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Perseo, al via il contro esame per il pentito Torcasio

Angelo Torcasio risponde alle domande della difesa, oggi in aula:
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Riprende dopo due settimane di pausa il processo Perseo, la maxi indagine che ha portato all’arresto di 65 persone, esponenti e affiliati della cosca lametina Giampà.

Tutti i testimoni ed ora i collaboratori di giustizia sono chiamati a rispondere al collegio giudicante, presieduto dal giudice Carlo Fontanazza e a latere dal dottor Aragona e dalla dottoressa Monetti.

Angelo Torcasio, primo collaboratore di giustizia, pentito il 29 luglio 2011, è il protagonista delle ultime udienze del processo, dopo avere risposto alle domande del pm Elio Romano, sia sul’organigramma della cosca Giampà, di cui lo stesso Torcasio si è dichiarato facente parte, sia sulle posizioni dei singoli imputati, delineandone compiti e gerarchie.

Oggi è iniziato il contro esame, Torcasio infatti ha dovuto rispondere alle domande degli avvocati della difesa, che hanno incalzato il collaboratore sui propri assisti e sulle dichiarazioni discordanti che lo stesso avrebbe rilasciato. Sei gli avvocati intervenuti nell’udienza di oggi, molti di loro hanno contestato le dichiarazioni che il Torcasio avrebbe rilasciato nei primi giorni dell’agosto 2011, tale dichiarazioni sembrerebbero manchevoli o comunque non combacerebbero con le dichiarazioni postume. Torcasio ha risposto che non erano lucido nei primi giorni, la sua decisione di collaborare con la giustizia è stata sofferta e maturata pian piano, aveva paura per la propria famiglia e sapeva che le sue dichiarazioni avrebbero avuto forti conseguenze.

L’avvocato Pagliuso, ripercorrendo le dichiarazioni di Torcasio secondo cui sarebbe entrato nella cosca per vendicare la morte del fratello ucciso nel 2001,  domanda al pentito se sia tutt’ora sicuro che dietro all’omicidio ci siano i Torcasio, il collaboratore risponde:

Non ci capivo più niente, quando si è entra in un clan ndraghetista non c’è rispetto per niente e nessuno, si seguono solo gli interessi, sono entrato nella cosca Giampà per vendicare mio fratello, sicuro che dietro l’omicidio ci fosse la famiglia Torcasio, ora non lo so più, pochi mesi prima del mio arresto fu lo stesso Vincenzo Bonaddio a dirmi che forse la morte di mio fratello era stata voluta dai Giampà.

Rispondendo alle domande dell’avvocato Ferraro, Torcasio ricostruisce il ciclo di usura che gli affiliati gestivano, il pentito dichiara che la famiglia Notarianni fosse dedita all’usura, spiega che l’usura veniva gestita da singoli soggetti ma sempre e comunque con il benestare della commissione (Aldo Notarianni, Rosario Cappello, Giuseppe Giampà e Pasquale Giampà). Lo stesso Torcasio si dichiara colpevole di usura ma spiega che dietro c’era sempre la cosca Giampà.

Angelo Torcasio racconta ancora dei sinistri illeciti che gli affiliati della cosca compivano, con l’aiuto dell’avv. Scaramuzzino e del dott. Petronio, con quest’ultimo il Torcasio avrebbe avuto un rapporto di amicizia diretto, lo stesso Torcasio si recava nell’abitazione del dottore per ricevere certificati “compiacenti”, racconta anche di aver offerto al dott.Petronio e alla sua famiglia una cena presso il locale “Bonsai” di proprietà del cugino del pentito.

La prossima udienza sarà il 14 Novembre, Angelo Torcasio dovrà rispondere ancora alle domande della difesa.