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Mark Boyle, l’economista che ha scelto di vivere senza soldi

Da due anni vivo senza denaro e nessuna spesa, vi racconto come faccio
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Si chiama Mark Boyle, nato nel 1979, irlandese e ha deciso di non avere ne soldi ne conto in banca e con nessuna spesa, come fa ? Il suo radicale cambiamento è iniziato sette anni fa durante l’ultimo anno di Economia. Un’esperienza che ha costituito la base per il suo primo libro, L’uomo senza soldi. Laureato in Economia è anche il fondatore di Freeconomy, un’economia alternativa con i gruppi locali attraverso 171 paesi.

Se mi avessero detto che fra qualche anno avrei vissuto alla giornata, li avrei presi per pazzi. Il mio obbiettivo a quei tempi era quello di ottenere un “buon lavoro”, circondarmi di beni materiali per dimostrare a tutti di aver ottenuto il successo. All’inizio ho lavorato per un’azienda di alimenti biologici, il lavoro andava bene, ero riuscito a comprare addirittura uno yacht. Sarei ancora li se non avessi visto un video che mi cambiò la visione del Mondo, il video intitolato Gandhi!

Ero li a filosofeggiare con un mio amico sullo yacht con un buon bicchiere di Merlot, e quelle parole continuavamo a rimbalzarmi in testa: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel Mondo”. Iniziammo così a parlare di distruzione ambientale, guerre per la conquista delle risorse energetiche, allevamenti intensivi, sfruttamento del lavoro ai limiti dello Schiavismo.

Pensai a cosa avrei potuto fare per rendere questo Mondo migliore, sapevo di essere un’insignificante goccia in questo oceano inquinato, ma per la prima volta sentii miei questi problemi. Il problema della nostra Società è che la gente non conosce realmente le conseguenze delle proprie azioni.

Abbiamo accesso al prodotto o al servizio pronto e confezionato, ma non sappiamo cosa c’è a monte, non vediamo lo spreco e la distruzione che c’è dietro infatti occhio non vede….cuore non duole. Il colpevole di questa situazione è il Denaro e la Globalizzazione, vi faccio alcuni esempi: se coltivaste il vostro cibo non ne buttereste via un terzo, se costruiste i vostri tavoli e le vostre sedie non le buttereste mai e poi mai. In poche parole: se ognuno di noi conoscesse il vero valore di ciò che ha non se ne disferebbe così facilmente.

Così ho pensato: per essere il cambiamento che voglio vedere nel mondo devo rinunciare al denaro, e così ho fatto! Iniziai a coltivare il cibo per sfamarmi, utilizzai il baratto per scambiare le cose, cucinavo all’aria aperta con una specie di stufetta. Il passo seguente fu trovare un rifugio, così presi una roulotte ricavata da una discarica che partecipava al progetto FreeCycle (dove vengono messi a disposizione oggetti riutilizzabili o riciclabili completamente gratis), la parcheggiai in una fattoria biologica dove lavorai come volontario.

Così iniziò il mio primo anno in quest’avventura, ora vivo felicemente a stretto contatto con la natura: mi riscaldo con del legno trovato qua e là nei boschi e messo in una vecchia stufa a gas, mi lavo all’aperto in un fiume vicino, come dentifricio utilizzo l’osso di seppia con i semi di finocchio selvatico, come illuminazione uso la cera d’api, come carta igienica uso i vecchi giornali delle edicole e così via… Alcune persone mi definiscono un “AntiCapitalista”, mentre io credo che il Capitalismo sia profondamente errato, esso si basa su una crescita infinita su un pianeta finito … com’è possibile credere in tutto ciò? Io non sono contro nulla, sono a favore della natura, della felicità, della Comunità.

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Dopo aver raccontato la sua storia, Mark ha deciso di rispondere a specifiche domande sulla sua quotidianità.

