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S.E. Mons. Schillaci davanti ad una imponente assemblea alla Concattedrale di San Benedetto: applicare la nota esortazione “Ora et Labora”

Chiamati per dedicarsi al servizio di Dio; chiamati per servire e non per essere serviti. E spunta subito una significativa definizione : Vescovo della Speranza.
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Nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di San Benedetto abate e, quindi,  per indicare la via maestra del monachesimo secondo il santo di Norcia, ecco che il nuovo Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, S.E. Mons. Giuseppe Schillaci, incentra il contenuto della sua omelia nel corso della solenne concelebrazione eucaristica, avvenuta davanti ad una assemblea numericamente maestosa e significativa nella nuova Concattedrale di San Benedetto.

Nel particolare, il tutto di questo accostamento tra la lezione che offre San Benedetto e l’attualità di un mondo difficile da catechizzare, come quello attuale, stanno alcuni passaggi fondamentali contenuti nell’omelia del Vescovo Giuseppe, indicato come il “ vescovo della speranza”: innanzitutto si è partiti dalla necessità di rapportare la vita di ogni uomo ad una vita austera, partendo proprio dalla sottolineatura che ogni essere  è in sé umile e credibile; solo che – quel che conta- è che egli imposti gli stili di vita secondo una vita illuminata dal monachesimo del Santo di Norcia.

S.E. Mons. Giuseppe SCHILLACI

San Benedetto,  sottolinea Monsignor Schillaci, riesce a fare la sintesi tra la sua regola a quella di seguire Gesù. “ Ascolta, figlio, i precetti del Maestro” : questa regola bisogna applicarla sempre, dimostrando attenzione e volontà a farlo.

Benedetto non  antepone niente all’ascolto di Cristo. Il primato dell’amore consiste in chi si pone in un siffatto atteggiamento e lo fa meglio se concede il primato alla contemplazione.

E’ stata anche ricordata la famosa regola benedettina: “ Ora et labora”, “ medita e lavora. Cosa può significare? Nella vita  si delineano questi due pilastri essenziali: la contemplazione e l’azione. Il cristiano è capace di attuare questa meravigliosa sintesi, vivere e lavorare sullo stile di Maria : contemplativi ed attivi; o attivi nella contemplazione-

A questo punto, Monsignor Schillaci chiama in  causa un altro forte testimone : Don Tonino Bello, secondo cui “ il cristiano vero è un contemplativo. Le radici del nostro essere cristiani affondano le proprie convinzioni nell’essere stati chiamati in causa nel modo di vivere il dono dell’Eucaristia. Portare la propria vita nella Santa Messa. Ma, ancora meglio, dovremmo portare la Messa nella vita di ogni giorno, fino al punto di aprire un dialogo con Gesù su alcune testimonianze di santità. Ad esempio, diventare inquieti nel chiedere – in uno stile prettamente evangelico- l’interrogativo di fondo“che cosa devo fare per avere la vita eterna? Mettere in pratica, rispose Gesù, i contenuti della Legge, sciorinando tre verbi di accompagnamento: andare; vendere, seguire. Se questo è impossibile agli uomini, è però possibile a Dio.

Pietro prosegue ancora: “ noi abbiamo lasciato tutto e vogliamo seguirti”. E qual è il risultato che riusciamo infine ad ottenere?”- Pietro ragiona ancora in termini di tornaconto; del romano “do ut des”.

Il Signore Gesù è venuto a dare la propria vita senza pretendere niente in cambio. Questa è la logica della gratuità.

Noi cristiani siamo chiamati ad immetterci nella storia secondo un altro modo di testimoniare e di operare.

Il monachesimo ha fondato l’Europa fidandosi nella logica del Vangelo; la logica della gratuità. Il Signore chiama senza aspettarsi niente in cambio; l’amore vero non si rapporta in questo tornaconto.

Seguiamo Gesù come fece San Benedetto : e per sua intercessione la nostra vita risplenderà sempre più. Bisogna soltanto che diventiamo capaci di immettere nel motore della storia percorsi di vita nuova per tutti.

Ad inizio della solenne celebrazione eucaristica, don Domenico Cicione Strangis – parroco della Concattedrale – aveva espresso pubblicamente la gioia vissuta in occasione dell’Ordinazione episcopale del Vescovo Mons. Giuseppe Schillaci :” Abbiamo ancora i cuori aperti per tale evento straordinario.

Noi abbiamo atteso questo momento con fervente attesa; questo nuovo complesso vuole proporsi come servizio a favore principalmente della cultura. E lo vogliamo fare abbracciando quel che è il suo  motto episcopale: chiamati per servire e non per essere serviti”.

  • Matteo, ufficialmente è un “complesso interparrocchiale”, quindi una chiesa con funzioni superiori a quelle di una parrocchia. Quindi una struttura che non sostituisce la cattedrale ma da adoperare a suo sostegno ed ausilio. E siccome sappiamo tutti i limiti di capienza ma anche di sicurezza della cattedrale di Corso Numistrano, è molto probabile che la chiesa di San Benedetto venga usata per eventi che richiameranno tanti fedeli. L’alternativa sarebbe la costruzione di una nuova cattedrale in altra sede o nella stessa sede di corso Numistrano dopo abbattimento di alcuni edifici storici.

  • Ancora con questo termine “Concattedrale”. È la Chiesa di San Benedetto, punto. La Cattedrale è una sola. Finiamola con queste affermazioni insulse per piacere.

  • Non esiste ancora una Concattedrale!!!!