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Circolo SEL Lamezia: Sentenza Perseo nel silenzio assordante della Città

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Il silenzio “assordante” che si registra in città dopo la sentenza di primo grado del processo “Perseo” deve far riflettere per le implicazioni che determina.

L’esito giudiziario dell’inchiesta che ha scompaginato una delle cosche più pericolose ed agguerrite segna una data importante per l’intera comunità lametina.

E’ un punto di svolta in quanto rappresenta l’apice di un’efficace azione di contrasto da parte di tutte le forze dell’ordine, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza che, ognuno per le proprie competenze e sotto le direttive della Distrettuale Antimafia, ha svelato l’articolato intreccio di interessi che si erano coagulati intorno al clan mafioso egemone.

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Il processo, infatti, ha consentito di svelare quanti e quali ambienti erano coinvolti direttamente o in veste di “fiancheggiatori” negli affari della cosca Giampà che, come si è appreso, alle azioni omicidarie, alle estorsioni, alle truffe assicurative aggiungeva anche il sostegno elettorale a liste e candidati.

Mai, prima di questa sentenza, era stata sancita una verità giudiziaria così clamorosa e dettagliata.

Di fronte a questo, al di là delle singole condotte ascrivibili agli imputati che potranno difendersi negli ulteriori gradi di giudizio, nonostante la costituzione di parte civile di associazioni e dello stesso Comune nel 2014, una parte della società civile e politica lametina non sembra aver compreso e valorizzato come sarebbe opportuno, appunto, questo momento di svolta.

Partiti e movimenti politici tacciono, le organizzazioni professionali e di categoria anche.

L’immane e delicato lavoro svolto dalla magistratura e dalle forze dell’ordine  non può essere lasciato passare sotto traccia.

E’ giunto il momento che ognuno faccia la propria parte affinchè le zone d’ombra vengano illuminate da comportamenti coerenti ed improntati alla trasparenza ed al rispetto della legalità.

Ora più che mai partiti e liste si impegnino a selezionare la loro classe dirigente e i loro rappresentanti tra le persone più limpide e specchiate e i professionisti lametini non rincorrano facili guadagni mettendo al servizio di criminali e truffatori le loro competenze.

Il Comune, attraverso un’azione amministrativa trasparente e corretta, tracci un argine netto con quanti voglio servirsi della cosa pubblica per scopi privati.

I cittadini nel quotidiano adottino comportamenti dettati dal senso civico e dal rispetto delle norme.

Solo se tutti questi elementi si combineranno la comunità lametina potrà sviluppare nel tempo gli “anticorpi” necessari per evitare che il cancro della mafia e del malaffare continui ad assoggettare al suo potere le speranze, la crescita e lo sviluppo virtuoso della città.

E’ questo il modo più immediato e corretto per valorizzare l’abnegazione di quanti – Forze dell’Ordine, Magistrati Inquirenti e Giudicanti – hanno duramente lavorato per ripulire il marcio che soffocava Lamezia e, ai quali,  dobbiamo tributare un  convinto, pubblico e cristallino ringraziamento.

Il resto tocca a noi, a tutti noi. C’è un ruolo importante affidato agli Inquirenti, ma la sconfitta della “cultura mafiosa”, tanto diffusa in Città, è compito soprattutto della società civile organizzata (Sindacati, Associazioni di Categoria, Partiti, Movimenti), della scuola e della Chiesa.

In questo ambito un particolare compito compete all’associazionismo anti ‘ndrangheta che oltre alla costituzione di parte civile nei processi,  può anche svolgere una diffusa e continua opera di mobilitazione degli imprenditori soggetti ai taglieggiamenti delle cosche perché, liberandosi dalle paure e dai condizionamenti, partecipando attivamente alla battaglia per la legalità, la democrazia, per lo sviluppo pulito e trasparente dell’economia e l’occupazione.