Ma com’è possibile vivere, in un paese occidentale ed in questo momento storico, rinunciando totalmente alla moneta?
Gli esseri umani hanno passato il 95% del tempo sulla terra senza soldi e molti popoli tribali ancora lo fanno. Io soddisfo le mie esigenze senza il denaro e dunque, invece di comprare cibo, lo coltivo. Invece andare al supermercato per il dentifricio, lo produco con materie prime. Invece d’importare petrolio dal Medio Oriente o il gas dalla Norvegia, uso il bosco intorno a me e brucio la legna in una caldaia naturale ricavata da una vecchia bombola del gas.

Dalla coltivazione alla cura per il corpo, ai trasporti. Tutto può essere fatto senza soldi?
Sono tornato a lavarmi così come gli esseri umani facevano prima dell’arrivo della moneta, in fiumi e ruscelli. Pensateci bene, oggi l’azienda che ci vende i saponi è la stessa che ci vende creme idratanti. Poi se un essere umano beve molti drink, alcolici, fuma tabacco e mangia cibi prodotti a livello industriale ovviamente ha bisogno di qualcosa in più dell’acqua per poter essere profumato e pulito. Se non siete convinti, però, potete usare la Saponaria officinalis, una pianta che si può trovare nei pressi di ruscelli e boschi umidi.

Per l’elettricità come si fa?
Oggi l’elettricità viene usata soprattutto per l’illuminazione. La mia alternativa è la cera d’api, con cui costruire le proprie candele. Allevare le api è infatti possibile. Imparate l’“arte” dall’apicoltore più vicino e potete costruire un semplice alveare orizzontale senza cornici. Una volta confezionato, aiutandosi con bambù e steli di fiori, basta appenderlo su una parete esposta a sud. Vedrete che in primavera molte api faranno visita.

Pensando ai bisogni primari, per il cibo invece?
Coltivo autonomamente ciò di cui mi alimento. Non parlo solo di ortaggi, penso ad esempio alle uova. Ci sono siti di organizzazioni che cercano “case” per centinaia galline che altrimenti sarebbero destinate al macello. Il mio libro è ricco di molte indicazioni di questo tipo. Con la tecnica di prima, ad esempio, non otterrete solo la cera ma anche un dolcificante importante come il miele.

E per viaggiare?
Per viaggiare c’è l’autostop o in alternativa l’opzione “Freebus”: il sito dell’organizzazione spiega il funzionamento di questa rete di trasporto gratuita. Una volta arrivati alla meta, c’è poi una soluzione anche per la sistemazione, anche a lungo termine, tramite le “travel communities”.

Nel suo libro parla giustamente, vista la sua età, anche di divertimento.
Senza soldi si può pensare anche a far festa. Con le persone più vicine a sé ed anche attraverso organizzazioni come “Streets alive”, che informano su gruppi di comunità locali. Oltre a mangiare, poi, alle feste si può anche bere. L’alcool più semplice da produrre è il sidro e per farlo basta tritare le mele e far fermentare il succo. Se volete conservarlo in damigiane, tramite “Freecycle” troverete persone felici di liberarsi di ingombranti oggetti. Altrimenti utilizzate un contenitore di plastica da 5 litri, fate una fessura nel coperchio e lasciatelo riposare sino alla fine della fermentazione (circa sei mesi). Sostituendo le mele con l’uva si può anche fare il vino.

Adesso però un’osservazione è d’obbligo. Con queste pubblicazioni Mark Boyle riceverà, volente o nolente, del denaro. E cosa fa dei soldi un moneyless man?
Le royalties del primo e del prossimo libro saranno destinate ad un progetto che si chiama An Teach Saor(in irlandese “La Casa Libera”), ovvero tre ettari di terreno destinati alla permacultura (un metodo per progettare paesaggi antropizzati in modo che siano in grado di soddisfare bisogni della popolazione quali cibo, fibre ed energia, ndr.) oltre a un centro di formazione su ecologia, comunità e giustizia sociale.

Ma come cambiano le dinamiche relazionali senza denaro?
Ho una ragazza che ha abbracciato questo stile di vita e stiamo pensando al nostro “matrimonio senza soldi”. La crisi del 2008 ha fatto comprendere anche a lei quanto l’economia monetaria non sia così sicura come pensavamo.

Riferimenti: The Moneyless Manifesto, Mark Boyle