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La legge regionale prevede l’istituzione di un’azienda unica ospedaliera nell’area centrale della Calabria

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La legge regionale, approvata lunedì scorso dal Consiglio, che prevede l’istituzione di un’azienda unica ospedaliera nell’area centrale della Calabria, escludendo il presidio lametino del “Giovanni Paolo II”, merita alcune riflessioni di metodo e di sostanza.
Sorprende, infatti, che una norma così importante e destinata a istituire la più grande azienda ospedaliera della Calabria sia precipitata nei lavori del Consiglio regionale senza alcun dibattito preliminare nella commissione consiliare competente e tra le forze politiche che compongono la massima assemblea calabrese. Un colpo di mano – potremmo definirlo – che evidentemente risponde più a esigenze di parte che non a un reale soddisfacimento dei bisogni collettivi.
Ciò che poi lascia senza parole è la disinvolta esclusione del sistema sanitario della città di Lamezia Terme, che non solo rappresenta la seconda città dell’area centrale della Calabria ma era stata inclusa nella precedente legge regionale.
Siamo convinti che la sanità lametina meriti altri e alti interlocutori e una più complessiva politica di investimenti e valorizzazione. La realtà, invece, ci consegna un quadro opposto e di crescente marginalizzazione: abbiamo appreso che il centro regionale Covid dovrebbe sorgere nel capoluogo di regione, l’azienda unica include solo gli ospedali di Catanzaro.
Ebbene, crediamo che vi siano sufficienti elementi di preoccupazione tali da spingere le istituzioni della città – e soprattutto il sindaco – a battere un cenno di vita e a farsi interprete e portavoce di un disagio diffuso e mortificante delle tante competenze, professionalità ed eccellenze che pure esprime la città. E cito solo il centro di Neurogenetica della scienziata Amalia Bruni per fare un esempio.
Il sindaco assuma subito un’iniziativa forte, finalizzata a restituire il giusto protagonismo alla città, che punti a recuperare spazi e centralità al nostro territorio e alla nostra sanità. Si attivi affinché i protocolli di attuazione alla legge regionale sull’azienda unica riconoscano ruoli e specifiche attitudini al nostro ospedale. Scegliere il silenzio – così come sta accadendo in queste ore – potrebbe compromettere per sempre e in modo colpevole il futuro di una comunità e un diritto primario quale quello alla salute e all’assistenza sanitaria.

Eugenio Guarascio, consigliere comunale di Lamezia Terme