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In arte il tempo è luna

Musica e arte visiva: profili artistici di Ka-Pow e Fabrizio Basciano
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Nei sogni non esiste una logica a noi conosciuta.
Possiamo solo lasciarci trascinare via.

Ka-Pow

Ci siamo abbandonati ai sogni, e quando poi abbiamo riconsiderato la vita ne abbiamo fatto suoni e ritratti. È un po’ come morirne di troppa vita, però poi ne abbiamo conservato un ricordo, quello che più ci ha affascinato e che più strepitava dentro, e così di noi ci siamo fatti ancora suoni e ritratti.
Noi siamo artisti, per quello che vale dirsi sognatori e affabulatori a noi stessi, dirsi disegnatori o musicisti, gli uni e gli altri sotto la stessa luna, padroni della stessa ombra.
Noi siamo un po’ Chiara Basciano, in arte Ka-Pow, quando disegniamo realtà come se non potessero mai accadere, vignette su teste parlanti, mondi in fumo su cartoncino e su tela; e noi siamo anche un po’ Fabrizio Basciano, pronti a svelare a chi ci ascolta che il ritmo serrato dei giorni finisce sempre in pasto a quel tempo che non c’appartiene; mentre la musica e l’arte son varchi, di un paradiso che sì che c’appartiene, in un istante perfetto in cui melodia e bellezza sono anche le troppe domande e il bisogno di qualcosa che tarda a venire.
Noi siamo, parola per parola, la scoperta che Chiara ha Diviso per sette i ritagli che ha fatto di un sogno, e la confessione strappata a Fabrizio che quello stesso sogno custodisce Le 7 perle di Belzebù. Per farci comprendere che qualcosa di grande e importante c’è sempre stato, per renderci coscienti che se anche la sicurezza non è possibile, qualcosa di indissolubile c’è: come Chiara e Fabrizio, facce della stessa luna ripariamo nei sogni.
Perché se ne Il risveglio del pensiero, Fabrizio è un pianoforte di pianeti allineati in perfetto equilibrio su noi, su noi che dobbiamo destarci alla vita, Chiara vive in un mondo che ha appena creato, Un mondo fragile posto nel palmo di una mano, e che al risveglio ricaccia negli occhi. “E se non fosse un caso che…”, e trema, e tende le dita, la tela per vivere in un mondo appena creato.

Sembra poi un volto che raramente sorride, l’Onnipotenza di Chiara che s’attarda a disporre del mondo, ritratto di uomo che da sé si crea e da sé si distrugge, per un’idea malsana de L’Arte, musicata da Fabrizio come fosse una danza nel gorgo, risucchiata e seriale, catena di montaggio del superuomo che blocca la bici, che scende e non ha più voglia di giocare. È l’uomo che in Ottantaquattro guarda l’orologio e non ama più, non ama più, perché non ha contatti se non in differita, come in Làska con le mani a stringersi in una finestra a parte, come in windows, disgregati ma sistemati e operativi. È l’uomo che ha nascosto il bambino in fondo alla sua notte personale, che poggia la scala per raggiungere il gigante fuori dalla sua portata, perché dalle Dita troppo grandi, e la scala è abbandonata perché è così tanto faticoso essere speciale. È l’uomo spalmato sul divano a guardare il Festival dell’ovvio.
Però poi nella narrazione sincopata di Relatività della nozione di tempo, cogliamo l’invito di Fabrizio ad allacciarci al nostro personale tempo, unico e solo ipnotico e personale tempo, per ogni uomo e per ogni creatura. L’invito ad inginocchiarsi in mezzo alla strada, in giorni post-moderni di centri affollati, per conquistarsi uno spazio di preghiera e un momento da rubare al click clock di ritardi robotici, per lasciarsi scappare un sospiro. Che bellezza.
Noi, così, finalmente dentro le fasi della nostra vita, a spulciare tra il bene e il male, filosofi intrizziti quando il cielo è una coperta grigia e tutt’intorno è bianco, noi finalmente come Chiara e Fabrizio alla ricerca della Causa della genesi della Luna, incantati ad osservare la città che poco a poco si trasforma tra la luce e il buio
Noi così stralunati, ma non più condannati avivere una vita a metà, o una vita interrotta nel bel mezzo del percorso, così come Nella notte di Chiara, come quando fuori piove e la luna è in burrasca, e il profumo dei limoni se ne sta aggrappato come un frutto acerbo.
E così, quando la faccia luminosa che attendiamo ci offre riparo, noi siamo pure chiarori, come Chiara e Fabrizio preservati alla notte, immortalati su un sorriso acrilico su tela (Cheese), per un accenno soltanto di ouverture.
Tanto basta per trovare rifugio nell’arte e la cura nei sogni.

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(testo scritto in occasione della rassegna “Per_corsi di_versi”, per sottolineare le connessioni artistiche tra l’arte pittorica di Ka-pow e quella musicale di Fabrizio Basciano)

Contatti:

http://www.ka-pow.it/
http://www.lantearte.it/