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Willkommen in Lamezia

Come la città ed i suoi siti archeologici accolgono i turisti (Foto di Roberto Valentino)
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Lunedì, uno qualunque, ore 12.40.

Il volo della solita compagnia low-cost da Dusseldorf è atterrato e l’aeroporto di Lamezia Terme, come buona prassi nel periodo estivo, pullula di teutonici viaggiatori con grossi zaini sulle spalle ed un sorriso stampato sul viso che tradisce le attese culinarie ed i sogni di tintarella, per ritornare a casa se non neri (difficile per i tedeschi) quanto meno dorati. Herr Schultz fa parte della stessa combriccola; anche lui arriva a Lamezia in maglietta bianca, pantaloncino corto beige, cappello alla pescatora che fa pendant con quest’ultimo e l’immancabile sandalo scuro messo in evidenza da un simpaticissimo calzino in spugna bianca. Un’atroce sofferenza per chiunque, figlio della terra dell’alta moda, si ritrovi ad assistere a questo spettacolo. Herr Schultz, però, non seguirà i suoi conterranei; loro hanno prenotato le vacanze chi a Tropea e chi nelle immediate vicinanze. Il nostro amico, invece, navigando per giorni e giorni su internet, ha avuto modo di valutare la vasta offerta della città di Lamezia, ricca dal punto di vista storico, architettonico e, manco a dirlo, culinario.

Primo step dunque, il centro informazioni turistiche interno all’aeroporto. Una mappa dovrà pur recuperarla…

Ad attenderlo ci sono un paio di signorine sorridenti, sorridenti almeno fino a quando Otto (non poteva chiamarsi altrimenti) non chiederà loro qualche opuscolo che illustri le attrazioni turistiche cittadine. E si, perchè nel punto informativo dell’aeroporto di materiale informativo non ce n’è. Almeno per quel che concerne la città di Lamezia ed il suo hinterland. Le ragazze saranno ben contente di spiegare come meglio possono cosa si può visitare, ma dare indicazioni è complesso. Otto chiederà di potersi affidare ai tour organizzati, ma l’alzare le spallucce delle due signorine lo farà ben presto ritornare indietro nella sua richiesta. Nel frattempo ha almeno recuperato una mappa che lo aiuterà a spostarsi.

Il signor Schultz, dunque, uscirà dall’aeroporto già sconsolato ed inizierà a domandarsi se questa sia la giusta punizione per il calzino sotto il sandalo.

Otto non è amante del taxi, preferisce i mezzi pubblici che gli fanno girare e quindi godere la città. Attenderà quindi pazientemente l’autobus che gli hanno indicato le signorine del punto informativo. Nel frattempo avrà modo di parlare con sua moglie Hanna del viaggio e visionare le stampe fatte da internet dei vari luoghi turistici (i tedeschi sono previdenti). Dopo dieci minuti arriverà il primo mezzo che li porterà fino alla stazione FS. Lì attenderanno oltre mezz’ora per salire sul bus che li porterà verso la loro prima meta.

Si spostano fino al centro dell’ex comune di Nicastro, pronti a vedere lo stupendo ed imponente castello Normanno – Svevo (il richiamo per un tedesco è forte, si sa). Dopo una tonificante camminata degna del trekking alpino, l’ennesima amara sorpresa. Il castello è chiuso, non accessibile. Si può entrare solo con richiesta agli uffici comunali o all’associazione che cura la struttura ed in gruppi organizzati. «Warum?» (perchè?) si chiederà il nostro amico biondo, stupito da questa strana gestione. In effetti quasi ovunque si trovi un castello c’è una biglietteria, del personale addetto alle visite e questi tipi di beni sono fruibili dai cittadini e dai turisti. Qualcuno di passaggio tenterà di spiegare in un inglese scolastico «No enter! Danger!», riferendosi alla non agibilità di parte del castello. Ma anche il Colosseo non è agibile per un 30 %, basta sfruttare il restante 70%.

Gli Schultz si limiteranno a fare qualche foto davanti all’ingresso (neppure insieme, non c’era nessuno a cui chiedere nei paraggi dopo che quello del “danger” era andato via) e moggi moggi scenderanno a piedi lungo le caratteristiche ma non valorizzate vie di S. Teodoro che, almeno quelle, già possono valere il viaggio. Il tutto tra gli sguardi tra l’incredulo ed il pietoso dei residenti, affacciati alle loro finestre.

Ora la punizione per i calzini inizia a sembrare eccessiva.

