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Lamezia : non ci resta per davvero che piangere ?

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Gli scenari quasi apocalittici che abbiamo vissuto, e temuto, nei giorni scorsi in tutta Italia e, quindi, anche nel comprensorio lametino, ci aiutano a capire come la mano dell’uomo sia risultata devastante ed aberrante. A farne spese pesantissime sono stati i cambiamenti climatici che, abbattendosi sull’indifeso pianeta terra, hanno contribuito nell’addossare agli stessi uomini l’uso sbagliato, e spesso micidiale, dell’immenso tesoro avuto in eredità dal Padreterno.

Dopo questa necessaria sottolineatura introduttiva, siamo costretti – nostro malgrado- a chiamare in causa il sistema politico inadempiente, le cui forze predominanti al suo interno hanno soltanto pensato al loro “orticello” e mandare poi a  quel paese quel tale “ bene comune” che è tanto bello sottolinearlo con la bocca ma tanto distante dall’intelligenza e dall’amore verso Chi questi tesori ce li ha lasciati in eredità.

Una riflessione, questa, che ci porterebbe tanto lontano nei giudizi e nelle ripercussioni che verrebbero  ad aprire la tematica sulla quale eravamo partiti.

L’attenzione sarebbe puntata sulla necessità di aprire un dibattito ( anche attraverso spazi in questo nostro giornale) che metta soprattutto in risalto i gravi ritardi e le altrettante gravi omissioni che hanno di fatto impedito a questa Lamezia Terme di spiccare il volo per avere centrato il traguardo della citata “ Brasilia 2”.

50 anni fa si sentiva dire, a più riprese e con sempre più costose relazioni tecnico – politiche, che Lamezia Terme sarebbe stata – nel breve tempo –  una Brasilia capostipite di qualsiasi sviluppo territoriale. Si ripeteva “ Brasilia” per indicare un progetto dei sogni, e poi un altro ed altri ancora, in un susseguirsi di fregature madornali che colpirono ( e colpiscono) il povero cittadino italiano.

Ricordate la tanto discussa “ questione meridionale” ? Oggi possiamo dire soltanto che : il povero è rimasto sempre più povero, mentre il ricco s’è fatto sempre più ricco !

Questione meridionale, inoltre, per raccontarsi bugie sopra bugie, malaffare su malaffare in un “ dolce far niente” a cui è stata abbandonata la gioventù meridionale e, quindi, calabrese e lametina.

Riflettiamoci velocemente : quale progetto di grosso spessore ( o anche di medio) è stato consegnato alle nuove generazioni? Quale sicuro posto di lavoro ( per tutti) ? Il Ponte di Gioia Tauro, forse ? O  ci sarà bastato il solo aeroporto internazionale di Lamezia Terme?

Quali vantaggi da sfruttare cavalcando l’illusione della “ Brasilia” di Lamezia?

I festeggiamenti dei primi 50 anni di Lamezia, del resto, non hanno presentato nessun rendiconto su concrete opere di sviluppo, nel mentre la chimera dei sogni si appollaiava sui tralicci e sui rami di alberi mostrando la sua profonda delusione e una sconfitta madornale che – tra l’altro – è stata anche festeggiata ! Ma!

Per cosa quei festeggiamenti ? Per avere ottenuto un polo industriale ? Forse il polo  universitario? O l’area metropolitana Catanzaro –Lamezia? Ed ancora : il piano turistico – termale? O la grossa rassegna fieristica? Se queste opere ci appaiono di illusorie dimensioni, facciamo allora uno sforzo per concentrarsi su quelle di minuscola portata :

Le strutture sportive? Lasciamo stare. Le strutture culturali? Lasciamo perdere.  La sistemazione dell’area rom? Lasciamo stare. Il piano spiaggia? Lasciamo stare.

In questo stato di prolungata agonia di Lamezia Terme e del suo comprensorio, si aggiungono le operazioni ” erodiane” , cioè quelle del non far niente,  di chiudere tutto e scappare via, di cui sono vittime senza reazioni i delusi lametini. In questa città non si possono praticare gli sport perché si chiudono le strutture di pertinenza. Non si possono realizzare iniziative culturali per lo stesso motivo. Non si valorizzano le terme, che pur sono tra le più efficaci al mondo; non si può andare a passeggiare tranquillamente perché si è indifesi seppur minacciati, o perché tonnellate di rifiuti occupano tutti gli spazi di questa Città. E’ una Città soltanto capace di accogliere sul suo territorio moltitudini di bar a destra e ristoranti a sinistra e che però rappresentano l’anello di una preoccupante “economia circolare” : crescono le infrastrutture, diminuiscono i consumatori perché, appunto, si restringono gli spazi per il consumo e per l’accoglienza. In un siffatto clima si attendono dapprima le elezioni per le europee e poi le amministrative. Ma, anche in tale attesa, sono spariti i partiti politici e sono aumentati i pettegolezzi, calati proprio in questo allarmante vuoto politico. Sembra che stia ipotizzando una sciagurata iniziativa dell’ultima ora, consistente nello sbarrare gli spazi di lavoro agli operatori della stampa: se così fosse, si andrebbero a calpestare gli spazi di democrazia. La stampa è anche lavoro per decine, centinaia e migliaia di colleghi della informazione. Ed è anche un diritto del cittadino quello di essere informato, se proprio non può essere abilitato a seguire dal vivo qualsiasi iniziativa.

Speriamo che ciò sia stata soltanto una fra le tante ipotesi o una fra le solite boutade: altrimenti non ci resterebbe per davvero che piangere!