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Dall’agricoltura e dall’agroalimentare provengono forti impulsi per la crescita dell’economia

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Dall’agricoltura e dall’agroalimentare provengono forti impulsi per la crescita dell’economia

Impulsi di vitale importanza per il futuro dell’economia nazionale, con ampi riflessi ovviamente in quella regionale calabrese, sono stati diffusi dai dati e dalle analisi emersi nel corso del convegno nazionale promosso dalla Cia – Confederazione italiani agricoltori, sul tema: “Verso il territorio come destino”, svolto di recente a Bologna con la presenza del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

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Sulla base già di un felice andamento nella scorsa produzione, che a beneficio dell’agricoltura e dell’agroalimentare producono un fatturato vicino ai 300 miliardi di lire, si prevede stimare che nei prossimi 10/15 anni le attività connesse all’agricoltura sposteranno più di 40 miliardi di euro l’anno con la prospettiva di garantire circa 200 mila nuovi posti di lavoro. Oltretutto, sostengono gli esterti, ci sono anche ulteriori spazi di crescita.

Secondo l’analisi della Cia, supportata da un’indagine recente realizzata in collaborazione con il Censis, “l’impresa agricola recupera vigorosamente una dimensione sociale, culturale, che si affianca a quella puramente economica: propone e influenza stili di vita e di consumo, fa innovazione sociale, produce esternalità positive nella società e nel modo di concepire l’impresa, il territorio, il mercato, le relazioni umane e famigliari. Basti pensare al fenomeno della multifunzionalità dell’agricoltura, e in particolare agli agri-nidi, alle fattorie sociali e didattiche, agli agriturismi, ma anche alla crescente attenzione verso la responsabilità sociale d’impresa all’interno del comparto: fenomeni, questi, che insieme al fermento economico, rappresentano i principali fattori di mutamento all’interno del nostro patrimonio agroalimentare, e dai quali il 39,7% degli italiani, e specialmente quelli del Centro (44,5%) – dove queste dimensioni sono ben più radicate – si aspetta che possa derivare l’impulso al cambiamento della vita materiale, e non solo. Soltanto dalla riqualificazione del patrimonio artistico e architettonico (55,3%) sembrano derivare potenziali d’impatto ancora più profondi, anche per via della situazione più complicata che esso attraversa, e che rappresenta ormai un problema strutturale per il nostro Paese”.

Quindi -sottolinea la Cia- la multifunzionalità prima di tutto. Infatti, il segreto del successo delle imprese agricole più competitive è la valorizzazione delle attività connesse, associate a quelle classiche, che in 7 casi su 10 sono interpretate in chiave innovativa. Ma sempre nel solco delle tradizioni, delle tipicità locali e dell’ecosostenibilità.

Alla domanda – rivela la Cia – di indicare in quali settori incentiverebbero un figlio, nipote o conoscente a puntare per il futuro nella scelta degli studi e del lavoro, se il 48,2% degli italiani si orienta verso le nuove tecnologie (nanotecnologie, biotecnologie, bioingegneria), il 16% propende per l’agricoltura, nonostante in più casi questa contempli la necessità di assumersi il rischio d’impresa e resti un mondo complesso, in cui accedere non sempre è semplice. Peraltro, se si aggrega il dato riferito all’agricoltura a quello riportato dalle nuove energie (32,3%) e dal turismo (21,8%), attività strettamente interrelate alla prima, in un’ottica di multifunzionalità che sempre più trova spazio nel settore primario, la soglia riferita alle nuove tecnologie -conclude la Cia- è largamente superata.