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Con meno di centomila euro si garantirebbero i libri a tutti gli studenti delle scuole dell’obbligo di Lamezia

Lo dettaglia in una nota Casa Pound che per prima ha sollevato il caso
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Dopo averla sollevata Casa Pound ritorna sulla vicenda libri di testo e pagamento cedole da parte dell’amministrazione comunale. Secondo Mimmo Gianturco basterebbero meno di centomila euro, per riuscire a garantire il diritto di acquisto dei libri nelle scuole dell’obbligo, per tutta la città di Lamezia.

L’amministrazione guidata da Sinistra Ecologia e Libertà e dal Partito Democratico, sostenuta sottobanco da tutto il centrodestra lametino, vorrebbe tagliare la spesa pubblica sull’ istruzione di base dei nostri figli. Con la determina del 13 agosto a firma della funzionaria responsabile dei servizi dell’educazione dottoressa Maria Rosa Nicastri e della dirigente dottoressa Teresa Bambara, con la supervisione dell’assessore alla pubblica istruzione Giusi Crimi e del sindaco Gianni Speranza, il comune decideva di non consegnare più le cedole librarie gratuite alle famiglie lametine, salvo qualche rara eccezione, ossia quelle famiglie con reddito ISEE sotto quota 4.000 euro.

I prezzi ministeriali dei costi dei libri sono:1 classe: €19.74, 2 classe €19.59, 3 classe €27.00, 4 classe €42.37, 5 classe €43.54.

Non sono cifre esorbitanti, ma se si calcola che in ogni famiglia possono esserci 2 o 3 figli, unito al fattore crisi economica, la questione si complica notevolmente. Eppure i costi per l’ente comunale non sono eccessivi, stiamo parlando di circa 100 mila euro per tutti i bambini lametini.

Nei mesi scorsi, la stessa cifra è stata spesa inutilmente per pagare il ricorso IMU, dove era già scontata la sconfitta legale, e quindi si è preferito foraggiare lautamente gli avvocati amici della giunta comunale, oppure bastava evitare di nominare uno dei tanti dirigenti strapagati che ci hanno portato sull’orlo del dissesto economico.

In ultimo vorrei ricordare al sindaco Gianni Speranza, che si candida a governatore della Regione Calabria, tra l’altro docente di professione, che i comuni devono rispettare l’articolo 28 della convenzione dei diritti dell’infanzia recita: “Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all’educazione, e in particolare, al fine di garantire l’esercizio di tale diritto in misura sempre maggiore e in base all’uguaglianza delle possibilità, rendono l’insegnamento primario obbligatorio e gratuito per tutti”. Se il comune non torna sui suoi passi, siamo pronti a una grande mobilitazione popolare.