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Il “Codex Purpureus Rossanensis “ prezioso patrimonio dell’Unesco

Riconosciuti gli sforzi e le pressanti attenzioni di monsignor Santo Marcianò e di don Nando Ciliberti
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Il “Codex Purpureus Rossanensis”, prezioso documento storico  esposto a Rossano, è stato inserito nell’elenco della Memory of the World dell’Unesco, pubblicata in questi giorni sul sito ufficiale dell’Unesco, assieme agli altri beni presentati da diversi Stati del mondo per l’Anno 2015.

Un riconoscimento molto meritato ed atteso, anche se con tempi ritardati, che richiama l’attenzione di studiosi, esperti ed amanti dell’arte e della storia di tutto il mondo.

Il Codex, simbolo della città di Rossano per il suo ”poliedrico’ significato storico-religioso-artistico-diplomatico, espressione della cultura bizantina che nel centro calabro visse una delle sue stagioni più prolifiche e floride, attrae, fin dal suo rinvenimento, studiosi e curiosi da tutto il mondo.

L’idea di presentare, per la prima volta, la sua candidatura all’Unesco – spiega un comunicato – fu caldeggiata e sostenuta, negli ultimi anni del suo ministero a Rossano, da Monsignor Santo Marciano’, sempre attento alla valorizzazione e alla promozione, anche al di fuori dei meri confini geografici calabri, del ricco patrimonio artistico-religioso presente nel territorio.

Da ricordare anche il fattivo e quasi decisivo interessamento di don Nando Ciliberti, Direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi, a cui va il merito di essersi fatto carico di tutto l’iter burocratico previsto, raccogliendo dati, incontrando esperti, redigendo la cronistoria del Codex, arricchendone il repertorio iconografico e sollecitandone la diffusione attraverso la creazione di uno specifico sito.