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Henri Cartier-Bresson, il reporter della bellezza

Una nuova importante biografia per raccontare il grande fotografo francese
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Le tracce del suo passato si rivelano come pennellate nelle occhiate del fotografo

Da qualche settimana si può trovare in libreria “Henri Cartier-Bresson. Storia di uno sguardo”, la biografia che Pierre Assouline ha dedicato al grande fotografo, al grande artista che veniva definito “l’occhio del secolo”.
Un libro per raccontare il pioniere del foto-giornalismo, il cui sguardo sul mondo ha cambiato il modo di guardare dell’arte fotografica, concedendo all’apparenza e ai dettagli – e poi il vuoto non è anche importante? – di solito invisibili all’occhio umanamente stereotipato, di corrispondere a quell’attimo di conquista nello scatto.
Ma per quanto avesse fatto incetta dei modi più svariati di fare della fotografia una cronaca quotidiana, impossessandosi di una certa dignità documentaristica dietro la Leica sua inseparabile compagna di strada, Cartier-Bresson si è pronunciato in scatti di grande sensibilità, come se fosse l’arte l’unico vero linguaggio anche per registrare la realtà.
E infatti fa riflettere la rivoluzione che opera su di sé quando, rinunciando alla pittura ― suo primo amore ― per la fotografia, distrugge gran parte delle sue tele. Proprio una rivoluzione che non desidera lasciare prigionieri, come se fosse ingombrante quella presenza nel suo nuovo presente, come se quelle tele se le portasse dietro come custodi molesti di ciò che era e creava.
Il passato non può convivere con il presente, se non in piccole tracce, è inevitabile; e infatti queste tracce si rivelano come pennellate nelle occhiate del fotografo francese, come i singulti umani ancora rintracciabili nella metamorfosi del Gregor Samsa di Kafka.
E così, aggirandosi nelle sue stanze grandi quanto il ‘900 disseminato nel mondo, il grande fotografo ha deciso di non inciampare più nella vernice, ma di posare gli occhi giusto per un irreversibile momento, di catturare volti e luoghi e di riproporli senza farci un gran parlare intorno a forme e colori (e intorno a parole, fosse stato un poeta). Ma va da sé che questa sua rivoluzione intima ha fallito portandosi dietro strascichi enormi e intensi.
“Io sono anzitutto un reporter” ha confessato Henri Cartier-Bresson, ma la cronaca non fu mai così bella.

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PIERRE ASSOULINE
“Henri Cartier-Bresson. Storia di uno sguardo”
Contrasto Ed.
400 pagine
25 fotografie in b/n
24,90 euro