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Autorità idrica calabrese : una legge regionale che non muta gli assetti di potere-

Il prossimo 17 settembre si svolgeranno in tutta la Calabria le operazioni per la prima individuazione dei Comuni che costituiranno l’Assemblea dell’Autorità Idrica Calabrese. Alcune nostre considerazioni critiche
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Autorità idrica calabrese : una legge regionale che non muta gli assetti di potere-

Il 12 maggio, ad un mese esatto dal sesto anniversario della vittoria referendaria per l’acqua bene comune, il Consiglio Regionale ha approvato il testo di legge n.18/2017 “Disposizioni per l’organizzazione del servizio idrico integrato”, un dispositivo di 26 articoli in netta antitesi sia con il volere popolare cui accennavamo prima, sia con la proposta di legge regionale di iniziativa popolare proposta dai diversi movimenti facenti capo al Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “B. Arcuri” e depositata, insieme ad oltre 11mila firme a sostegno, oramai quattro anni fa.

Analizzando attentamente il testo, che è a tutti gli effetti legge regionale, proviamo a capire come sarà articolato il servizio idrico integrato nella regione Calabria, quale sarà il futuro della SoRiCal SpA e soprattutto come saranno strutturate le centrali del potere decisionale.

La nuova legge detta le norme in materia di organizzazione del servizio idrico integrato calabrese riconducendolo di fatto (come era ovvio aspettarsi visto che lo impongono le leggi nazionali) ad un “servizio pubblico di interesse generale” con il riconoscimento e l’istituzione dell’Autorità Idrica Calabrese (AIC) come ente pubblico non economico rappresentativa dei comuni della Calabria tutti ricadenti nell’Ambito Territoriale Ottimale unico e coincidente con l’intero territorio regionale.

Ma cosa farà questa AIC? Di fatto svolgerà le funzioni già attribuite ai soppressi 5 ATO provinciali. Fin qua quindi nulla di nuovo da un punto di vista amministrativo; un testo fortemente in linea con quella che è la nuova strategia liberista del Governo Renzi/Gentiloni e cioè quella di accentrare nelle mani di pochissime lobby affaristico-internazionali la gestione del servizio idrico integrato.

Più volte, anche da queste pagine, abbiamo denunciato la perversa linea dell’ex ministra Madia di mutare un principio base della cosiddetta legge Galli quello della “unitarietà del Servizio” trasformandolo, con un piccolo artifizio letterale, in “unicità del Servizio”.