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Il concerto della Polifonica Aulos infiamma il Centro storico di Sambiase

Un successo tra suggestioni, ricordi alla riscoperta degli autori musicali calabresi
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L’atmosfera che regna attorno sovrana è quella frizzante di una sera d’estate … non tanto estate, e questo per via di un venticello fresco che incrocia    le correnti che stanno da una parte con il vicino litorale tirrenico lametino e, dall’altra, con le colline verdeggianti e circostanti, una delle quali  è quella dalle cui viscere proviene l’acqua calda di Caronte, “protettore” dell’omonima stazione termale.

È proprio qui il concerto della Polifonica Aulos, fondata dal Maestro Rosa D’Audino esattamente 15 anni fa, allo scopo di promuovere “iniziative culturali inerenti al mondo della musica” e con divagazioni significative ed interessanti sul tema: andare cioè alla scoperta di musiche antiche per farle conoscere ad un pubblico sempre più vasto.

Una chicca di  questo genere di spettacolo l’Aulos lo offre ai  palati fini di musica  in questa sera frizzante d’estate, ed anche allo scopo  di attuare e  valorizzare le iniziative rientranti nell’ambito dei Progetti Integrati di Sviluppo Urbano per la valorizzazione del Centro storico di Sambiase. Un centro storico, aggiungiamo, che è stato scelto al centro dei centri storici dell’intero territorio lametino, quello dove nacque   Giovanni Nicotera  e dove sorge spesso l’indecisione se andare – da via Vittorio Cataldi – verso le chiese storiche (San Francesco di Paola,  l’Annunziata, l’Immacolata, la chiesa Matrice, la chiesa dell’Addolorata ), oppure immettersi – sempre dalla predetta via – verso la strada di campagna che porta  dritto  alle Terme o, ancora andando verso nord, verso la  suggestiva e silenziosa zona che i sambiasini chiamano  “craparizza”. Da qui inizia la suggestiva serie dei vagli storici, di cui il più grande, il più accogliente, il più suggestivo è l’atrio Verdi, che    sembra essere stato disegnato e realizzato da madre natura sulla  misteriosa ispirazione di un teatro all’aperto, il cui ingresso  è la gola profonda ottenuta con la disposizione di massi di tufo messi uno dopo l’altro, con l’ausilio di un elemento cementificante di grand’uso nei tempi antichi, quale la creta frammista a paglia di fieno. Qui, come testimoniavano per persone anziane del luogo, alcuni padri benedettini  scelsero di vivere, certamente per attuare anche loro il famoso motto: ora et  labora.

Tra  il gracchiare di ranocchie non sazie di acqua piovana o di qualche cicala che s’è dimenticata che è ormai notte oppure dal rincorrere di voci misteriose che sembrano  evocare le indimenticabili persone che animarono questa zona di fascino e di storia, s’alzano verso il cielo le musiche ed i canti interpretati dalla affermata Polifonica Aulos, alla riscoperta degli Autori musicali calabresi: da Fiorino a Manfroce; da Mia Martini a Giovanni Borelli, alla Griko Music, ad Alessandro Longo, a Califano, fino ad arrivare all’Autore degli autori, il calabresissimo Francesco Cilea.

Autori del Concerto sono stati  i componenti di un “piccolo esercito” di  autentici professionisti della musica, guidati e diretti dal Maestro Rosa D’Audino, così  come andiamo  a nominare uno ad uno, perché uno ad uno sono la forza della Polifonica, compreso  qualcuno che   il Concerto se l’è voluto gustare dal Cielo: oltre ai componenti della corale, il soprano Francesca Canale; il tenore Nino Bellantoni; il baritono Demetrio Marino; la voce leggera Paola Magno; al pianoforte Manuela Mazza; alla chitarra Giovannino Borelli; al mandolino Domenico Caruso; al violino Maria Mattea Pagani; alle percussioni Fabio Tropea. Direttore, ovviamente, Rosa D’Audino.