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Cristiani. Testimonianze. I nuovi Martiri. Le preghiere per loro

Quale l’Amore cristiano? Quale la testimonianza cristiana? Momento decisivo per una metanoia
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Ci sono cristiani che, con una corona del Santo Rosario appesa al collo e con un’altra Corona stretta tra le mani, fuggono dalle loro case, dai loro paesi, dalle loro chiese perché cacciati via con la violenza, tra le sofferenze e con la morte atroce che accompagna la  loro fuga.

Ci sono cristiani che, senza Corona del Santo Rosario né al collo, né tra le mani e nemmeno addosso, fuggono dalle loro chiese parrocchiali perché hanno trovato altre cose da fare, e la fede è diventata soltanto una opzione oppure un “usa e getta”, a seconda dei momenti.

Ci sono cristiani che si giudicano e giudicano: noi siamo “gli eletti”, gli altri sono “i dannati”!

Diventa così una opzione anche l’Amore e la Misericordia, entrambi come valori cristianamente intesi. Ovvero, si è liberi di concedere amore e misericordia soltanto come è il vento che gira attorno a quella persona: il cristiano, in questo caso, non si mette dalla parte del Dio buono e misericordioso, ma lo fa diventando il “dio” di se stesso.

Anche le immagini che provengono dalle tante guerre nel mondo sembrano essere fatte apposta per qualche esclamazione, sul tipo: “mio Dio”, ma poi per loro non si fa una preghiera, non si recita con il cuore un Santo Rosario, non ci si avvicina all’Eucaristia per dire a Gesù: “che io Ti possa ricevere  anche a nome di coloro che non lo possono fare”.

Se si entra in una chiesa in qualsiasi ora del giorno, c’è ovunque un vuoto che ti gela le vene: il cristiano ormai è appagato dal suo “dovere” domenicale e/o festivo (quando lo fa), sebbene in altre parti del mondo ci sono coloro che versano il sangue e danno la vita per gridare: “Io sono di Cristo, io appartengo a Lui, niente mi può mancare se con me ho Lui!”

In altre parti del mondo stanno nascendo i nuovi Martiri della Santa Chiesa Cattolica.

Se ci si ferma dinnanzi a questa constatazione, viene in mente una eloquente frase evangelica, una sottolineatura che fece Gesù, cioè che la sua testimonianza, la sua dottrina dovevano essere da Lui impiantate anche altrove. Perciò sarebbero sorti altri Martiri, come lo stesso Gesù aveva predetto:

Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti ai governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro (Mc 13,9).

Ed in quell’esodo tragico, in quella fuga verso confini indefiniti, le testimonianze sono “forti”: bambini sterminati tra i campi assetati del deserto; figure di mamme che stringono a se i loro figli in agonia, corpi insecchiti di persone anziane che stringono (si fa per dire) una copia della Sacra Scrittura.

Certamente tra di loro ci saranno anche  persone che trasportano il carico pesante dei loro peccati; ma è in quel momento che Gesù stesso li sta aiutando a portare il peso dei loro peccati e ad assicurare loro:

Oggi stesso sarete con me in Paradiso

Nella giornata di preghiera che la Chiesa ha indetto per stare vicino a questa gente, credo che non ci saranno “i buoni” da una parte ed “i cattivi” dall’altra della navata: avremmo reso la nostra preghiera come una condanna ed una inefficacia: condanna per chi si appropria di tali giudizi; inefficacia per i fratelli e le sorelle che avremmo voluto sostenere con la preghiera.

Questi nuovi Martiri, in fondo, ci stanno insegnando che il nostro modo di vivere la fede cristiana è sbagliato e fin quando Amore cristiano e Misericordia cristiana non riacquisteranno il loro “sensum fidei”, potrebbe anche essere vana la  preghiera.

Ma poi è Dio che giudica, non l’uomo!