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Norma incostituzionale. Tar del Lazio dà ragione ai laureati in Scienze Politiche

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E’ in atto, da molto tempo ormai, una discriminazione incostituzionale di gran parte dei laureati in Scienze Politiche. La conferma la si può trovare nel dettato della norma contenuta nel D.M. 231/1997 e D.M. 39/98, i quali stabiliscono che possono accedere all’insegnamento solo coloro che hanno conseguito la laurea in Scienze Politiche entro l’Anno Accademico 2000/2001, escludendo dalla professione di insegnante tutti gli studenti che si sono laureati successivamente, siano essi del vecchio o del nuovo ordinamento. E qui il discorso va distinto in base ai due ordinamenti. Si è posta in essere una evidente violazione nei confronti dei laureati in Scienze Politiche vecchio ordinamento, in barba a quanto previsto dall’art. 3 della Carta Costituzionale. Accade, infatti, che a parità di condizione dello studente, appartenenza allo stesso ordinamento e con il medesimo piano di studi, si ha un differente trattamento da parte della legge posto in essere solo in base alla data di conseguimento della laurea. I ragazzi, inoltre, che nel 1997 si immatricolavano al corso di laurea in Scienze Politiche sono stati tratti in inganno dalle diverse guide universitarie che in quegli anni, ed in quelli successivi, consultate al momento dell’iscrizione, indicavano in maniera erronea ancora l’insegnamento tra gli sbocchi professionali previsti per questa facoltà. D’altronde tale inesatta informazione era riportata perfino alla pag. 228 della guida all’Università del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica anno 2000-2001, anno dello sbarramento. Molti studenti, dunque, dopo il 1997 hanno continuato ad iscriversi alla facoltà di Scienze Politiche con la convinzione, confortata da quanto scritto nelle guide ufficiali, che tra gli sbocchi professionali ci fosse anche l’accesso all’insegnamento secondario. Ancora più grave è la situazione di tutti quegli studenti che si sono iscritti in Scienze Politiche prima dell’emanazione della norma ma che, essendosi laureati successivamente all’A.A. 2000/2001, ne hanno subito gli effetti. La lesione del diritto di queste persone, in tal caso, è molto più evidente poiché, nel caso concreto, non si può parlare di ignorantia legis. Il discorso è differente per quel che riguarda i laureati in Scienze Politiche del nuovo ordinamento. Qui si tratta di una questione di principio, e, infatti, non si capisce su quale ratio si basi la decisione di escluderli dalla professione di insegnante. Il percorso curriculare, sostenuto da un laureato in Scienze Politiche, è tale da metterlo nelle condizioni di essere preparato e capace di insegnare ai ragazzi delle scuole medie superiori determinate materie, quali Diritto, Economia o Sociologia. Il nuovo ed il vecchio ordinamento, per di più, sono stati equiparati, quindi, in sostanza non ci dovrebbe essere nessun trattamento differente.

Un gruppo di Dottori in Scienze Politiche, di tutta Italia, stanco di vedersi limitato il suo diritto al lavoro, con la conseguente frustrazione psicologica di essere considerato come una categoria di laureati di serie B, ha dato vita al “Comitato Nazionale Scienze Politiche” e lanciato diverse iniziative in questi dieci anni: petizione popolare, interrogazioni parlamentari, depositato disegni di leggi, lettere al Ministero ed alla Presidenza della Repubblica, fino ad arrivare a far ricorso davanti al giudice del lavoro. Il giudice Eliana Marchesini ammette l’inserimento in terza fascia di una laureata in Scienze politiche poichè “disapplica in quanto illegittimo il DM del Ministero della Pubblica Istruzione n.39 del 1998” nella parte in cui ammetteva all’insegnamento solo chi aveva conseguito la laurea dopo l’A.A.  2000/2001. Anche dopo questa sentenza, la politica ha continuato a fare orecchie da mercanti. Ma i laureati in Scienze Politiche non mollano e attraverso il sindacato ANIEF e l’Avv. Lo Bue presentano il ricorso al Tar del Lazio per l’esclusione di una laureata in sc. politiche che aveva fatto domanda di inserimento in terza fascia. L’ordinanza cautelare 3684/14 emessa dal tribunale ammette con riserva i ricorrenti specificando quello che è lapalissiano a tutti tranne che ai politici

Ritenuto, ad un primo sommario esame, che sussiste il fumus boni iuris tenuto conto, in particolare, della sovrapponibilità del percorso di studi effettuato dalla ricorrente (diploma di laurea in Scienze Politiche conseguito nel 2006 secondo il piano di studi del vecchio ordinamento) rispetto a quello di coloro che hanno conseguito il medesimo diploma di laurea secondo il vecchio ordinamento, anteriormente all’a.a. 2000/2001

E se Renzi ed il suo governo non vorranno provvedere a cancellare questa norma incostituzionale, è già pronto il ricorso al Presidente della Repubblica. Napolitano stanno arrivando!!!