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Ferrovie della Calabria, le ragioni di una crisi

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Pensiamo sia ormai notorio a tutti lo stato di grave crisi che attanaglia le Ferrovie della Calabria, così come è palese che tale crisi sia dovuta, seppur in quota-parte variabile, al complesso di colpevoli azioni od omissioni che ciascuna parte (Dirigenti, Lavoratori, Sindacalisti) ha, nel tempo, messo in opera.

Per quanto attiene ai Lavoratori ed ai loro rappresentanti crediamo che sia lapalissiano che il “contributo” maggiore a tale disastro sia dovuto a quanti hanno utilizzato il sindacato – per altri versi Istituzione nobile e certamente utile e necessaria – a proprio uso e consumo. In particolare intendiamo riferirci a quanti espletano la loro indefessa opera per TUTTI i 365 giorni dell’anno solare, con particolare attenzione nelle giornate di sabato o anche in quei periodi, come attorno a Ferragosto o il 24 ed il 31 dicembre o, ancora, durante tutti i ponti che il calendario regala ai semplici Lavoratori, pardon magari fatto salvo il 25 aprile, ma questo solo per fare un favore all’Azienda e non certo per mettere in dubbio le ferree radici antifasciste dei soggetti.

Chiara quindi la dedizione alla “Causa”, che non si contesta, su cui però incombe una anomalia che è giusto segnalare e che riguarda il fatto che costoro, le rare volte in cui sono chiamati in servizio dall’Azienda, nell’oltre l’80% dei casi presentano un certificato medico di malattia, così da rendersi ancora più “privilegiati” rispetto alla platea dei semplici Lavoratori.

Infatti sappiamo tutti che un Lavoratore che, nell’arco di un anno supera i 180 giorni di malattia (e l’80% di 270 giornate lavorative in un anno fa all’incirca 2215 gg.) è posto in aspettativa e che, protraendosi per più tempo tale stato di fatto si viene licenziati per eccessiva morbilità.

Quindi è d’obbligo che venga il dubbio rispetto ad una cognizione esatta del problema da parte del Sindacato – che ricordiamo è tenuto a rimborsare all’Azienda le tantissime giornate di permesso concesse aziendalmente in esubero rispetto alle meno di 200 previste globalmente per ciascun anno ad ogni singola sigla sindacale – cioè che il proprio rappresentante è spesso ammalato nelle giornate in cui fruisce permesso sindacale, caso contrario, e cioè che la malattia non ricopra più o meno le stesse dimensioni nei giorni di fruizione dei permessi sindacali, dovremmo ipotizzare che probabilmente ci troviamo davanti ad un raro caso di allergia (al servizio) non ancora esattamente individuato e normato.

Non sappiamo se ci siamo spiegati ma pensiamo che in tanti ci hanno capito!

Un gruppo di Lavoratori
di Ferrovie della Calabria