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Il giusto recapito dei sogni

Il romanzo d'esordio, finalista al Premio Italo Calvino, del girifalchese Domenico Dara
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Un romanzo corale, in cui l’incapacità di essere interprete della propria esistenza assume lo sguardo smarrito di chi si aggira per altre stanze

È il 1969, e un postino di Girifalco si prende cura della vita degli altri, o meglio ne prende parte spulciandone tratti e profili nelle lettere, come un ladro di parole e un cesellatore di frammenti esistenziali.
E questa corrispondenza passata al setaccio – che svela correspondances baudelariane di simboli e profondità – ne fa il custode di una piccola cittadina, di una storia che trattiene per sé senza cospargerla per le buche delle lettere, come se tentasse di appropriarsi della vita altrui, di prendere posto in un percorso diverso dal suo.
In un piccolo mondo antico che non ha più tempo e spazio perché legato a una poetica di altri tempi, Domenico Dara, scrittore originario di Girifalco che vive e lavora in Lombardia, ambienta il suo romanzo Breve trattato sulle coincidenze – finalista al Premio Italo Calvino 2013 – in una commedia umana costruita attorno al cuore pulsante del suo protagonista: un romanzo corale, in cui l’incapacità di essere interprete della propria esistenza assume lo sguardo smarrito di chi si aggira per altre stanze, forse per riempire un vuoto di sentimenti e di speranze, per accedere alle luci e scoprire le ombre.

E le luci nelle case degli altri pare brillino di luce propria, come le stelle agli occhi del postino, che “camminava per le vie della sua mappa quotidiana, e tra buongiorni, saluti e ambasciate, pensava alla luna”; e la luna è un po’ come la scrittura, fatta di crateri e rocce incolori, ma di riflesso t’illumina un mondo.
Il protagonista di questa storia meravigliosa di sogni e di riscatti, ironica e irresistibilmente poetica come nella migliore tradizione delle penne calabresi, si muove tra le vite, le storie, i sogni dei paesani di Girifalco, così vetusti ma improvvidi da relegare il cuore a temerarie confidenze, o così trattenuti nei sentimenti da nascondere quello stesso cuore dietro le tende e le porte a doppia mandata. Così come quelle lucciole che come luci intermittenti impazzano dietro una prigione di vetro, fino a quando non sopraggiunge la libertà, perché “è questo il destino, un casuale succedersi di luci e ombre”. E allora quest’uomo comprende di poter liberare quelle fiaccole dormienti, di intervenire nel destino per recuperare fratture, di correggere le ingiustizie e sfondare il vetro; comprende che per recuperare a poco a poco la sua di vita, così incompleta e irrilevante, avrebbe dovuto cambiare il destino e ricostruire le altre di vite, perché di volta in volta essere qualcun altro fa dimenticare di essere nessuno, fa ritrovare il senso della vita.

Domenico Dara

Domenico Dara

Un angelo custode, un giustiziere armato di colpi di penna ben calibrati, che fa in modo che le cose vadano come è giusto che vadano, che l’innocenza indichi la via della salvezza, come quando riesce ad evitare che giungano alla fine amori destinati a essere eterni, a ridare speranza alla mamma di Cecco costruendole attorno la gioia effimera di una bolla di sapone, certo, ma se pur fragili i sogni “condizionano e indirizzano le giornate degli omini, e noi viviamo in base a ciò che sognamu”. E Domenico Dara, con la bellezza di una lievità tale da appartenere alla sola poetica popolare, lascia che Cecco, minatore in Romania, scriva: “Quando scendo sotto terra, tu sei la luce che mi illumina”, mentre dall’altra parte una madre disegna con un sospiro l’attesa del ritorno sul vetro appannato.
E poi le lettere a Teresa da parte di un misterioso amore, dettate dalla stessa poetica popolare concisa e delicata, ma così profonda da levigare ogni pretesto letterario; o ancora la scena – come nel bel mezzo di Malèna di Tornatore – in cui la prominente Marianna Fòcaru cammina per strada “contenta assai di far venire torcicolli e strabismi all’omini sposati”, con le sue “minni che sembravano due zipànguli freschi”.

Ma nonostante il suo ruolo di osservatore della vita più che di partecipante, il postino “non immaginava che quel lavoro senza arte né vocazione lo avrebbe portato così vicino ai segreti degli uomini”, perché in principio a lui piaceva soltanto imitare la scrittura, e gli piacevano tanto le nuvole, ah sì, fin da bambino adorava quei “profili cangianti”: ogni cosa gli sussurrava quelle forme, dallo sbuffo di cotone alle macchie sui vestiti, dai sospiri infreddoliti all’umidità aggrappata ai soffitti sdruciti. E la scrittura qui è un po’ anche come le nuvole, perché detta il segno di una solitudine anche quando descrive il cielo come casa propria, come appartengono al cielo i balconi del paese che “per scoprirli bastava guardare in alto come a cercare un banco di nuvole”.

In questo romanzo lingua e dialetto si fondono restituendo al lettore una voce fresca e dal timbro originalissimo, una voce irresistibile lungo tutto le pagine che ci condurranno verso un finale sorprendente. Una voce che ricorda a tratti quella di Carmine Abate, per l’uso di termini dialettali, per i temi trattati, gli scenari e i luoghi; e in qualche modo anche quella di Rosa Matteucci di Tutta mio padre, per i contributi forbiti e quel pizzico di ironia che cancella ogni pretesa di esibita letterarietà, in un’immagine per tutte: “Sperando con un solo gesto di scacciare l’abbaruffio di pensieri che gli oberava la mente, alzò il braccio e scaricò con forza lo scudiscio sul ventre già sconquassato del miserando quadrupede”.
Forse proprio perché la finzione costruita sulla vita e la quotidianità – come l’arte in generale – non ha niente da insegnare, il postino ritrova infine nell’incontro tra le coincidenze il senso da assegnare agli eventi, perché non può accettare che tutto accada come in un capriccio, che ogni significato venga attribuito al solo susseguirsi dei giorni. E iniziando a stilare il suo breve trattato sulle coincidenze, vede in quei momenti di sottile congiunzione il tentativo di riunire in un abbraccio l’albero che il baratro dell’ingiustizia ha destinato a vivere diviso su due sponde.

 

coeprtina Breve trattato sulle coincidenze
Domenico Dara
Breve trattato sulle coincidenze
Narrativa
Editore Nutrimenti
2014, 365 pp

€ 19,00