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L’Autoimprenditoria quale opportunità di impiego

Le famose “ 3 C” per fare impresa
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Un grande uomo di impresa nel raccontare la sua esperienza, diceva che per diventare dei bravi imprenditori è necessario essere dotati di tre qualità, che definiva le tre “C”: cuore, inteso come passione per l’attività che ci si appresta a svolgere; coraggio, cioè il mettersi in gioco con la propria intraprendenza, rinunciando ad uno stipendio fisso per compensi che variano in base al mercato dove operare; capitale, che è necessario per l’avvio delle attività (acquisto di merci, materie prime) e per la realizzazione e l’allestimento della struttura dove operare.

Mentre per le prime due non è possibile intervenire attraverso provvedimenti particolari, se non qualche intervento formativo, che stimoli le peculiarità nascoste dei singoli, per il terzo (il capitale) è possibile che istituzioni, pubbliche o private, pongano in essere degli interventi finalizzati ad aiuti specifici all’autoimprenditorialità. Notoriamente l’Autoimpiego costituisce uno degli strumenti più efficaci di politiche attive del lavoro. L’OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) include il sostegno finanziario e servizi per la nuova imprenditorialità tra i 5 gruppi di intervento “che vanno ad incidere direttamente sul mercato del lavoro creando nuova occupazione o intervenendo a scopo preventivo o curativo sulle possibili cause della disoccupazione”. Gli orientamenti strategici della programmazione europea dei fondi strutturali 2014-2020 al fine di creare occasioni di occupazione dei giovani che non lavorano, non proseguono gli studi, né seguono una formazione (cosiddetti NEET – acronimo inglese di “Not (engaged) in Education, Employment or Training“) hanno tra gli obiettivi la promozione del lavoro autonomo e l’imprenditorialità giovanili  (self-employment, entrepreneurship and business creation)

Già nella programmazione 2007-2013 sia lo Stato, attraverso Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa che agisce su mandato del Governo, sia la Regione Calabria, hanno cercato di fornire aiuti a giovani imprenditori. Molte sono le esperienze di successo, ma molti sono anche i casi di fallimenti, con danni ingenti sia agli aspiranti imprenditori che al sistema economico in cui hanno operato.

Oltre all’intervento pubblico, gli aiuti finanziari per la creazione di nuove imprese, possono essere erogati anche per il tramite di enti creditizi privati, che, attraverso un’analisi dell’idea di business, possono “rischiare” attraverso l’erogazione di capitale che sarà remunerato con i risultati della nuova impresa finanziata. Considerato la tendenza a ridurre la “mano pubblica” nell’economia, anche a causa della ristrettezza delle risorse finanziarie disponibili, gli orientamenti strategici per la programmazione 2014-2020 hanno tra le priorità quella di “Agevolare l’accesso ai finanziamenti per start-up, le PMI e le imprese innovative”

Gli orientamenti strategici 2014-2020, pur fornendo la certezza che l’autoimprenditoria sarà ancora tra gli obiettivi della programmazione prossima, ancora non ci forniscono indicazioni utili sulle modalità operative di come raggiungere gli obiettivi e le priorità indicate. Si rimane, quindi in attesi dei provvedimenti attuativi.

In ogni caso, qualunque sia l’aiuto finanziario e da dove esso provenga, il punto cardine per la creazione di una nuova impresa deve essere l’idea di business. Infatti, se accedere ad un finanziamento potrebbe risultare anche meno complicato di quanto si possa immaginare, massimizzano gli aspetti del progetto individuati tra i criteri di selezione, molto più complicata è poi la concreta realizzazione e gestione della nuova impresa. Spesso, purtroppo, si sottovaluta cosa significhi essere imprenditore e ciò che esso implica, oppure si sopravvaluta la propria idea attribuendo performance fuori ogni logica. Queste errate valutazioni portano a disastri.

Per chiudere, è necessario completare il pensiero del grande imprenditore citato, in quale, a microfoni spenti, ha parlato anche di una quarta “C”, che però è meglio descriverla come fortuna.

(Elia di Montecarmelo)