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In forte crescita il ricorso all’usura, soprattutto al Sud

Oltre al perdurare della crisi, sono soprattutto le scadenze fiscali a spingere molti piccoli imprenditori nella morsa degli usurai.
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Se non sono, come dovrebbe essere, gli Istituti bancari a concedere crediti alle imprese, le imprese – per sopravvivere- dovranno necessariamente far ricorso all’usura.

E’, questa, un’ovvia analisi ed una constatazione evidente, soprattutto dopo che è stato reso noto che negli ultimi 2 anni le banche hanno erogato a famiglie e imprese quasi 100 miliardi di euro in meno.

Conseguenza immediata?

L’usura è diventato un fenomeno in negativo galoppante, specialmente per alcune Regioni del Sud, come Campania, Calabria e Abbruzzo e Sicilia, che rappresentano di fatto le realtà dove la “penetrazione” di questo drammatico fenomeno ha raggiunto i livelli maggiori.

A lanciare l’allarme è il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi che chiarisce:

A seguito della forte contrazione dei prestiti praticata dalle banche alle famiglie e alle imprese, c’è il pericolo che l’usura, soprattutto nel Mezzogiorno, assuma dimensioni preoccupanti”.

“Con le sole denunce effettuate all’Autorità giudiziaria – conclude Bortolussi – non è possibile dimensionare il fenomeno dell’usura: le segnalazioni, purtroppo, sono ancora molto poche.

Per questo abbiamo incrociato i risultati di ben 8 sottoindicatori per cercare di misurare con maggiore fedeltà questa emergenza.

Ciò che pochi sanno sono le motivazioni per le quali molte persone cadono tra le braccia degli strozzini.

Oltre al perdurare della crisi, sono soprattutto le scadenze fiscali a spingere molti piccoli imprenditori nella morsa degli usurai.

Per i disoccupati o i lavoratori dipendenti, invece, sono i problemi finanziari che emergono dopo brevi malattie, brutti infortuni o a seguito di appuntamenti familiari importanti, come un matrimonio o un battesimo”.