Abbondante cena per ripagare la delusione della giornata in un locale cittadino, non senza qualche (enorme) difficoltà a comprendersi vista la poca abitudine del titolare a confrontarsi con turisti e a parlare lingue diverse dall’italiano e dal nicastrese antico, poi tutti a nanna in un simpatico e accogliente bed and breakfast selezionato sempre da internet, perchè in effetti qualche cittadino ci prova a far arrivare i turisti, ma non tutti vengono solo per mangiare e dormire.

Secondo giorno dedicato alla storia della Magna Graecia. Tappa obbligata agli scavi di Terina. Otto Schultz, che oggi ha optato per le scarpe da ginnastica, e sua moglie attendono un autobus che li porti da quelle parti (sono abbastanza rari). Quando finalmente arrivano nei pressi, trovano qualche minuscola indicazione che li indirizza verso una stradina inizialmente asfaltata, poi sterrata, stretta,  e che si perde tra le case. Fa capolino dietro la curva uno steccato in legno messo su alla meno peggio. Otto è emozionato, accelera il passo e si appoggia alle travi in legno. Vede un enorme prato verde, abbandonato a se stesso, in cui gli arbusti la fanno da padroni, teoricamente non accessibile ma nel quale possono entrare tutti, e da cui ogni tanto, con il vento favorevole, sembrerebbe spuntare qualche pietra, ma che neppure lontanamente potrebbe ricordare un sito di rilevanza storico-culturale. «Was ist das?» (Che cos’è?) domanderà alla moglie che con aria sbigottita difficilmente saprà rispondere. Il cartello che recita “Scavi archeologici di Terina”  glielo spiegherà.

Ok, la colpa non era affatto dei calzini.

Un altro paio di foto a soggetto singolo e via dall’altra parte della strada, dove un altro minuscolo cartello indicherà alla coppia l’Abbazia Benedettina. Due beni architettonici a 500 metri l’uno dall’altro. «Warum nicht eine archäologischen Park?» (perchè non creare un parco archeologico?) si chiederà il nostro amico, ma la sua domanda non avrà seguito alcuno. Cammina che ti cammina, oltrepassata una prima sbarra che dovrebbe bloccare il transito, ecco spuntare i resti della bellissima Abbazia datata 1062. Otto Schultz è già pronto alla sorpresa ed in questo non sarà deluso. Nessuno in zona per visitare il bene, erba alta, accessi chiusi. Ci sono le panchine almeno, questo sì. Ma chiuse nell’area recintata e nascoste dalla folta vegetazione. «Scheiße!!!» (ok, meglio non tradurre…) inizierà a bofonchiare alquanto innervosito il nostro turista, avendone, per altro, tutte le ragioni.

Senza arrendersi punterà all’ultimo sito in programma per la giornata, il Bastione di Malta, simbolo della città ed emblema di forza e potenza. Nell’immenso prato che lo circonda nulla, non un bar, non un negozio di souvenir, neppure uno spiazzo per fare un picnic. Servizi igienici, neppure l’ombra. Ovviamente anche il Bastione sarà chiuso (o difficilmente accessibile, visto che le porte interne in realtà sono aperte); Herr Schultz non è capitato in uno dei giorni di apertura ai lametini e adesso dovrà aspettare tempi non meglio chiariti per i lavori di restauro. Ogni commento di quello che è ormai diventato il nostro eroe germanico è superfluo. Le medesime situazioni le vivrà nei giorni seguenti davanti palazzi Nicotera, d’Ippolito, Statti e gli altri inseriti nell’elenco dei monumenti culturali cittadini (quasi un libro mitologico, che infatti a Otto non è stato consegnato, non c’era). Solo le chiese potranno placare la sete di cultura dei nostri ospiti, insieme al museo archeologico e quello diocesano. Sono oltre 30 i luoghi ritenuti di alta rilevanza turistica; 19 sono edifici religiosi e dei restanti 11, la metà, i luoghi che conservano la storia più antica, sono chiusi e non accessibili oltre che non valorizzati e lasciati all’incuria.

Il signor Schultz e sua moglie, dopo aver trascorso il resto della loro vacanza a mare (non ci sono strutture attrezzate e la spiaggia non è tra le più pulite? Poco importa, l’importante è mettere a mollo i piedi), e qualche ora nell’area termale di libero accesso, di recente ristrutturata da alcuni solerti cittadini, probabilmente l’anno prossimo torneranno in Calabria, dove l’accoglienza ed il cibo non sono stati male… Ma con tutta probabilità seguiranno i loro amici nei villaggi turistici di Tropea e dintorni. E davanti ad un’Odissea come questa, avranno forse torto? «Auf wiedersehen Lamezia».