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Il silenzio dei media sulle elezioni siriane

I veri interessi dietro le reazioni dei Paesi occidentali e arabi del Golfo alla rielezione di Assad
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Il 3 giugno 2014 si sono svolte in Siria le elezioni presidenziali, nel totale silenzio dei media allineati. Nonostante la tragica situazione di una guerra d’aggressione che da oltre tre anni vive il paese e che ha già causato oltre 160mila morti e circa tre milioni di profughi, e nonostante gli attentati, il 73,42% degli aventi diritto si sono recati alle urne.
Bashar Al Assad è stato rieletto presidente per altri 7 anni, avendo ottenuto l’88,07 % dei voti. In uno dei periodi più tristi della sua storia, il popolo siriano, nelle sue variegate  componenti etniche e religiose, continua a guardare ad Assad come l’unico punto di riferimento e l’unica barriera contro il caos, l’anarchia, la distruzione totale del paese ed il regno del terrore che le bande islamiste o “ribelli” vogliono instaurare nel paese.
Stati Uniti, Unione Europea, Turchia, Arabia Saudita, Qatar ed altri, tutti insieme, in nome di interessi economici e commerciali, a sostenere economicamente e militarmente il radicalismo islamico pur di abbattere il regime siriano.

 I siriani si sono recati massicciamente a votare, dimostrando così che il destino di un paese deve essere deciso dal suo popolo e non da “agenti esterni”

Più volte dato per spacciato, Assad è oggi più che mai saldamente al potere non solo politicamente, con la sua rielezione, ma anche militarmente con la riconquista, nei mesi scorsi, delle importanti città di Homs e Aleppo cadute nelle mani dei ribelli, che ivi hanno commesso inaudite atrocità sulla popolazione civile.
Nella loro visione unilaterale della democrazia che significa “aggredire uno Stato Sovrano”, hanno bollato queste elezioni come una farsa, presumibilmente perché non funzionali
ai loro progetti egemonici nella regione, e in quanto – nonostante le pressioni dall’estero di boicottare le elezioni – i siriani si sono recati massicciamente a votare, dimostrando così che il destino di un paese deve essere deciso dal suo popolo e non da “agenti esterni”.

Sono consapevole che il Presidente siriano non sia un sant’uomo, come non lo era suo padre che aveva governato il suo paese con il pugno di ferro e che il 13 ottobre del 1990 bombardò il Libano portando morte e distruzione soprattutto alle comunità cristiano-maronite, e facendo del paese dei cedri una colonia siriana. Però sembra alquanto strano che chi, come USA e UE, dichiara di agire in nome della democrazia e contro il terrorismo nel mondo, abbia poi come alleati la Turchia di Erdogan e dei Fratelli Musulmani, l’Arabia Saudita e Qatar, che non solo finanziano Al Qaida e le brigate internazionali dei “tagliagole”, ma non conoscono neanche al loro interno il termine “democrazia”,  così come non rispettano i diritti umani e quelli delle donne considerate veri e propri oggetti.

Se, dunque, le elezioni in Siria, dove oltre il 73% sono andati a votare, sono state considerate una farsa, a “casa nostra” come definire gli ultimi tre governi (Monti, Letta e Renzi) che nessuno ha “democraticamente” eletto?

  • salvatore pettinato

    ma chi sono i mandanti di tante barbarie,che da occidente ad oriente,in questi ultimi cento anni,hanno provocato la morte di tante persone? noi c’è lo chiediamo? è perchè non lo facciamo?