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Fallimenti ed esecuzioni Storie di vite perdute

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L’operazione “asta la vista” promossa dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme ha scoperchiato un pentolone dal quale è uscito molto poco rispetto ad un contenuto inquietante.
La Procura ha avuto l’accortezza di intervenire prima che la situazione esplodesse di suo, perché il clima che si era creato intorno alla sezione fallimentare del Tribunale di Lamezia Terme era diventato ingovernabile e incontrollabile.

Alla dichiarazione di fallimento o all’apertura di una procedura esecutiva si può arrivare per molte strade, a volte può anche capitare che per responsabilità di altri si incorre in queste procedure, come può derivare da responsabilità personali, per scelte o per congiunture economiche avverse.

La cosa certa è che le Aste pubbliche sono diventate un’attrazione irresistibile per facili arricchimenti dovuti spesso ad una carenza di controlli e ad una gestione, che seppur legale, crea spazi per l’insinuazione del malaffare sostenuto da metodi mafiosi.
I soggetti coinvolti nelle procedure sono i debitori e i creditori, stranamente si è creato e rafforzato un sistema che è diventato “metodo consolidato” che i soggetti coinvolti escono dalle procedure entrambi sconfitti, ovvero i debitori vengono spogliati dai loro beni e i creditori non vengono soddisfatti nelle loro aspettative.

In sostanza accade che spesso il patrimonio viene dissipato dalla procedura.
E’ interessante comprendere chi partecipa alla procedura, innanzitutto il G.E., poi il Curatore ed il Custode, poi c’è il tecnico incaricato di eseguire le stime, poi c’è il Comitato dei creditori, generalmente costituito da Avvocati e/o commercialisti, poi ci sono gli Avvocati incaricati di portare a conclusione tutti quei procedimenti che dovrebbero garantire il monte patrimonio, naturalmente accompagnati da Ingegneri, Architetti, Commercialisti, Geometri, Ragionieri, Geologi e Periti, chiamati a sostenere la procedura.

Infine c’è l’acquirente che subentra nella proprietà e che spesso dopo alcuni mesi o anni si disfa del bene, non abbandonando mai l’osservatorio delle aste.
E’ comprensibile che in questa lunga catena qualche anello si allenta favorendo l’insinuarsi del criminale che spesso è anche mafioso. Come è anche vero che chi viene spogliato dei propri beni, magari anche per responsabilità non sue cade in depressione che spesso porta alla morte o al suicidio.

Detto questo si comprende come sia delicato questo terreno e come devono essere preparati professionalmente oltre a mostrare una eticità ed una umanità palpabile chi interviene nella procedura.
Quali sono le falle del sistema e perché il sistema attira tanti criminali in cerca di facili guadagni.Presto detto, anzi è così banale che ci si meraviglia della distrazione fin qui operata.

Se un bene che vale 1M€ viene venduto a 100.000 € è del tutto evidente che chi lo acquista fa un enorme affare, infatti l’acquirente ha due strade, la locazione o la rivendita, entrambe le strade producono degli utili che un qualsiasi “lavoro onesto” non produrrebbe nel corso di una intera vita.

Con questo esempio è facilmente spiegato come sia il fallito che l’esecutato perdono tutto, ma anche il creditore resta fatto fesso, perché i 100.000€ non vanno ai creditori ma coprono le spese di procedura.
Si comprende facilmente come il “Piatto” sia molto promettente, per cui c’è un mondo fatto da amici, mogli e mariti, fratelli e sorelle, vicini e lontani, degli attori della procedura che spesso non resistono al facile guadagno.
Ma non è solo questo, si potrebbe pensare che in queste procedure dove i soggetti puliti vengono spogliati, gli attori della procedura percepiscono parcelle adeguate al clima di sventura, non è così questo è uno dei pochi settori dove le parcelle sono piene e pepate perché i veri proprietari non hanno diritto alla parola.

Chiarito quanto detto, se per un momento dovessi essere incaricato di organizzare una struttura che ha come scopo quello di acquistare beni all’asta a poco prezzo in modo che successivamente con le vendite o le locazioni si potesse creare un circuito economico senza fine penso che farei così.

Innanzitutto bisognerebbe creare e magari coinvolgere i curatori, i custodi e personale marginale della sezione fallimentare per avere il massimo di informazioni e per gestire i ribassi dei beni.

Poi bisognerebbe avere una base di soggetti che acquistano in nome e per conto dell’organizzazione insospettabili e inavvicinabili, come Poliziotti, Carabinieri, Finanzieri, Quadri del Tribunale, Professionisti conosciuti. Naturalmente per ampliare la base e annacquare la consorteria non si disdegnano figli, cognati, nipoti, compari, naturalmente usando i soldi della consorteria che può fungere anche da lavatrice. Infine la cosa più importante è non rendere asfissiante il clima intorno alla sezione fallimentare, lasciare spazio, magari poco anche ad altri.

Non tutti i fallimenti e le procedure esecutive sono ricche, ciò non significa che bisogna lasciare perdere l’occasione, in questo caso si cerca di aiutare il proprietario, manifestando la propria disponibilità pur non avendo nessuna contropartita, che qualcuno si dovrà pur far carico di soddisfare.

Il grande Giudice Falcone come criterio innovativo di indagine pensò che seguire il denaro portava ai gestori della criminalità, nel caso che ci interessa seguire gli immobili dopo la vendita all’asta si scopre chi gestisce questo bisinees e chi sono i beneficiari.
Un doveroso pensiero a coloro che sono caduti sul campo, che sono certamente gente brava ed operosa, che non ha trovato nella giustizia la dovuta attenzione per cogliere le fatiche di una vita di lavoro ed essere paragonato a delinquenti comuni del tipo bancarottieri, regalando i loro beni ai porci.