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Il 26 luglio 1875 nacque Carl Gustav Jung: “Un mostro di asocialità”

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Il 26 luglio 1875 nacque una dei miei grandi amati personaggi della storia. Uno psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero – Carl Gustav Jung.

Fu un bambino solitario, figlio unico per nove anni, fino alla nascita della sorella Johanna Gertrud, detta “Trudi”. Il suo amico d’infanzia Albert Oeri ricordò il primo incontro con Carl, quando entrambi erano molto piccoli: lo descrisse come “un mostro di asocialità”, concentrato sui propri giochi, il contrario di quello che aveva conosciuto all’asilo, dove i bambini giocavano, si picchiavano e stavano sempre insieme. I due restarono amici per tutta la vita.

Le sue letture andavano dalla letteratura alla filosofia, dalla teoria della religione allo spiritualismo (Mörike, Goethe, specie il Faust e le conversazioni con Johann Peter Eckermann, Kant, Swedenborg, Schopenhauer, ecc.). Il libro che più lo colpì fu “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Nietzsche.

(Adesso capisco perché potevamo andare molto d’accordo)

Nel 1895 s’iscrisse all’Università di Basilea e nel 1900 si laureò in Medicina e Chirurgia con la tesi Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti. Nel dicembre 1900 cominciò a lavorare all’istituto psichiatrico di Zurigo. Nel 1903 sposò Emma Rauschenbach (1882-1955), che rimase con lui fino alla morte. Nel 1905 fu promosso ai vertici del Burghölzli e divenne libero docente all’Università di Zurigo, dove rimase fino al 1913. Tra il 1904 e il 1907 pubblicò vari studi sul test di “associazione verbale” e nel 1907 il libro Psicologia della “dementia praecox”.

L’incontro con Sigmund Freud: Concordando con le interpretazioni date da Freud nei confronti dei fenomeni psichici, cominciò una fitta corrispondenza con Freud, che incontrò a Vienna nel 1907. I due parlarono per tredici ore.

Nel 1909, con Freud e Ferenczi, Jung si recò alla Clark University di Worcester, Massachusetts, ove ricevette la laurea honoris causa in Legge. Nel 1910 divenne presidente dell’Associazione psicoanalitica internazionale e direttore dello “Jahrbuch”, rivista ufficiale della società. Cominciò a essere chiamato “delfino” della psicoanalisi, possibile successore di Freud alla guida del movimento psicoanalitico. Nel 1909, infatti, la Clark University invitò sia Freud sia Jung a tenere un ciclo di conferenze negli Stati Uniti.

Durante il viaggio in nave i due pionieri della psicoanalisi analizzarono l’uno i sogni dell’altro. In questa psicoanalisi ‘sull’oceano, dove ciascuno fungeva sia da psicoanalista sia da paziente, Freud, a detta di Jung, ebbe un atteggiamento di reticenza su alcuni particolari della sua vita privata che invece sarebbero serviti a Jung per una migliore interpretazione. Ad aggravare la situazione fu il fatto che Freud su questo punto fu molto chiaro: il motivo della sua reticenza era che non poteva mettere a repentaglio la sua autorità. Fu in quel momento che Jung cominciò a mettere in discussione la stima che fino a quel momento aveva avuto per Freud.

La separazione da Freud e il nuovo orientamento della psicoanalisi.

Nel 1912 Jung pubblicò il suo testo fondamentale “Trasformazioni e simboli della libido”, dove erano presenti i primi disaccordi teorici con Freud assieme al primo abbozzo di una concezione finalistica della psiche. I disaccordi continuarono nelle conferenze sulla psicoanalisi (Fordham lectures). L’aspetto centrale delle differenze teoriche risiedeva in un diverso modo di concepire la libido: mentre per Freud il “motore primo” dello psichismo risiedeva nella pulsionalità sessuale, Jung proponeva di riarticolare ed estendere il costrutto teorico di libido, rendendolo così comprensivo anche di altri aspetti pulsionali costitutivi “dell’energia psichica”. La “sessualità” da costrutto unico e centrale (metapsicologia freudiana) passa a essere costrutto importante ma non esclusivo della vita psichica (punto di vista junghiano). La libido è energia psichica in generale, motore di ogni manifestazione umana, sessualità ma non solo. Essa va al di là di una semplice matrice istintuale proprio perché non è interpretabile solo in termini causali. Le sue “trasformazioni”, necessarie a spiegare l’infinita varietà di modi in cui si dà l’uomo, sono dovute alla presenza di un particolare apparato di conversione dell’energia, la funzione simbolica.

