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Coronavirus Gallo (FdI): Covid center per ogni Regione; da recepire velocemente la proposta dell’On. Ferro “uno Spallanzani in Calabria”

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Riceviamo e pubblichiamo

Con la consapevolezza dell’impatto devastante che il Covid 19 ha generato a livello globale sia in termini di decessi, sia in termini di disagio economico, l’Italia si appresta a ripartire con tante difficoltà e con la convinzione che le abitudini di tutti noi sono cambiate e difficilmente potranno tornare a quelle che erano, in tempi ristretti.

L’efficacia delle misure di contenimento del virus tuttavia hanno mostrato i loro benefici per cui attendiamo disposizioni dal governo per avviare la cosiddetta “fase 2”; una fase in cui bisognerà convivere con il virus e quindi svolgere le proprie attività lavorative con tutta una serie di misure atte a contenere la diffusione del virus.

Ogni attività avrà il suo grado di rischio, correlato sostanzialmente a due fattori: l’assembramento e la necessità di contatto. Si pensi ad esempio a bar e ristoranti per l’assembramento e alle attività di centro estetico ed ambulatoriali in genere per il contatto fisico. Il mantenimento della distanza di sicurezza consigliata e i dispositivi di protezione saranno quindi gli strumenti necessari e indispensabili nella “fase 2”.

Nell’attesa però vi è da sottolineare che come spiegato dai virologi che se entro l’autunno prossimo non si avrà a disposizione un vaccino, il virus si preparerà ad una seconda ondata, alla quale bisogna arrivare a livello sanitario preparati e non sprovvisti come successo in questi due mesi. Le strutture e le attrezzature dovranno essere in grado di reggere un eventuale urto, da qui bisogna cogliere velocemente la proposta avanzata dal consulente per l’emergenza Covid della Regione Lombardia Guido Bertolaso e cioè la realizzazione di un Covid Center per ogni Regione e quindi la proposta dell’On. Wanda Ferro la quale auspica la realizzazione di “uno Spallanzani in Calabria”. Fino in autunno c’è la possibilità di realizzare un Covid Center in Calabria che possa mirare all’eccellenza del presidio Romano per la cura delle malattie infettive.

Da qui un duplice risultato: il primo è quello di avere una struttura di riferimento Regionale pronta a contenere l’eventuale nuova diffusione del virus, il secondo la certezza di non ingolfare i nostri presidi ospedalieri che devono svolgere le normali prestazioni mediche senza avere il timore di diffusione del contagio e senza dover sistematicamente provvedere alla sanificazione degli ambienti e delle attrezzature ad ogni nuova prestazione medica, causata dalla commistione tra ammalati e ammalati da covid 19.