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Le ambiguità di Hamas e il cinismo di Israele

Qatar, Mossad e Hamas un gioco infinito per una guerra senza fine
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Sono scene che ciclicamente si ripetono quelle che si vedono in Palestina, una terra che non conosce pace, dove più generazioni sono cresciute con l’odio nel cuore e la guerra nel sangue, un odio antico, che viene da lontano. Una pace mai ottenuta, forse perché interessa a ben pochi, su cui molti continuano a speculare per i loro interessi geopolitici.

Così Hamas (organizzazione appartenente alla branca dei Fratelli Musulmani palestinesi) ed Israele recitano la loro parte, ancora una volta, con razzi da una parte e raid aerei dall’altra, ed  in mezzo il popolo palestinese, la popolazione civile, a pagare il prezzo di un’assurdità. In questo contesto, la sera del 17 luglio 2014, corpi speciali dell’esercito israeliano, coperti  dal fuoco dell’artiglieria e dei carri armati, sono penetrati  nelle zone palestinesi di Shaite e Zeitun, alle quali, nei giorni scorsi, le autorità d’Israele avevano lanciato un appello di evacuazione totale, presumibilmente in previsione dell’attacco.

Con l’operazione “Barriera Protettiva”, che segue a quelle “Piombo Fuso” (dicembre 2008) e “Colonne di Nuvole” (2012), Israele mira alla distruzione dei numerosi  tunnel  sotterranei, attraverso i quali i miliziani palestinesi  portano i loro attacchi sul territorio di Israele, e degli arsenali di armi. Un’azione chirurgica superficiale che di certo non avrà lo scopo di eliminare Hamas dalla scena. La preoccupazione che l’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) del neo-autoproclamatosi “Califfo” AL-BAGHDADI possa, in prospettiva, insediarsi  a Gaza e prendere il posto di Hamas non è piacevole per Israele. Scegliere il proprio nemico come interlocutore e renderlo funzionale ai suoi progetti  è la tipica strategia dello Stato Ebraico, e la storia sottaciuta o poco conosciuta dei rapporti tra i due contendenti aiuta a comprendere non solo gli avvenimenti passati, ma anche quelli in corso.

Per il Prof. Zeev Sterner , Storico all’Università di Gerusalemme, “Israele ha ritenuto che fosse opportuno e astuto spingere gli islamisti contro l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Grazie al Mossad, è stato consentito ad Hamas di rinforzare la sua presenza nei territori occupati.”. Il settimanale israeliano, Koteret  Rashit, conferma che “le associazioni islamiche e le università sono state sostenute e incoraggiate dall’autorità militare israeliana ed autorizzate a ricevere finanziamenti dall’estero” (1987).

A conferma di ciò, basta ripercorrere la vita e la storia di Hamas e del suo fondatore e guida spirituale, lo sceicco Ahamed Yassin, più volte arrestato per armi e terrorismo, ma sempre rimesso in pista e tornato al suo posto grazie ad Israele, che lo fa eliminare dal Mossad nel 2004, quando ha esaurito il suo compito. Lo scopo di Israele è quello di fermare l’ascesa  dell’OLP e di Fatah e trova in Hamas lo strumento per raggiungere i suoi obiettivi.

Grazie ad Israele, nel 1998, Hamas gestiva centinaia di milioni di dollari ed aveva già scalzato e messo all’angolo Arafat e l’Autorità Nazionale Palestinese; aveva  costruito una rete di interessi e la sua forza consisteva nella capacità di far fallire le conferenze internazionali sulla Palestina, infatti, ogniqualvolta la pace sembrava una possibilità concreta, apparivano sulla scena i terroristi suicidi a farla fallire con relativo intervento di Israele.

Non è un caso che l’articolo 13 dello Statuto fondativo di Hamas recita: “Non c’è soluzione per il problema palestinese se non il jihad.Quanto alle iniziative e conferenze internazionali, sono perdite di tempo e giochi da bambini…” . Sembra scritto da Israele, perfettamente funzionale al progetto di prevenire, per più di un motivo, la creazione di uno Stato Palestinese.

Ma è nel 2007 che emerge, con più chiarezza, il tradimento di Hamas ed il suo passaggio, attraverso il Qatar, al fronte che pianifica il progetto di attacco alla Siria per indebolire Hezbollah ed Iran. Così l’organizzazione palestinese si trova a fianco di USA, UE, Israele, Turchia, Arabia Saudita e Qatar. A questo seguiranno, in varie località mediorientali, una serie di omicidi di dirigenti leali alla vecchia linea e contrari al progetto ed eseguiti da un “ristretto nucleo” di Hamas insieme al Mossad e le altre intelligence turco/occidentali.

Nulla emerse sul fatto che Khaled Mishal, a nome di Hamas, aveva concordato con gli israeliani, tramite il Qatar, l’annessione di quasi tutta la Cisgiordania e Gerusalemme Est ad Israele ed una minuscola parte della Striscia di Gaza a guida Hamas. È in questo contesto che nel 2013, a guerra alla Siria già in corso e con Hamas già a combattere contro Assad nelle file dei ribelli, in un incontro a Doha, l’emiro del Qatar, Al Thani, versa ad Hamas una trance di 250 milioni di dollari.

Ultimo atto della sua scelta di campo è la dichiarazione pubblica con la quale invita (senza esito) Hezbollah ad abbandonare Assad e la Siria e passare dall’altra parte, fatta dal leader di Hamas, Musa Muhammad Abù Marzuq (1951), un ingegnere laureato negli Stati Uniti che, di fatto, ha guidato fino al 1993 Hamas da Springfield, Virginia.

Oggi, dopo il rapimento e l’uccisione dei tre giovani israeliani ed il lancio di oltre mille razzi verso Israele e senza che tutto ciò abbia una sua logica di successo militare, né quella di migliorare la situazione precedente, Hamas si rende, ancora una volta, responsabile della scontata reazione di Israele e della morte della popolazione civile palestinese. La sua unica vittoria è di natura esclusivamente mediatica allorquando espone, di fronte alle telecamere, i poveri corpi di donne e bambini.

Questo, però, non riuscirà mai a cancellare la sua crisi di consensi a Gaza e la corruzione e il terrore con cui la governa, ma, soprattutto, non può cancellare la viltà di chi si dichiara “combattente” per il suo popolo e poi usa donne e bambini come scudi umani nelle abitazioni, scuole, ospedali e moschee per proteggere le sue armi.