Nell’ottobre successivo si ebbe la rottura ufficiale, e Jung si dimise dalla carica di direttore dello “Jahrbuch”. Ad aprile 1914 si dimise da presidente dell’Associazione e uscì definitivamente dal movimento psicoanalitico.

La psicoanalisi, creatura i cui meriti di gestazione erano ascritti al solo Freud, per la cui nascita aveva pagato con l’isolamento e l’ostracismo da parte del mondo accademico, nuova via della conoscenza, per Jung era divenuta più importante dello stesso padre che l’aveva generata. Era nata dal lavoro di Freud e adesso si trattava di farla crescere.

L’aspetto che più li differenziava era la concezione dell’inconscio.

Per Freud l‘inconscio alla nascita era vuoto e durante la vita si riempiva di quanto per la coscienza era “inutile” o dannoso per l’Io:(rimozione.) Invece per Jung la coscienza nasceva dall’inconscio, che aveva quindi già una sua autonomia.

Inoltre, per Jung, la psicoanalisi di Freud teneva poco conto della persona nel suo contesto vitale. Invece Jung, che dava importanza alla persona e al suo contesto, fondò la “psicologia analitica”, che voleva essere uno strumento per guarire da patologie psichiche e una concezione del mondo, o meglio, uno strumento per adattare la propria anima alla vita e coglierne le potenzialità di espressione e specificità individuale. Chiamò questo percorso “individuazione”.

Un altro concetto fondamentale, il tipo, viene introdotto da Jung nel libro “Tipi psicologici”. Oggetto dell’opera è una classificazione degli individui secondo “tipologie psicologiche”, che prendono le mosse dal carattere del loro adattamento. Essi si articolano attorno alla basilare polarità “Introverso/Estroverso”. Jung incrocia l’iniziale modello bipolare con un’ulteriore quadri partizione in “funzioni” psichiche: pensiero, sentimento, sensazione e intuizione.

Così potremo parlarne per ore e ore sulla psiche: “La psiche si compone della parte inconscia, individuale e collettiva, e della parte conscia…”

Ma io volevo semplicemente ricordare uno dei più grandi e importanti studiosi della mente umana. Quello che mancava Sigmund Freud era proprio la consapevolezza dell’essere umano. Quell’ uomo o quella donna davanti a lui erano delle persone che si dovevano capire, prima di tutto, e poi cercare di guarire o almeno semplificare il loro ruolo nella società. Che invece Sigmund non aveva, lui solo studiava il caso. Per dire… Carl vedeva in un malato una persona, poi la sua ombra e poi la sua anima.  Un essere completo.

“La Persona (dalla parola latina che indica la maschera teatrale) può essere considerata come l’aspetto pubblico che ogni persona mostra di sé, come un individuo appare nella società, nel rispetto di regole e convenzioni. Rispecchia ciò che ognuno di noi vuol rendere noto agli altri, ma non coincide necessariamente con ciò che realmente si è.”

Tra gli interessi di Jung vi era anche il paranormale, un tipo di ricerca sviluppato già in gioventù, analizzando i fenomeni della sua cugina medium. Egli stesso condusse analisi ed esperimenti parapsicologici. Era convinto di essere un sensitivo. Era convinto di aver avuto diverse premonizioni e una sorta di visione nel 1913 che annunciava la rovina dell’Europa (la prima guerra mondiale). Sosteneva che i fenomeni paranormali fossero segnali dell’inconscio collettivo, come i sogni sono spie dell’inconscio individuale.

