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Un pò di chiarezza sulle due ragazze sequestrate in Siria

Entrate nel paese senza visto d’ingresso e accompagnate da uomini del Fronte Islamico,perche?
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Il rapimento delle due giovani italiane, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, in Siria, nella città di Aleppo, è motivo di preoccupazione sia per le famiglie sia per quanti ne auspicano una rapida liberazione. Il caso, comunque, pone alcuni interrogativi alquanto inquietanti su cosa facessero le italiane in quella zona pericolosa, come ci sono arrivate e da chi eventualmente sono state accompagnate. Interrogativi che fa propri il neo costituito italiano “Coordinamento Nazionale per la Pace in Siria” che, in un comunicato del 7 agosto 2014, si chiede come sia possibile che le due “cooperanti” potessero svolgere il loro compito in una zona di guerra come la città di Aleppo, teatro di combattimenti tra l’esercito di Assad e i jihaidisti.

Lo stesso organismo, alla luce della vicenda, afferma che “le due ragazze sono entrate in Siria dalla Turchia senza un regolare visto, attraverso un confine presidiato da gruppi armati e da bande criminali. Entrate nel Paese, si sono recate in una delle zone più pericolose della Siria, in un’area controllata da gruppi jihaidisti responsabili di numerose atrocità e crimini contro l’umanità”.

Ci si chiede come sia possibile che due “cooperanti” giovani ed inesperte possano raggiungere un teatro di guerra, prive di visto di ingresso, per attuare un “progetto umanitario” ed essere accompagnate da uomini del Fronte Islamico.

Perché – si chiede ancora il Coordinamento – le due ragazze si accompagnavano a questo gruppo armato? È vero che la sede del loro progetto umanitario era l’abitazione del capo dei cosiddetti ribelli della zona dalla quale sono state prelevate? Sono interrogativi ai quali bisogna dare una risposta, pur nella cautela dovuta ad una situazione di grande difficoltà per le ragazze.Inoltre -continua il comunicato – occorre sottolineare che una cosa è la cooperazione, un’altra è il volontariato e un’altro ancora è l’attivismo al fianco dei gruppi che partecipano alla guerra in Siria.Aiutare il popolo siriano e volere il suo bene, anche con progetti nobili, significa stare lontano da chi, ogni giorno, è portatore di morte e caos. È difficile pensare che siano arrivate nella zona di Aleppo senza avere dei contatti. È quindi opportuno che le autorità italiane facciano chiarezza sull’eventuale presenza di altri italiani nei giorni della loro permnenza in Siria e del ruolo che hanno svolto.

Il fascino emotivo che le due ragazze avevano  verso una” rivoluzione inesistente” si è infranto di fronte al loro sequestro in un luogo in cui, gli occidentali, soprattutto se italiani, sono “preziosi oggetti” su cui lucrare. Ne sa qualcosa Domenico Quirico, giornalista de “La Stampa”, sequestrato, sempre in Siria, partito per descrivere “la rivoluzione” siriana, è ritornato dopo 5 mesi di prigionia “islamista” con tutt’altra idea.

“Oggi andare da occidentali in Siria – ha detto in un’intervista a Rai News 24 – è una cosa da pazzi, perché vaste aree del Paese sono fuori da ogni controllo e in mano a bande armate. I cosiddetti ribelli, poi, sono perlopiù criminali che approfittano del caos, sfruttando e depredando le popolazioni locali.”.

Auguriamoci con tutto il cuore un rapido ritorno delle due giovani, con l’auspicio che nessuno, in futuro, viva simili esperienze.