Notizie, cronaca, sport, eventi della Città di Lamezia Terme

Cittadino Agricoltura

Lamezia costruttiva, Nicoletta Grasso giovane imprenditrice ed artista vola sul Corriere on line

,
4.31K 2

Riportiamo l’articolo uscito oggi su Corriere.it  di Kibra Sebhat, che parla della Nicoletta_grasso_LAmeziaforza e della storia di Nicoletta Grasso, una giovane di Lamezia che ci sta provando a crearsi il lavoro, non da sola ma insieme, in gruppo. Un’esperienza da considerare, da valorizzare perchè si muove in un settore difficile come quello artistico culturale. I primi risultati sono arrivati. A voi la lettura.

http://27esimaora.corriere.it/articolo/nicoletta-ricomincio-dal-mio-sud-e-investo-in-cultura/

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, dopo anni in giro per l’Italia e l’Europa, Nicoletta sceglie di tornare nella sua città e nella sua Calabria quando si rende conto che è quello il territorio vergine dove portare la sua passione per l’arte performativa. Così nasce CRAC – Centro di ricerca per le arti contemporanee. Ecco la storia di oggi di workHer su donne e lavoro.

Se ti dico che ci sono circa dieci milioni di donne in Italia che non lavorano e ti chiedo di immaginare cosa potrebbero fare tutte insieme, cosa mi rispondi?
«Di darsi all’agricoltura. Scherzo, ma fino a un certo punto. Ho molte amiche in difficoltà, che non riescono a trovare un impiego o che non amano il lavoro che fanno. Le capisco. Ma oggi il lavoro bisogna inventarlo ed è importante cercare di rimanere in Italia. Conviene investire i propri sforzi nella propria regione, non fuori. Bisogna guardarsi attorno e scegliere su cosa investire. Ad esempio, ci sono tanti bandi per start up ma nessuno prova neanche a partecipare, così i soldi stanziati, come quelli europei, tornano indietro. Perché le persone non ci provano neanche».

Tornare a vivere in Calabria, dopo Roma, è stato coraggioso. I tuoi genitori si sono spaventati di più per questa scelta controcorrente o quando hai dichiarato che nella vita volevi fare la performer?
«All’inizio erano un po’ preoccupati, loro sono medici e fanno parte di un altro settore, ma hanno sempre creduto in me, partecipano alle mie iniziative e devo anche a loro l’apertura di Crac, il mio centro per le arti. La loro raccomandazione è sempre stata quella di prendermi il bello che il mio ambiente può dare, ma di rimanere con i piedi per terra. Infatti il mio approccio oggi è quello di un’imprenditrice».

Quando è nato il desiderio di fondare un centro per le arti performative?
«Prima è nata l’idea di un festival, che si è concretizzata nell’estate del 2015. Si chiama Frac ed è stato ospitato nel Palazzo Rinascimentale di Aieta, in provincia di Cosenza. Abbiamo avuto un programma ricco, trentacinque artisti si sono alternati per tre giorni e alla fine sono venute a vederci circa 1.000 persone. Poi abbiamo aperto i battenti di Crac, il centro. La prima fatica sarà la rassegna dal titolo A burning autumn in a southern sky (Un autunno di fuoco in un cielo del sud), che è partita il 3 ottobre e finirà a gennaio. Avremo di tutto: dal teatro di ricerca ai live musicali, agli spettacoli di danza. Abbiamo anche la possibilità di ospitare gli artisti per progetti in residenza».

Che tipo di pubblico vi ha seguito fino a questo momento?
«Io pensavo che avremmo attirato l’attenzione di quella fascia d’età che va dai 27 ai 35 anni, invece la risposta è stata molto più ampia. Dai ragazzi di 16 anni fino a uomini e donne di 70 anni. Quello che mi ha colpito di più è stata la mancanza dei ragazzi dai 20 ai 24 anni più o meno. Penso che possano essere via per studiare, ma una parte di loro preferisce ubriacarsi in piazza, piuttosto che andare ad uno spettacolo. Non sanno cosa possono trovare dall’altra parte e associano un centro culturale a “qualcosa” di noioso».

E nel tuo lavoro qualcosa è cambiato: oggi non sei più solo un’artista, ma anche un’imprenditrice…
«Ora mi sento me stessa, sono più libera di esprimermi, mentre prima nelle collaborazioni con le diverse compagnie dipendevo dal desiderio di qualcuno. Detto questo amo il lavoro di squadra, da soli non si fa mai nulla. Tengo per me la direzione artistica ma per il resto è tutto lavoro di gruppo».

Chi ti ispira nella tua quotidianità?
«I miei genitori. Mio padre con la sua razionalità e la sua dolcezza. Mia madre, che con la sua sensibilità mi ha educata alla bellezza. E poi tante donne, la tabaccaia, la panettiera… Forse più di tutto sono le realtà che mi piacciono quelle che mi ispirano davvero. Una su tutte il Festival Drosedera, in Trentino. Un esempio per tutta l’Italia di come dovrebbe essere un’impresa culturale. L’ex centrale idroelettrica dove si svolge è molto particolare, si respira tanta aria di ricerca, si possono vedere gli artisti migliori e hai la sensazione di trovarti in mezzo a una piccola famiglia. È autentico, non ci sono copie».