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CENTOPOESIE. Filosofia e spiritualità – Nuovo libro di Filippo D’Andrea

Recensione di Fiore Isabella, poeta e maestro elementare-
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“Giovani per le strade” e “Dove son finiti i fiori”  rappresentano due canti di protesta e di speranza  che hanno iscritto al catasto delle nostre esperienze di vita l’arte dell’incontro.

E’ stato bello ricordare un percorso di lucido dialogo con quasi mezzo secolo della nostra storia per riconoscere  che la sensibilità delle persone, che si sono incontrate per interpretare il mondo, non è venuta meno, anzi si è arricchita di un respiro profondo fatto di immagini colorate di sentimento.

E la poesia di Filippo D’Andrea è anche questo, un combinato disposto di ricordi e sentimenti. Esattamente quello che rende sostenibile il nostro rapporto col tempo che passa; con le persone che non ci sono più e con i luoghi che ce li ricordano , che si incastrano dignitosamente con il desiderio di cielo in cui Filippo trova la molla per andare avanti, trovando risposte importanti in grado di alimentare la speranza.

La sua poesia, infatti, si nutre di elementi naturali, di amore e rimpianto per il tempo perduto, di preoccupata attenzione per un mondo che cammina come un convoglio senza locomotore verso il deserto.

La valenza lirica di Filippo D’Andrea  si inscrive in quella che considero la poesia dell’anima., grazie alla quale mi ha introdotto nel suo mondo di introspezione filosofica che non si discosta dal suo vissuto concreto, anzi ne contempla, con ricercatezza semantica, la valenza umana e spirituale. Anche in questo lavoro come in quello  precedente dal titolo ”Appeso alla luna.  Orme filosofiche” ho ravvisato  e ravviso una tensione spirituale mai scissa dal concreto delle cose che hanno segnato il suo vissuto e che si materializzano nella ”nostalgica luna tra rami d’ulivo e grappoli di tristezza” di Bianca Quiete.

Filippo rifugge dalla spiritualità di tipo dogmatico, nella quale avviene un’assunzione acritica dei precetti e delle verità di fede, e afferma con lucidità una spiritualità consapevole, in cui non si è più recettori passivi ma attori di un percorso di ricerca che ha come suo fine peculiare la realizzazione di sé; realizzazione che non può in alcun modo fare a meno del mondo che ci circonda e delle sue inesauribili possibilità di riscatto. Il primo atto di autocoscienza spirituale parte da un detto così semplice da apparire scontato: “conosci te stesso”. È un detto valido anche per la poesia, in quanto il vero poeta è mosso alla sperimentazione letteraria da un’esigenza di scavo interiore, dalla spinta a conoscersi e a conoscere la realtà e le sue leggi.

Filippo ci invita ad approfondire il nostro rapporto con la vita e quindi a meditare sulla fondamentale domanda: “da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo? .

Filippo D’Andrea è un’artista vicino alla terra, alle cose degli uomini. Eppure,dall’adolescenza in poi, attraverso poesia, ricerca filosofica e meditazione, riattiva il reale, costruisce piccoli mondi accanito all’esistente, all’indicibile; riesce a farsi testimone dei ” desideri dell’anima”. E lo fa dall’alto della sua fine sensibilità teologica e filosofica, mai avulsa dal dono della fede, ricamando, con indubbia efficacia narrativa e con sensibilità lirica, dei momenti straordinari di riflessione sui temi dell’umanità : un’umanità ruotante intorno alla quotidianità della vita, al destino dell’uomo e al suo rapporto con Dio.