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Ilaria Cucchi: «Mi manca quel tossico di mio fratello»

Un bel post della sorella di Stefano e il suo amore per lui "a prescindere"
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Potremmo mai giurare, senza dubbio alcuno, sulla condotta irreprensibile, sempre e in ogni dove, di una persona a noi cara? Potremmo mai mettere la mano sul fuoco sull’integrità morale delle persone che amiamo sapendo che potrebbe esserci anche una sola possibilità di ritrovarcela ridotta ad un moncherino fumante?
Io, fin dal giorno della morte di Stefano Cucchi non faccio che chiedermelo: e se Stefano fosse stato mio fratello? Avrei accettato che me lo restituissero, ad appena una settimana dal suo arresto, morto, consumato, il corpo pesto, segnato, piagato, pieno di ecchimosi? Mi sarei sul serio fatta bastare la spiegazione di Giovanardi secondo cui tutti i tossicodipendenti sono larve che passano automaticamente a miglior vita dopo 5 giorni di carcere?
Credo di no. Perché rimanere in silenzio sarebbe contro natura. E perché morire mentre si è sotto la tutela dello Stato non è accettabile.
Pur essendo stato assodato da tutte le parti processuali, che Stefano Cucchi è stato percosso mentre si trovava per l’appunto ‘sotto la tutela dello Stato’, la Corte d’assise d’appello ha ribaltato il giudizio di primo grado e ha ritenuto insufficienti le prove raccolte contro le persone a cui Stefano era stato affidato. Tutti scagionati quindi: le tre guardie carcerarie, i tre infermieri e i sei medici possono riprendere a dormire sonni tranquilli. Senza prove sufficienti per dire che le botte sono state la causa che hanno determinato il decesso di Cucchi, la colpa è di nessuno.
Dal punto di vista giudiziario su questa triste storia si è detto e scritto tanto, dal punto di vista politico niente mai si dirà né si scriverà perché, lo sappiamo, il nostro non è un paese troppo generoso con i poveri cristi.

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Quello che oggi mi preme ricordare di questa terribile vicenda- che purtroppo racconta la stessa identica storia di tanti altri ragazzi lasciati soli, spesso affidati allo Stato e poi riconsegnati ai familiari in una cassa di legno – è il mondo di affetti che ciascuno, congedandosi da questa vita, lascia.
Per quanto a Giovanardi non vada giù, accade che anche i tossicodipendenti abbiano accanto persone disposte ad amarle. C’è un post molto bello e toccante che la sorella di Stefano ha pubblicato tempo fa, sulla sua pagina facebook che, polemizzando sulle dichiarazioni di Giovanardi, iniziava e finiva con le stesse parole: «Mi manca quel tossico di mio fratello. Mi manca tanto». In quel pezzo Ilaria descriveva l’angoscia di chi si sveglia in piena notte con il cuore a mille e un’unica domanda martellante in testa: non sapere che fine ha fatto una persona cara. Quello stato d’ ansia, di vuoto misto a paura vissuto nella notte le aveva riportato alla memoria un altro brutto momento che i Cucchi avevano attraversato nel 2007 quando Stefano per una settimana intera sembrava essere sparito dalla faccia della terra. Le erano tornati alla mente l’apprensione di quei giorni, le ricerche forsennate, le disperate telefonate a chiunque potesse dare loro informazioni utili. Poi l’unica chiamata che aspettavano era finalmente arrivata: quella di Stefano che, dall’altra parte della cornetta, aveva chiesto ad “Ila” – così la chiamava – di andarlo a prendere alla stazione Termini. Ilaria racconta di essersi precipitata da lui e di averlo trovato sporco e maleodorante, ma a lei, lo ricorda bene – non importava niente. Come non le importavano gli sguardi schifati di quelli che, quel giorno, avevano incrociato mentre insieme facevano ritorno a casa. Ricorda che l’unica cosa che contava, in quel momento, era che suo fratello fosse di nuovo lì, sano e salvo, di nuovo in famiglia. Quel giorno era sì furiosa con Stefano per averli fatti morire di paura ma la felicità di saperlo di nuovo al sicuro era stata più forte della rabbia che aveva provato.
«Mi manca quel tossico di mio fratello. Mi manca da morire…» aveva ribadito di nuovo Ilaria lo scorso aprile a chiusura del suo post. Dolorosamente consapevole che quell’abbraccio, a lei tanto caro, non avrebbe potuto sentirselo addosso mai più.