbe sorprendere.

Ma la memoria corta della politica, ma anche dei cittadini calabresi, fa sì che ci si occupi della cronaca giornaliera dimenticando come per incanto il passato.

Eppure ci sarebbe tanto bisogno di fare memoria. Ci aiuterebbe a leggere meglio il presente e, pensare in maniera più coerente al futuro.

Correva l’anno l’anno 2005 quando l’allora Ministro dell’interno On. Amato disponeva l’accesso antimafia presso l’Azienda sanitaria n. 9 di Locri. Ci ricorda niente Locri, l’On. Fortugno, il frastuono che ne seguì e il successivo silenzio tombale?

Successivamente lo stesso ministro disponeva pari accesso presso le aziende sanitarie n. 10 di Palmi e n. 11 di Reggio Calabria, confluite, poi, con la legge regionale n. 9 del 11 maggio 2007, nell’azienda sanitaria n. 5 di Reggio Calabria.

Nemmeno il tempo di costituirla che con Decreto del Presidente della Repubblica del 19 marzo 2008 l’azienda sanitaria n. 5 di Reggio Calabria veniva sciolta per infiltrazioni mafiose.

Nel decreto di scioglimento veniva testualmente riportato: “In  esito alla complessa attività’ di accertamento esperita dalla commissione   di  accesso,  il  prefetto  di  Reggio  Calabria  nella relazione   del   26  marzo  2007  ha  comunicato  che  gli  elementi sintomatici    dell’infiltrazione   e   del   condizionamento   della criminalità’    organizzata   sono   «tutti   presenti   nella   vita politico-amministrativa-sanitaria e gestionale dell’Azienda sanitaria n. 11 di Reggio Calabria».     Appaiono  rilevanti,  a tal fine, i collegamenti che vincolano la vita  amministrativa  dell’ente  a  dinamiche esterne e riconducibili alle  mire  espansionistiche  delle organizzazioni criminali operanti sul  territorio.  Sotto  tale  aspetto assumono importanza decisiva i riferiti  e documentati rapporti tra il personale sanitario e singoli esponenti  della criminalità’ organizzata, le denunce presentate alla locale  procura  della  Repubblica  da  alcuni  dirigenti di vertice, dimessisi dall’incarico, nonché’ la presenza condizionante, accertata dalla  stessa  commissione  di  accesso,  di  personaggi che, ai piu’ diversi  livelli  operativi, costituiscono dei veri e propri «cavalli di  Troia» della criminalita’ organizzata all’interno della struttura socio-sanitaria.

Soffermandosi, poi, sull’azienda sanitaria di Palmi, ma interesserà successivamente anche le altre aziende, nella relazione si legge: “La  permeabilità’  della  struttura socio-sanitaria di Palmi agli interessi  delle  consorterie  criminali locali emerge, peraltro, dai seguenti elementi sintomatici:l’alta  percentuale  di  dipendenti  con precedenti penali e di polizia: ben il 20% (314 unita’ di personale), dei quali il 17%, pari a  50  unita’,  e’  segnalato  per fatti e reati tipici dell’ambiente mafioso,  quando non direttamente come appartenente alle cosche della ‘ndrangheta.  Tale  constatazione  assume  maggior  rilievo quando si ponga   mente   alle   irregolari  modalità’  di  reclutamento  e  di avanzamento in carriera di buona parte del personale”.

Non credo che la triade commissariale avrà difficoltà a redigere la nuova relazione, io consiglierei un semplice copia e incolla.

In questi anni tutto è cambiato affinché nulla potesse cambiare.

A distanza di oltre un decennio registriamo lo stesso identico copione di un brutto film Già visto.

E allora la domanda sorge spontanea avrebbe detto qualcuno.

In tutti questi anni cosa è stato fatto per accertare le responsabilità e i responsabili di questi delitti. Chi ha pagato per questo disastro?

Solo e esclusivamente i cittadini calabresi

Nell’ultimo Rapporto annuale dell’Istat, la Calabria risulta tra le regioni a più elevata mobilità ospedaliera in uscita con il 21,2% dei ricoveri dei residenti e contestualmente risulta tra le regioni con la percentuale più bassa di cittadini soddisfatti per l’assistenza medica ospedaliera ricevuta nel luogo di residenza.

E tutto questo alla modica cifra 300 milioni di Euro all’anno, spesso non rendicontati. Tanto costa la nostra peregrinazione sanitaria.

C’è l’urgente bisogno di uno scatto di orgoglio da parte della stragrande maggioranza dei calabresi perbene.

Ritornare a essere cittadini e non sudditi di una politica autoreferenziale, inconcludente e connivente.

Il Presidente Regionale : Avv. Vincenzo Massara