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L’Italia che è e che verrà

Preoccupano i dati pubblicati nel Rapporto Annuale dell'Istat
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Nel 2013 risultano iscritti all’anagrafe 515 mila bambini; rapportati al numero dei neonati nell’anno precedente, sono esattamente 12 mila in meno. La qualcosa mette a nudo una situazione di estrema gravità per gli ovvi motivi, ad iniziare dai contraccolpi che si avranno un domani sul sistema pensionistico ed anche sulla futura composizione della popolazione in Italia, sempre più – quindi – a dimensione immigrati.

Il calo demografico è stato reso noto dall’Istat nel Rapporto Annuale, che però mette in luce altri cambiamenti che potrebbero risultare epocali. Nel campo degli immigrati, ad esempio, si calcola che nel 2012 gli immigrati siano stati 321 mila, un 27,7% in più rispetto al 2007.
Si registra anche, sempre nel predetto Rapporto Istat, un vero e proprio boom di italiani che cercano fortuna all’estero, e sono maggiormente i giovani, preoccupati sempre più dalle difficoltà che si riscontrano in fatto di loro inserimento occupazionale.

Nel 2012 hanno lasciato il nostro Paese oltre 26 mila giovani fra i 15 ed i 34 anni, 10 mila in più rispetto al 2008.
Se il confronto viene collocato negli ultimi 15 anni, il totale dei giovani emigrati si attesta a ben 100 mila.
Nel documento dell’Istat sono esposti altri dati allarmanti, come la crisi nel settore del lavoro: sono oltre 6 milioni le persone senza occupazione.

I dati esposti giungono all’indomani del responso del voto per le Europee; come dire: vincitori e sconfitti, non è più tempo di stare a sonnecchiare per quanto riguarda le stringenti politiche sociali. Bisogna prestare massima attenzione alla famiglia, al lavoro, ai giovani, agli immigrati, ai pensionati, rapportandosi anche a quel sistema di valutazione che tiene conto dell’allungamento della vita, così come anche l’Istat ha fotografato ed evidenziato nel suo Rapporto Annuale.  La speranza di vita per gli italiani ha una percentuale del 79,6% per gli uomini e dell’84,4% per le donne, ponendo così l’Italia sopra la media europea.

L’Italia, quindi, si conferma uno dei Paesi più vecchi al mondo: una evidenza che dovrebbe far riflettere.
Come saremo da qui a 10 – 15 anni? Ognuno di noi scopre quanto il tenore di vita sia profondamente mutato e come non ci si trovi più nel di dentro di un sistema sempre più  sganciato dal meccanismo tumultuoso di cambiamenti registrati e soprattutto in itinere!