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“Planet Earth II”, la migliore serie TV sugli animali

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Giovedì 23 marzo Rete 4 ha trasmesso il primo e il secondo episodio di Planet Earth II, l’ultima apprezzata serie di documentari sugli animali prodotta da BBC.

La serie, trasmessa nel Regno Unito lo scorso autunno e più di recente negli Stati Uniti, è il seguito della precedente Planet Earth, andata in onda per la prima volta nel 2006 e disponibile in Italia per gli abbonati a Netflix.

Sia Planet Earth che Planet Earth II sono state realizzate con le migliori e più moderne tecnologie di ripresa disponibili: Planet Earth II è il primo documentario naturalistico per cui sia stata usata la risoluzione full UHD+HD e contiene riprese, anche notturne, dettagliatissime. Per questa ragione, oltre che per aver mostrato animali mai ripresi prima (come i leopardi delle nevi che vivono sull’Himalaya), Planet Earth II è considerata la migliore serie di documentari sugli animali mai realizzata.

Gli episodi di Planet Earth II sono sei e ciascuno è dedicato a uno specifico tipo di ambiente, che dà il nome alla puntata: Isole, Montagne, Giungle, Deserti, Praterie e Città. Nel Regno Unito Planet Earth II è stato il documentario più visto di sempre: in media ogni puntata è stata vista da 11,9 milioni di persone, raggiungendo uno share del 40,6 per cento, mentre nelle stesse serate l’edizione britannica di X-Factor faceva in media il 21,9 per cento di share.

È stato prodotto nel corso di quattro anni: i giorni di riprese sono stati 2.089. Le troupe di BBC hanno fatto 117 spedizioni per filmare gli animali del documentario, visitando quaranta paesi diversi, tra cui l’Italia: nella sesta puntata, quella dedicata alle città, c’è una parte dedicata agli storni che passano da Roma nel loro percorso migratorio annuale e si vedono anche i grattacieli del “Bosco Verticale” di Milano. Per girare alcune scene ci sono state difficoltà particolari: per esempio BBC ha dovuto aspettare nove mesi perché la città di New York le desse i permessi per filmare i falchi pellegrini che vivono tra i suoi grattacieli e la troupe che ha filmato i pinguini pigoscelidi artici che vivono sulla remota e disabitata isola di Zavodovski, nel sud dell’oceano Atlantico, ha impiegato nove giorni solo per raggiungerla.

L’unica critica che è stata fatta a Planet Earth II – da alcuni giornali come il New York Times e anche da persone che lavorano nel settore dei documentari sulla natura – è dare l’impressione che nel mondo degli animali vada tutto bene e che le specie selvatiche non siano in pericolo a causa dell’inquinamento e delle attività umane. Facendo credere agli spettatori che esista un «bellissimo, incantevole mondo di fantasia, un’utopia in cui le tigri vagano libere e indisturbate, un mondo in cui l’uomo non è mai esistito», come ha scritto il documentarista Martin Hughes-Games sul Guardian, Planet Earth II non sensibilizzerebbe le persone a preoccuparsi della sorte delle specie animali. È vero che più volte in Planet Earth II (soprattutto in Città) Attenborough cita alcune delle minacce che gli animali sono costretti ad affrontare nei loro ambienti naturali, ma anche che il problema delle estinzioni non è il principale messaggio della serie e che probabilmente uno spettatore meno sensibile alle tematiche ambientali potrebbe comunque non coglierlo.

Se Planet Earth II vi appassionerà in modo particolare, potrete vedere alcuni contenuti speciali che sono disponibili gratuitamente sul sito di BBC e su YouTube. 

Alcuni video tratti da Planet Earth II poi si possono guardare, insieme a tanti altri spezzoni di precedenti documentari di David Attenborough, sulla app Sir David Attenborough’s Story of Life che si può scaricare gratuitamente dall’App Store per sistemi operativi iOS e su Google Play per sistemi operativi Android.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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