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Iraq: Obama sapeva ma non ha fatto nulla

La situazione dei Cristiani in Iraq
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Mentre continua il massacro e l’esodo dei cristiani in Iraq,duro atto d’accusa di Mike Rogers Presidente della Commissione Intelligence della Camera degli Stati Uniti

Mente l’Occidente,ormai svuotato dei suoi principi di solidarietà che lo avevano caratterizzato come “Civiltà”, mentre le “radici cristiane” dell’Europa non hanno, di fatto, diritto di cittadinanza nemmeno sulla carta, continua, galoppante ed inarrestabile, il genocidio dei cristiani nel mondo. Dal Sudan alla Nigeria, dalla Siria all’Iraq ed in altri numerosi paesi, la caccia al cristiano è sempre aperta: da 105 a 115 mila all’anno (uno ogni 5 minuti) uccisi a causa della loro fede. In questo momento i cristiani dell’Iraq che da 1 milione e mezzo di 25 anni fa sono ridotti a 300 mila, rischiano di sparire a causa della persecuzione dei terroristi islamici dell’ISIS (esercito Islamico dell’Iraq e Siria) che nei giorni scorsi hanno proclamato la nascita del califfato islamico che va dalla Siria (nord di Aleppo) all’Iraq orientale (Diyala).
L’autoproclamatosi “Califfo, il capo dell’ISIS, Abu Bakr 
AlBaghdadi, ha immediatamente diffuso un messaggio in cui incita ad incrementare il terrorismo conto i cristiani, gli atei e gli ebrei definiti tutti infedeli, cosa che sta attuando alla lettera: crocifissioni, stupri, uomini sgozzati e decapitati, luoghi di culto cristiani devastati e distrutti perché “non c’è posto per le chiese e per i cristiani nello Stato Islamico”.

Di fronte a questa tragedia i rappresentanti delle comunità cristiane lanciano un disperato SOS,mentre il Patriarca Caldeo Mar Louis Rafhael Sako usa parole molto dure contro l’inerzia dell’occidente; “…ci sono alcuni cristiani che ci sostengono ma per il resto si tratta soltanto di osservatori impassibili, più interessati a una partita di calcio che al dramma che si sta consumando in Iraq e in Siria”. Intanto di fronte all’avanzata militare degli islamisti in Iraq e la chiamata in causa sulle responsabilità americane accusate di essere state colte di sorpresa dall’efficienza militare dell’ISIS che sta sbaragliando l’esercito iracheno, creatura USA, fa chiarezza, MIKE ROGERS, Presidente della Commissione “INTELLIGENCE” della Camera degli Stati Uniti, che in una dichiarazione del 26 giugno 2014, accusa, senza mezzi termini, il Presidente Obama per il fallimento americano in Iraq:

L’avanzata dell’ISIS non è un fallimento dell’intelligence, è un fallimento della politica: Obama aveva avuto specifiche informazioni sulle attività e i movimenti dei Jihaidisti ma non le ha sfruttate. Li abbiamo osservati quando si radunavano, abbiamo osservato il dibattito tra al Nusra e Isis, abbiamo osservato le preoccupazioni del leader di al Qaida, Zawaihri, per provare a farli tornare in riga, abbiamo osservato i loro campi che venivano costruiti e sviluppati; li abbiamo osservati mentre si procuravano armi abbiamo osservato mentre ottenevano finanziamenti, abbiamo osservato persone con passaporto occidentale che si presentavano nei loro campi, li abbiamo osservati tutti. Non abbiamo fatto nulla quanto accade è il risultato dell’indecisione della casa bianca e della sua politica.

L’amministrazione Obama dunque,ma non c’erano dubbi in merito, sapeva e sa dei massacri e dell’esodo di milioni di persone di cui deve sentirsi responsabile. Ma sa anche, il Premio Nobel per la Pace, Barack Obama, che quello che dice Mike Rogers è l’altra parte, nel gioco doppio che gli Stati Uniti stanno attuando in medio oriente: si presentano come i paladini della libertà e democrazia di fronte al mondo e poi eseguono i loro progetti che mirano ad indebolire i paesi di quell’area magari prima bombardandoli, poi ricostruendoli e frazionandoli su basi etniche e religiose. È proprio quello che vogliono l’ISIS i paesi del Golfo e Israele.