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Lamezia Terme: D’Ippolito (M5S) replica al comitato Salviamo la sanità del Lametino, “annessione dell’ospedale difesa da 4 gatti”

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Lamezia Terme: D’Ippolito (M5S) replica al comitato Salviamo la sanità del Lametino, “annessione dell’ospedale difesa da 4 gatti”

«Se l’ospedale di Lamezia Terme fosse unito a quello catanzarese e al policlinico universitario Mater Domini, diventerebbe un semplice magazzino di deposito, come oltre a me hanno osservato tanti politici, medici, sindacati, esperti e veri comitati di pazienti e utenti della sanità».

Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Giuseppe d’Ippolito, in replica a un comitato cittadino cui il parlamentare ribatte: «Sorprende solo un poco che a perseguire il definitivo declassamento del presidio ospedaliero di Lamezia Terme tramite annessione con l’ospedale e il policlinico di Catanzaro siano rimasti tre singoli cittadini costituenti il plenum di un autodefinitosi comitato, rappresentati dall’ex candidato alle primarie del Pd per le Comunali del 2015, poi defilatosi per sottrarsi al giudizio degli elettori.

Dalla loro parte contiamo solo il camaleontico consigliere regionale Tonino Scalzo e Francesco De Sarro, già presidente del consiglio comunale lametino sciolto per infiltrazioni mafiose». «Se questo è vero, ed è vero, qualche domanda – prosegue il deputato del Movimento 5 Stelle – i tre componenti del comitato, che tra i sostenitori della loro tesi hanno citato perfino il governatore in caduta libera Mario Oliverio, dovranno pur farsela. Riassumo: l’operazione in argomento, che il governo ha deciso di fermare con l’impugnativa davanti alla Corte costituzionale, è stata condotta da politici e burocrati trasversali al solo fine di consentire al policlinico Mater Domini di beneficiare di un finanziamento della Regione maggiorato di decine di milioni, a prescindere dalle prestazioni rese, come invece richiedono le norme nazionali vigenti. La comunità lametina e la comunità catanzarese non possono pagarne i costi, anche in termini di assistenza sanitaria».

«Attenderemo – conclude D’Ippolito – che la Corte costituzionale si pronunci nel merito, con la coscienza d’aver agito nell’interesse dei cittadini, a tutela del diritto alla salute e contro puri interessi di potere accompagnati dall’inutile brama di consensi elettorali».