Nel 1944 ebbe un incidente domestico e si fratturò una gamba, e, poco dopo, un successivo infarto miocardico, che gli causò una perdita di coscienza. Quando si riprese sostenne di aver avuto, in coma, un’esperienza di pre-morte, comprendente un’esperienza extra-corporea in cui disse di aver visto la Terra dallo spazio (descrivendo una situazione simile a quella che vivranno i primi astronauti e cosmonauti).

Nel suo testo autobiografico Ricordi, sogni, riflessioni, commentò anche:

« Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente… Prima o poi, i morti diventeranno un tutt’uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d’essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell’eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo »

Jung, da parte sua, era anche affascinato dalla fisica quantistica e dalle particelle subatomiche che possono scomparire e apparire in altri punti remoti, collegati da “misteriose connessioni”, nonché dalla teoria del multiverso, oltre che dalla relatività di Einstein e gli studi di Schrodinger; egli le vedeva come possibili conferme scientifiche dei suoi concetti psicologici sulla sincronicità e il paranormale.

Jung scrisse quattro saggi sui Mandala, i disegni rituali buddisti e induisti, dopo averli studiati per oltre venti anni. Secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore.

Jung, a partire dagli anni quaranta, si occupò anche di un fenomeno nuovo, che s’intensificava sempre di più, soprattutto dalla fine della seconda guerra mondiale. Si trattava degli “oggetti volanti non identificati” UFO. Jung, che leggeva tutto ciò che veniva pubblicato in merito, nei suoi scritti si occupò più volte del tema e tre anni prima di morire, nel 1958, pubblicò un saggio dal titolo “Un mito moderno”. Le cose che si vedono in cielo.

Jung era un cristiano protestante, di confessione riformata, tuttavia nutrì interesse per le tradizioni orientali e molte religioni, filosofie e culture straniere, specie per il neoplatonismo e lo gnosticismo. Sosteneva di non credere a nulla per tradizione, ma affermava di “credere per esperienza”, come riportato nella seguente citazione:

« Tutto ciò che ho appreso nella vita, mi ha portato passo dopo passo alla convinzione incrollabile dell’esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all’esistenza di Dio per fede: io so che Dio esiste. »

Jung ebbe rispetto della religiosità dei suoi pazienti, senza coinvolgerla troppo nella terapia o metterla in dubbio. Resta da chiarire se Jung ritenesse ammissibile o credesse davvero a una rivelazione storica, irriducibile al soggetto e all’analisi psicologica: Jung, infatti, rifiuta la possibilità che sia mai avvenuta fisicamente la risurrezione di Gesù, per il semplice fatto che i morti non resuscitano, e la nozione di peccato o di male sembra essere sempre da lui ricondotta al disordine mentale, alla deviazione o al disagio psichico.

Egli non provava molta stima nemmeno per l‘Islam, e paragonò Maometto a Hitler.

Nel nuovo dogma Jung apprezzava in particolare l’estensione simbolica della Trinità a una “quaternità”, che apriva finalmente il cristianesimo alla dimensione sacra femminile e, quindi, alla totalità.

Jung influenzò il cinema. Influenzò tramite l’allievo Ernst Bernhard larga parte dei film di Federico Fellini e influenzò anche le prime opere di Jackson Pollock, che conobbe le teorie di Jung grazie al dott. Henderson, suo seguace, che lo ebbe a lungo in cura. L’artista Maria Lai fu profondamente influenzata dal suo percorso, di Jung se ne trova traccia soprattutto nella fase dei libri cuciti degli anni ottanta. Nell’artista genovese Claudio Costa si trovano influenze junghiane, sia nel suo operato artistico sia nel suo metodo d’indagine e interpretazione del visibile attraverso la serie “per un museo dell’Alchimia”.

Jung spirò alle quindici e tre quarti di martedì 6 Giugno dopo una breve malattia, nella sua casa sul lago a Bollingen.

  • “L’incontro tra due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche: se c’è qualche reazione, entrambe si trasformano”. (Carl Gustav Jung)
  • “Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica. La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi”. (Carl Gustav Jung)