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Settimana Santa: il fascino dei riti in Calabria

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La Pasqua è alle porte e puntuali ritornano, in Calabria, gli affascinanti riti della Settimana Santa.
Qui infatti, forse più che altrove, tale festività è una delle più sentite dell’anno e non vi è città o piccolo borgo in cui una manifestazione pasquale non sia presente. Numerose, quindi, le tradizioni legate a questo periodo misto di liturgia e folklore, simbolismo e religiosità popolare. Molti rituali sono più o meno comuni, pur se con numerose varianti, a tutti i paesi delle cinque province che ripropongono antiche usanze: le rievocazioni dell’Ultima Cena, le processioni del Cristo Morto, le fiaccolate e i canti, le rappresentazioni della cattura di Gesù («Pigghjàta») e dell’incontro della Madonna col Signore Risorto («Affruntata» o «Cumprunta»).

Una delle funzioni più caratteristiche e suggestive è la processione della «Naca» di Catanzaro che si svolge puntualmente il venerdì santo. Il soggetto principale del rito è appunto la “naca” (termine dialettale che deriva dal greco nachè, che significa “culla”), nella quale è adagiato il corpo di Cristo. Il corteo si snoda per le antiche vie cittadine, preceduto dagli stendardi e dai gonfaloni delle Confraternite locali, segue solenne la «culla» dietro cui sfilano la statua della Madonna Addolorata e quella di San Giovanni, quindi Gesù con la croce e i due ladroni, i centurioni romani e i flagellatori, la banda, il clero, le autorità e in ultimo la cittadinanza, spettatore curioso e rispettoso di questa sacra manifestazione.
Anche a Nicastro la processione del venerdì santo è particolarmente affascinante e coinvolgente. Essa ha inizio nel tardo pomeriggio con l’uscita dalla chiesa di S. Teodoro della statua dell’Addolorata col Cristo Morto la quale, dopo aver attraversato il centro storico, raggiunge la Cattedrale. Qua si unisce il vescovo della città mons. Luigi Cantafora e la processione percorre le vie dell’abitato e raggiungono il corso Numistrano dove ha inizio la Via Crucis.
Altrettanto interessante tra le celebrazioni che si svolgono in Calabria è la Giudaica di Laino Borgo (CS), rappresentazione vivente della Passione di Cristo che, il venerdì santo, con cadenza variabile, vede agire nelle strade del paese oltre cento persone, fra attori e organizzatori, nelle vesti dei protagonisti degli eventi che, nella tradizione evangelica, segnarono e accompagnarono il martirio di Gesù. Una sorta di teatro itinerante, dunque, nell’atmosfera magica di un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato.

Molto suggestive sono anche le cerimonie pasquali legate al sangue.
A Cassano Ionio (CS), la processione del venerdì santo è preceduta dai flagellanti, protagonisti del rito un tempo cruento, oggi innocuo fragore di ferri ritmicamente percossi, senza conseguenze sui corpi protetti. Indossano (i penitenti) tunica e cappuccio bianchi, cinta da un cordone nero. Completano l’abbigliamento un asciugamano, ripiegato sulle spalle a protezione dai colpi delle discipline, e il flagello appunto, formato da placchette di metallo articolate a grappoli pendenti da un anello. Con il movimento del polso si percuotono ripetutamente gli omeri – sinistro/destro, sinistro/destro – quasi parodiando i gesti violenti di un tempo, e col frangersi dei flagelli sul corpo producono un metallico concerto.
Da ricordare sono pure i riti sacrificali che da tempo immemorabile si svolgono a Seminara (RC); riti che traggono origine dalla crocifissione di Cristo e che si ripetono anche il 16 agosto in occasione della festa di San Rocco. Qui gli «spinati», uomini scalzi e seminudi – con indosso una cappa di spine, detta «spalas», che parte dalla testa e avvolge il corpo – e donne con una corona di spine sul capo, a ricordo di quella portata da Gesù sulla Croce, camminano e danzano finendo per ferirsi la carne con le spine al punto da farne uscire copioso sangue.
Restando in tema di flagellazione, una grande notorietà hanno poi i «battenti» di Verbicaro (CS), fedeli “penitenti” che con il “cardillo” (un pezzo di sughero nel quale sono infisse cinque punte di vetro) «si battono» a sangue gli arti inferiori. Tuttavia ad avere un rilievo a livello internazionale sono i «vattienti» di Nocera Terinese (CZ), specie dopo che, nel 1962, tale usanza fu inserita dal regista Gualtiero Jacopetti nel film “Mondo cane” che riportava consuetudini e costumi insoliti di tutto il mondo. Si tratta di un rito le cui origini si perdono nella notte dei tempi e che si rinnova ogni anno il sabato santo, contemporaneamente alla processione della Madonna Addolorata. La tradizione vuole che a compiere questa singolare pratica siano soli uomini che, per l’occasione, indossano una maglia nera e pantaloni corti. Sulla testa i «vattienti» portano un panno nero e una corona di spine. Al loro fianco, legato con una cordicella di un paio di metri, vi è un giovane detto «acciomo» (Ecce Homo), vestito di un solo panno rosso e che rappresenta il Cristo imprigionato. «Vattiente» e «acciomo» percorrono insieme le strade cittadine tra una moltitudine di fedeli, turisti e curiosi che assistono sbalorditi al rito della tortura. Quando giungono nei punti cardine del percorso (i sagrati delle chiese, la statua dell’Addolorata, case di parenti e amici, ecc.) l’uomo in nero impugna il “cardo” (pezzo di sughero nel quale sono infilati tredici pezzi di vetro) e si percuote il retro delle cosce e i polpacci, facendo sgorgare abbondante sangue. Una pratica, certamente arcaica, in cui molti fedeli continuano fermamente a credere per appagare un «voto» o partecipare con profondo dolore al sacrificio di Cristo.